Alla scoperta dei borghi più belli dell’entroterra grossetano, nel parco archeologico del tufo

Dicono che percorrendole a piedi, di cantina in cantina si arriverebbe fino a Sovana. Otto chilometri di cunicoli e gallerie sotterranee scavati nel tufo, non si sa esattamente quando né da chi: un mistero che fa ancora più grande il fascino di Pitigliano e delle sue cantine. Il borgo sorge su una rupe di tufo nella Maremma grossetana, a pochi chilometri dal confine con la provincia di Viterbo. Anche le sue case sono fatte di tufo, e sembrano una cosa sola con il masso sul quale poggiano: l’effetto è notevole, di grande impatto. Impossibile rimanere indifferenti.

Le cantine
Difficile sapere quante sono. L’amministrazione comunale, qualche anno fa, aveva provato a fare un censimento, ma ha dovuto ben presto arrendersi. «Riteniamo che siano circa 3.000 – dice Pietro Ferri, nella sua veste di consigliere comunale -, scavate tra i 20 e i 50 metri di profondità». Impossibile anche datarle con certezza, sebbene siano stati ritrovati frammenti di cocci etruschi. Non sono state sempre e solo cantine: nel corso dei secoli si sono trasformate all’occorrenza, da tombe ad antiche case rupestri, da stalle a rifugi di guerra, ed è per questo che hanno le forme più varie. Molte sono collegate tra loro da cunicoli e gallerie, a volte interrotti da un muro costruito per delimitare una cantina di proprietà: «sono camminamenti lunghi chilometri e chilometri, probabilmente percorsi d’acqua per le cisterne – continua Ferri –. Anche il pozzo del castello è collegato a questi cunicoli».  
Sebbene il progetto di creare una sorta di museo sotterraneo sia stato abbandonato, qualche cantina può essere visitata: ad esempio quella della Cantina sociale di Pitigliano, di cui lo stesso Ferri è direttore commerciale. Si trova nel quartiere “La Fratta”, in pieno centro storico, ed è bella davvero.

La piccola Gerusalemme
Camminando per i vicoli di Pitigliano l’attenzione viene catturata da un piccolo arco, dietro il quale si intravede una scalinata che scende giù. È l’ingresso all’antico ghetto ebraico, dove sono stati recuperati i locali, scavati interamente nel tufo, in cui si svolgeva gran parte della vita della comunità ebraica: il bagno rituale delle donne, la cantina e la macelleria (entrambe kasher), l’antica tintoria e il forno delle azzime, rimasto in attività fino al 1939.
Già presente in epoca feudale, a metà del 1600 la comunità ebraica di Pitigliano crebbe a tal punto da meritarsi l’appellativo di Piccola Gerusalemme. Oggi gli ebrei che vivono stabilmente nel borgo sono soltanto tre: «Ci sono io, mio figlio Enrico e mio nipote Massimo» – dice Elena Servi, presidente dell’associazione “La piccola Gerusalemme”, nata con l’obiettivo di promuovere iniziative per conservare e valorizzare il patrimonio culturale ebraico cittadino. Nella sinagoga, costruita nel 1598 e recentemente restaurata, non si celebrano più funzioni da tempo, l’ultimo matrimonio risale a diversi anni fa. «Per recitare le preghiere della Torah devono essere presenti almeno dieci uomini adulti, che abbiano compiuto cioè 13 anni, l’età in cui un ragazzo, per la comunità ebraica, diventa responsabile», spiega Elena Servi. Niente uomini adulti, niente preghiere pubbliche. Ma la sinagoga è comunque un’importante testimonianza, così come il Museo della cultura ebraica e l’antico cimitero, visitabile su appuntamento.
Sinagoga e antico ghetto, vicolo Marghera (traversa via Zuccarelli), ingresso 3 euro (ridotto 2). Il sabato la sinagoga e i locali sottostanti sono chiusi.
Info sugli orari di apertura e prenotazioni: tel. e fax 0564614230, 3281907173, www.lapiccolagerusalemme.it

Il parco del tufo
Il Parco archeologico del tufo si estende in una vastissima area tra Pitigliano, Sorano e Sovana e comprende varie necropoli etrusche sparse sul territorio. Notevoli esempi sono la Tomba della Sirena, la Tomba del Tifone e soprattutto la monumentale Tomba Ildebranda, la più famosa tra le tombe rupestri etrusche. Poco lontano, una cinquantina di metri ad ovest dell’Ildebranda, nel corso di interventi di scavo effettuati dall'Università di Venezia (in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni archeologici della Toscana) è stata scoperta tre anni fa un’altra tomba, ribattezzata “dei demoni alati”. La tomba, databile alla seconda metà del III secolo a.C., presenta nella nicchia centrale la rappresentazione scultorea del defunto banchettante, che conserva eccezionalmente inalterato il rivestimento policromo. Ai lati si ergevano due statue di demoni alati, mentre il frontone soprastante presentava a rilievo un demone marino, alato e con code pisciformi, identificabile con Scilla o Tritone. Attualmente la tomba è chiusa al pubblico per i lavori di restauro, ma la recinzione permette di vedere la parte architettonica del monumento e il frontone con la Scilla.
Parco archeologico e necropoli di Sovana: tel. 0564614074, e-mail: ui.sorano@libero.it

Le vie cave
Si tratta di percorsi stretti, profondamente incassati nella roccia vulcanica. In questi canyon, interamente scavati a mano, la vegetazione ha forme inusuali, le pareti altissime lasciano intravedere soltanto uno spiraglio di cielo sopra la propria testa. «Sulla loro funzione ci sono diverse teorie – spiega Lara Arcangeli, archeologa -. L’archeologia ufficiale afferma che erano vere e proprie strade scavate nel tufo, al fine di economizzare i tempi di percorrenza; altri studiosi sostengono l’uso sacro di questi percorsi, che collegano i centri abitati con le rispettive necropoli».

A causa della fragilità del tufo alcune vie cave sono chiuse per il rischio di smottamenti. Visitando l’area archeologica di Sovana è possibile percorrere “Il Cavone” e la via cava di Poggio Prisca. Il Cavone, come si intuisce dal nome, è la più grande via cava di Sovana: appena entrati, ad un’altezza di circa cinque metri, si trovano piccole tombe, forse di bambini. Proseguendo lungo la strada si vedono, intagliate nella roccia, una croce uncinata con un’iscrizione etrusca e, a metà percorso, delle piccole nicchie, anch’esse scavate nella roccia, dove si intravede la figura della Madonna.

Cinquant’anni di vini
Il vino è un’altra importante risorsa di Pitigliano. Ad agosto la Cantina sociale ha celebrato i suoi 50 anni di storia, con un convegno e una grande festa che ha coinvolto tutto il borgo.
Partita nel 1958 con 264 soci, la Cantina ha conosciuto fasi alterne: oggi i soci sono 550 per una produzione di 70.000 quintali di uva all’anno. Ma al di là dei numeri la Cantina ha svolto un importante ruolo sociale per tutto il territorio e il suo sistema economico, fungendo da importantissimo volano per il rilancio di questa zona. A festeggiare l’importante anniversario della cooperativa, insieme a tutti i soci e ai dipendenti, al direttore e al presidente Renato Finocchi, c’era anche il primo presidente della cantina, Giulio Cesare Giusti, ottant’anni suonati ma ancora tanta energia e una grande passione per il “suo” vino. Oggi le etichette sono circa una ventina: tra queste ci sono lo “storico” Bianco di Pitigliano, uno dei primi vini a fregiarsi della Doc in Italia (nel 1966), e il Vermentino Igt, entrambi disponibili nei punti vendita di Unicoop Firenze.
Cantina sociale di Pitigliano, tel. 0564616133 (anche per richiedere l’eventuale visita alla cantina storica), www.cantinadipitigliano.it

Sorano
Terme per i soci
Sorano è un altro meraviglioso borgo, interamente scavato nel tufo e dominato dalla Fortezza Orsini (info visite 0564633767). Recentemente, poco fuori dall’abitato, è stato aperto uno stabilimento termale, che propone soggiorni in convenzione per i soci Coop da 3 giorni/2 notti in appartamenti con uso cucina al Residence Terme di Sorano. La quota (infrasettimanale 167 euro, week-end 185 euro) comprende: trattamento di prima colazione, ingresso alle piscine termali con uso delle attrezzature, percorso benessere, un ingresso ai siti archeologici. Costo gestione pratica 10 euro a persona. La convenzione è valida fino al 28 dicembre.
Info: Argonauta Viaggi, tel. 0552342777

Cantine aperte
Gite alle fonti del vino
Il 31 ottobre e il primo novembre 14 pullman partiranno da varie località delle nostre zone per visitare cantine e aziende vinicole. Cinque di queste gite dureranno due giorni perché le cantine da visitare sono lontane (Avellino e Chieti), le altre si concluderanno in una giornata perché riguardano aziende toscane, umbre e laziali. I nostri soci e consumatori saranno ospiti delle aziende fornitrici della cooperativa. La quota di partecipazione è di 30 euro per le gite di due giorni e 10 euro per quelle di un giorno. L’intera quota, detratte alcune spese vive (hostess, assicurazione e agenzia), verrà devoluta alle adozioni a distanza de Il Cuore si scioglie. Il programma sarà disponibile presso le sezioni soci e sul nostro sito.
Info: Argonauta Viaggi 0552342777

Il punto migliore per ammirare Pitigliano, sia di giorno che di notte, è dal belvedere del Santuario della Madonna delle Grazie, sulla statale 74

Si ringrazia Federica Coradduzza, dell’associazione nazionale Città del Vino, per le foto di questo articolo.


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