Un nuovo appuntamento con il Commissario Bordelli

Scritto da Sara Barbanera |    Dicembre 2017    |    Pag. 9

Laureata in Scienze della comunicazione presso l'Università La Sapienza di Roma nel 2001, nel 2016 consegue la laurea in Sviluppo Economico e Cooperazione Internazionale presso l'Università degli studi di Firenze.

È giornalista dal 2001, dopo la collaborazione con la cronaca umbra del Messaggero e con altri periodici locali.

Dal 2004 lavora in Unicoop Firenze dove, per 5 anni, ha svolto attività in vari punti di vendita, con un percorso di formazione da addetta casse a capo reparto servizio al cliente. Dal 2009 al 2011 ha coordinato le sezioni soci Coop di Firenze.

Dal giugno 2011 è direttore responsabile dell'Informatore Unicoop Firenze, responsabile della trasmissione Informacoop e della comunicazione digitale presso gli spazi soci Coop.

Marco Vichi

Foto F. Milani

Libri

Una penna, toscana. Un commissario. Firenze, quella fra gli anni ’60 e ’70. L’identikit è chiaro e porta dritto al nuovo romanzo Nel più bel sogno di Marco Vichi, che questa volta conduce il suo Bordelli fra le pieghe di un ’68 appena esploso. Così ce lo racconta, e si racconta, lo scrittore fiorentino.

Un nuovo caso per il Commissario Bordelli. Perché nel '68?

«Fin dall’inizio mi è venuto in mente questo gioco di andare avanti negli anni, e partendo dal ‘63 sono arrivato al ’66, con l’alluvione, e dopo due romanzi ambientati nel ’67 era arrivato il momento di affrontare il ’68. Poi arriverà il ’69, e dopo il ’70, quando Bordelli andrà in pensione… Però non smetterà di vivere avventure».


Come è il '68 visto attraverso gli occhi di Bordelli?

«Il commissario è affascinato ma anche disorientato da quel mondo giovanile in piena ribellione. In questo romanzo il filo conduttore è la primavera: quella stagionale, perché siamo a fine aprile; quella personale del commissario, che si sente più leggero e liberato dai suoi “fantasmi del passato”; e la primavera che sta avvenendo nella società, come rinnovamento radicale ma anche come momento di grande confusione».


Citando il titolo, il '68 è stato solo un sogno? Una fugace primavera?

«Il “più bel sogno” è stato il motore del ’68, ma non sempre le cose vanno come ci si aspetta. Il titolo è una frase di Canzone, un brano di Don Backy del ’68. Ho chiesto a Don Backy di poter usare questa citazione come titolo. Nel romanzo c’è addirittura lui che si esibisce al Moulin Rouge dell’Indiano, un locale fiorentino dell’epoca: Bordelli accompagna la sua amica Rosa, e per vedere il concerto rinuncia alla penultima puntata dell’Odissea (sceneggiato televisivo trasmesso dalla Rai, ndr), un appuntamento per lui irrinunciabile. Quanto al ’68, possiamo dire che sia stata una “rivoluzione borghese”, capace di svecchiare la borghesia dalle pastoie dell’‘800».


E Vichi cosa ricorda del '68?

«Io avevo 11 anni e a casa mia il ’68 è arrivato all’improvviso, portato da mio fratello più grande: ricordo una sua litigata politica, terribile, con mio padre. Il mio ricordo è positivo per metà: il desiderio e il sogno di novità è stato bellissimo. Arrivava la nuova musica, i Beatles, i Rolling Stones, una valanga di emozioni a cui non sapevo nemmeno dare un nome. Per l’altra metà il ricordo è negativo, perché la politicizzazione totale ha poi avvolto ogni cosa: come cantava Gaber, fare il bagno nella vasca è di destra, far la doccia invece è di sinistra. Vestirsi, mangiare, parlare, tutto era inquadrato attraverso etichette politiche. Questo apparato è stato molto ingombrante: non era più la “Politica”, ma un integralismo ideologico che ha irrigidito la vitalità del cambiamento».


Lei scrive gialli ma non si sente un "giallista". Perché?

«Al limite direi noir, ma nei miei romanzi non c’è niente del giallo classico, tutto incentrato sulle indagini per scoprire “chi è l’assassino”. A me invece piace parlare dell’uomo: non mi interessa scoprire chi ha ucciso, ma perché, mi piace indagare le pulsioni che muovono gli uomini, anche al delitto. Da lettore, mi appassiona l’indagine umana, l’unica cosa che può dare senso alla narrativa. Come Dostoevskij in Delitto e castigo, lo scrittore deve cercare di scavare nell’animo umano e svelare ciò che avviene non fuori, ma dentro di noi. Di Bordelli so molte cose, ormai lo conosco bene, me lo sento accanto. Certo, in lui c’è anche qualcosa di me, del mio sguardo sulle cose, ma ormai ha una vita propria: è un amico, di quelli speciali».


L’intervistato

Marco Vichi, scrittore


Marco Vichi, Nel più bel sogno, Editore Guanda, pp. 320, Euro 19, in vendita alla Coop con sconto del 15%


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