Inglesi e calabresi alle origini del famoso vino

Scritto da Carlo Macchi |    Febbraio 2004    |    Pag.

Esperto di enogastronomia Uno dei pochi italiani in corsa per il prestigioso titolo di Master of Wine, rilasciato a Londra dall'omonima associazione. Scrive per alcune riviste italiane ed estere specializzate nel vino e nell'enogastronomia (Terre del Vino, Enotime, Merum). Ha condotto una trasmissione su Telemontecarlo sul cibo e sul vino, chiamata "Gnam". Curatore di Vini Buoni d'Italia, la prima guida italiana ai vini da vitigni autoctoni, alla seconda edizione.

Marsala, please!
La mia storia comincia
con John Woodhouse, che nel 1770 arrivò a Marsala. Più che dai tetti rosso cupo delle saline e dall'azzurro indimenticabile del mare, il suo occhio fu attratto dalla campagna. Non tanto dagli stupendi Bagli (le case circondate da mura dei signori locali) ma dai vigneti e dal vino che vi si produceva. Lui, grande conoscitore di vini come il Porto, lo Sherry e il Madera, capì che da quelle uve poteva nascere un vino della stessa tipologia e altrettanto buono. Per questo nel 1773 aggiunse al vino della zona dell'alcol distillato dalle uve, inventando il primo Marsala.
Questo vino era, ed è, un vino "fortificato". Si chiamano così quei vini a cui, in un determinato momento della fermentazione, viene aggiunto dell'alcol. Questa aggiunta blocca immediatamente la fermentazione perché l'alcol uccide i microrganismi che la provocano. Per questo il vino rimane più o meno dolce, o addirittura secco se l'alcol viene aggiunto alla fine della fermentazione. Voi vi domanderete il perché di questo sistema. Semplice: così trattato il vino si conserva perfettamente e può sostenere lunghi viaggi nelle peggiori condizioni (come nelle stive dei velieri del tempo).

Ma torniamo al nostro John, che ha appena inventato il Marsala. Il vino ha subito un grande successo in Inghilterra e nelle sue colonie: così molti connazionali di John si trasferiscono in zona per produrre quel vino che ha il profumo della frutta siciliana e il colore del suo sole al tramonto. L'impatto tra il rigido ed organizzato modello di vita anglosassone e la calma solare dei siciliani provoca non pochi attriti ma il connubio, grazie anche al successo del vino nel mondo, riesce.
Tanto per farvi capire che tipo di uomini tutti di un pezzo erano questi pionieri inglesi del Marsala vi racconto la storiella di Benjamin Ingram. Questi era un grande lavoratore e aveva alle sue dipendenze molti operai siciliani e anche alcuni suoi nipoti: che non facevano certo la bella vita, ma lavoravano più duramente degli operai stessi (forse occorreva dare l'esempio...). Un giorno uno dei nipoti si ammalò e morì. Benjamin comunicò con questo telegramma la morte del figlio alla sorella in Inghilterra: "Tuo figlio è morto. Mandamene un altro".

Ma non vi furono soltanto inglesi nella storia del Marsala. Una famiglia di origine calabrese, la Florio, ha scritto e scrive tuttora pagine importantissime per la tradizione di questo vino. Le sue cantine a Marsala sono uno spaccato della storia italiana. Si parte dalle reliquie di Giuseppe Garibaldi e si arriva, attraverso la botte gigantesca che partecipò alla fine dell'ottocento alla Mostra di New York, ai chilometri di botti piene di vino in invecchiamento. Corridoi lunghissimi e silenziosi, dove l'occhio non vede che botti di tutte le misure e dove il naso non sente altro che il fine e pungente aroma del vino in maturazione. Non sai proprio da quale parte iniziare ad assaggiare!
Oggi però di Marsala non se ne "assaggia" molto. Sicuramente è colpa di un mercato che non predilige più questa tipologia di vino, ma anche di un generale scadimento qualitativo che portò anni addietro a mostri enologici come la Marsala all'uovo.

Per me un buon bicchiere di Marsala vergine (cioè molto secco) è perfetto come aperitivo, mentre le versioni più dolci sono adattissime per la pasticceria secca o come bicchierino da dopo pasto.
Voglio chiudere con una provocazione gastronomica. Dentro al rinnovato mercato del pesce di Marsala comprai del tonno fresco sotto sale. Tornato a casa gli tolsi il sale superficiale, lo tagliai sottilissimo e lo appoggiai su delle fettine di pane caldo. Come abbinamento usai un Marsala vergine di almeno dieci anni. Provate, e mi ringrazierete!

Marsala in cinque tipi

Fine, 17° e un anno di invecchiamento
Superiore, 18° e due anni di invecchiamento
Riserva, quattro anni di invecchiamento
Vergine, cinque anni di invecchiamento
Stravecchio, invecchiato almeno di dieci anni