A cento anni dalla morte, Firenze celebra con una mostra fotografica l'antropologo Paolo Mantegazza

Scritto da Gabriele Parenti |    Gennaio 2011    |    Pag.

Giornalista professionista e regista radiotelevisivo, Gabriele Parenti ha realizzato vari programmi per le reti nazionali della Rai (Intercity-cultura, Learning, Speranze d'Italia) e per Rai International. Autore di documentari e di docu-fiction, attualmente coordina i programmi culturali della Sede Rai di Firenze. Ha svolto attività di ricerca presso l'Istituto di Filosofia del Diritto e di Studi storico-politici dell'Università di Pisa; tiene workshop e seminari nelle Università di Firenze, Pisa e Siena. Tra i suoi libri: Il pensiero dell'esilio (1986); La Sfida. Il pensiero e il coraggio di Robert Kennedy (1999); Il sogno e la memoria (2000); Il lato oscuro (2002); Sui crinali della storia (2005); Oltre l'immagine (2006).

Medico e psicologo, Paolo Mantegazza (1831- 1910), fu il titolare della prima cattedra italiana di antropologia, istituita a Firenze città in cui, nel 1869, fondò il Museo nazionale di antropologia ed etnologia.

Oggi, a cento anni dalla morte, gli è stata dedicata la mostra "Obiettivo Uomo. L'antropologia fotografica di Paolo Mantegazza" (fino al 31 gennaio, al Museo di storia naturale, via del Proconsolo 12, Firenze), incentrata su una selezione di 120 splendide foto tra le migliaia conservate nel Museo fiorentino, vere opere d'arte dalle molteplici, splendide tonalità seppia.

 

Figlia della scienza

Mantegazza fece della fotografia un metodo di osservazione e indagine della realtà umana e la utilizzò per documentare la diversa morfologia del corpo umano e le caratteristiche delle varie popolazioni, ma anche il rapporto tra funzioni fisiche e facoltà psichiche.

La mostra, che ha ottenuto un significativo successo, è curata da Paolo Chiozzi, Maria Gloria Roselli e Monica Zavattaro. Comprende foto scattate dallo stesso Mantegazza e dai suoi collaboratori durante i suoi viaggi in Lapponia e in India e si articola in tre sezioni: le foto antropometriche che misurano i tratti somatici, a supporto dell'antropologia (nel museo è conservato anche un goniometro facciale), le foto dei viaggi e quelle di fisiognomica e mimica. Sono esposti ritratti fotografici di individui di popolazioni lontane, quelle dell'etnia Toda, del 1881, dell'India o ritratti di lapponi, del 1879.

Fondatore della Società fotografica italiana, Mantegazza definì la fotografia "una delle più giovani e simpatiche figlie della scienza", ed usò le foto per lo studio dei diversi aspetti dell'espressività umana. Nella mostra sono esposte immagini che studiano "i vari gradi della collera, dello stupore ironico e del riso". Le immagini furono realizzate nella seconda metà del XIX secolo dallo studio Brogi di Firenze, le emozioni di collera ed ilarità furono interpretate dall'attore Claudio Leigheb.

 

La collezione

Il Museo di antropologia ed etnologia, che è oggi una sezione del Museo di storia naturale dell'Università di Firenze, è considerato il primo museo universitario antropologico d'Europa. Due anni dopo sua nascita, nel 1871, Mantegazza fondò la Società italiana di antropologia ed etnologia" e istituì una biblioteca specializzata, oggi fra le più importanti del mondo.

La collezione antropologica, avviata da Mantegazza, comprende reperti scheletrici antichi (di età neolitica, eneolitica, del Bronzo e del Ferro, nonché resti etruschi, di età romana e barbarica) e di età più recente; un'importante gipsoteca (calchi di gesso); busti e maschere appartenenti a gruppi umani di varie parti del mondo. La collezione etnologica, il cui nucleo originario è formato da oggetti provenienti dalle collezioni medicee, comprende oggetti di origine prevalentemente extraeuropea. Di particolare interesse scientifico sono le raccolte dei lapponi, della Papuasia dell'America precolombiana a cominciare dall'antico Perù. Dalla fondazione del Museo a oggi, la collezione è stata continuamente arricchita ed è rilevante la collezione di reperti fotografici di soggetto prevalentemente antropologico, spesso contestualizzati nel loro habitat.

Il Museo ebbe sede in via Ricasoli, poi in via Capponi e infine, dal 1924, in quella attuale, nello storico Palazzo Nonfinito, in via del Proconsolo. Il Museo di antropologia ed etnologia è una delle gemme museali di Firenze che merita maggiore notorietà: in 19 sale accoglie 10.000 reperti di grande pregio provenienti da tutto il mondo, da quelli delle collezioni medicee, ai risultati di altre importanti spedizioni di varie epoche.

Per quanto riguarda Mantegazza, merita ricordare anche altri aspetti significativi della vita del grande antropologo. Aveva appena sedici anni, quando partecipò con la madre alle 5 giornate di Milano.

Dopo essersi laureato a 23 anni in Medicina e chirurgia partì per l'America del Sud per continuare i suoi studi. Tornato in Italia nel 1858, esercitò la professione di medico e ben presto ebbe la cattedra di Patologia generale all'Università di Pavia. Fondò il primo laboratorio di Patologia sperimentale in Europa. Trasferitosi a Firenze, si dedicò appieno all'antropologia nel 1869. Fu divulgatore del pensiero di Charles Darwin con cui intrattenne un'importante corrispondenza e di cui troviamo una lunga dedica in uno dei volumi esposti alla mostra del Palazzo Nonfinito.


Info: 0552346760; www.msn.unifi.it

Biglietto: intero 6 euro, ridotto 3 euro

Gratuito per bambini fino a 6 anni, disabili e loro accompagnatori

Possibilità di visite guidate

 

I testi scritti
L'arte di prender moglie

Nella mostra fiorentina dedicata a Paolo Mantegazza, c'è inoltre, a cura di Maria Emanuela Frati, un'esposizione di libri, romanzi e testi di divulgazione scritti dal medico-antropologo. Scritti come Fisiologia del dolore, L'arte di prender moglie, L'arte di prender marito (recentemente ripubblicati da Carocci Editore, 2008) ma anche romanzi come Testa, complemento di Cuore di Edmondo De Amicis, e perfino un romanzo di fantascienza L'anno 3000. Un sogno.

Ne L'arte di prender moglie l'autore analizza le possibili combinazioni dal punto di vista sessuale, razziale, economico e culturale, fornendo una serie di aneddoti sulla vita coniugale. Il libro destinato alle donne è una microstoria di educazione sentimentale in cui descrive i caratteri e le professioni maschili in rapporto alla vita di coppia, e fissa un codice di diplomazia matrimoniale, raccomandando, "sincerità e pudore".


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