Dal Morellino di Scansano al Bianco di Pitigliano: una terra tutta da bere

Scritto da Carlo Macchi |    Marzo 2003    |    Pag.

Esperto di enogastronomia Uno dei pochi italiani in corsa per il prestigioso titolo di Master of Wine, rilasciato a Londra dall'omonima associazione. Scrive per alcune riviste italiane ed estere specializzate nel vino e nell'enogastronomia (Terre del Vino, Enotime, Merum). Ha condotto una trasmissione su Telemontecarlo sul cibo e sul vino, chiamata "Gnam". Curatore di Vini Buoni d'Italia, la prima guida italiana ai vini da vitigni autoctoni, alla seconda edizione.

Maremma che vini! 2
Tutte le volte che ci penso mi mangio le mani e soprattutto mangerei quelle di mio padre. Circa trent'anni fa infatti gli offrirono, ad un prezzo irrisorio, un grande appezzamento di terreno in Maremma, nella zona di Scansano. Il posto era bellissimo, aveva anche degli ettari di vigneto ed alcuni casolari, in parte abitabili. Ma la sentenza di mio padre fu inappellabile. "Qui al massimo ci possono venire i cinghiali!" e l'operazione sfumò.
Da allora di cinghiali ne saranno passati tanti ma accanto a loro (ognuno per conto proprio, per carità!) sono arrivati anche moltissimi esseri umani che, scoprendo gli incredibili panorami della Maremma, vi hanno comprato casa, hanno fatto crescere la domanda turistica e, in molti casi, si sono messi anche a produrre vino.

Dalla palude ai vigneti
Così quella che un tempo era solo una terra di confine, in parte paludosa, tra Toscana e Lazio, è diventata una meta ambita dal turismo italiano ed estero per le sue bellezze paesaggistiche, ma anche gastronomiche ed enologiche. Queste ultime sono proprio quelle che ci interessano. I vini della Maremma hanno fatto negli ultimi anni dei passi da gigante. Fino a 10-15 anni fa i bravi produttori si potevano contare sulle dita di una mano, la stragrande maggioranza del vino locale veniva venduto sfuso e, soprattutto per i rossi, finiva come "rinforzo" in qualche vino più blasonato. Oggi la situazione è molto diversa e la terra di Maremma produce varie tipologie di vino. Al primo posto metterei il Morellino di Scansano, che si ottiene soprattutto da uve Sangiovese. In passato era un vino molto strutturato ma rustico, ruvido, spesso con qualche difetto di vinificazione, un vero e proprio "vino mangiaebevi". Oggi il Morellino di Scansano ha mantenuto le sue caratteristiche di potenza ed una certa sana rusticità, ma grazie a miglioramenti sia in vigna che in cantina è divenuto più morbido, profumato. Questi miglioramenti sono anche dovuti all'utilizzo di altre uve, come il Merlot, che in pochi anni ha dimostrato di essere un vitigno adattissimo per quel clima e quei tipi di terreno. Il Morellino di Scansano è un vino che va bevuto giovane, al massimo nell'arco di 2-3 anni, ma per alcune Riserve possiamo arrivare anche ai 7-8 anni di invecchiamento.

Maremma che vini!
Il Rosso di Massa

Un altro rosso molto interessante è il Monteregio di Massa Marittima, soprattutto nella tipologia Rosso. Anche questo è un vino a base Sangiovese, di buona struttura, adatto per i piatti importanti della cucina locale. Ha spesso il vantaggio di non costare troppo, cosa sempre molto gradita. Il posto migliore per berlo è sicuramente Massa Marittima, una cittadina che non ti aspetti. Piena di storia, palazzi, bellezze architettoniche ed ovviamente vino. Andateci una di queste domeniche e mi ringrazierete.
Come mi ringrazierete se, continuando il vostro giro, arriverete nella zona di Sovana, Sorano e Pitigliano. Visitando queste piccole cittadine scavate nel tufo e nella storia vi imbatterete sicuramente in molti ottimi vini. Dato che stiamo parlando di rossi mi vengono in mente i nuovi nati della Doc Sovana, che utilizzano sia il Sangiovese che altri vitigni come Cabernet e Merlot. Ma per me il vitigno a bacca rossa più interessante della zona è senza dubbio il Ciliegiolo, che dà vini rotondi e di corpo con degli eccezionali profumi di frutta matura, che ben si sposano ad altri più particolari, come il pepe o la cannella. Sull'altra sponda brilla il Bianco di Pitigliano, vino fresco, piacevole ma di buona struttura, adattissimo sia a piatti di pesce che a secondi a base di animali da cortile.

L'Ansonica di mare
Ma la Maremma è anche mare (e che mare!) ed il vitigno più piantato nella zona costiera è sicuramente l'Ansonica, che è il nome dato dalle nostre parti ad un vitigno siciliano, l'Inzolia. Il fatto che si sia adattato benissimo sulla costa maremmana fa capire quanta poca differenza climatica possa esservi tra questa terra e molte parti della Sicilia, entrambe estremamente calde, siccitose, con panorami di ruvida bellezza. I vini che nascono dall'Ansonica sono figli in tutto e per tutto di queste terre calde: sono infatti corposi, non molto fini, ma rotondi, piacevoli ed adatti anche per pesci importanti, come dei tranci di tonno o di pescespada alla griglia. Vanno bevuti giovani, non oltre l'anno successivo a quello della vendemmia. Anche se questo non è certamente il periodo per fare un bagno, già che siete in zona fate un salto al parco dell'Uccellina, se non altro per ammirare i cavalli e le bellissime vacche maremmane dalle lunghissime corna, allo stato brado. Se poi voleste "approfondire" la conoscenza con questa stupenda razza vi sono in zona macelli che propongono le loro carni, adattissime per stufati, brasati, spezzatini e tanti altri piatti estremamente saporiti. Il vino perfetto da abbinare lo troverete però sulla via del ritorno a casa (per chi, come me, proviene dalla zona di Siena). E' il Montecucco, una nuovissima Doc che si trova praticamente di fronte al versante maremmano di Montalcino, sulle colline che lambiscono il Monte Amiata e scendono verso la costa. In questa zona vinicola, che personalmente reputo una delle più interessanti tra le nuove realtà enologiche italiane, potrete trovare vini sempre a base Sangiovese, di grande corpo e consistenza, che si sposeranno perfettamente con il vostro spezzatino di maremmana.