L’influenza della variabilità del clima sull’umore e la salute fisica

Scritto da Olivia Bongianni |    Novembre 2015    |    Pag.

Laureata in scienze della comunicazione con una tesi su "Il cuore si scioglie", è giornalista professionista.

Si è occupata di organizzazione di eventi e ha collaborato con alcuni uffici stampa. Ha scritto articoli per l'Unità.

Collabora con un'agenzia di comunicazione e ha scritto per la rivista "aut&aut" su tematiche relative all'innovazione nella Pubblica amministrazione.

È appassionata di lettura, cinema, calcio.

Meteoropatia

Dal greco meteoron (“che avviene in alto”) e pathos (“passione, malattia”), la meteoropatia comporta una serie di disturbi a livello fisico e dell’umore che possono manifestarsi in relazione al mutare delle condizioni climatiche.

«Radiazioni solari, temperatura, umidità, vento, pioggia sono tutte variabili che possono incidere sulla condizione di benessere delle persone», ammette Simone Orlandini, direttore del Centro interdipartimentale di bioclimatologia dell’Università di Firenze.

In alcuni casi gli effetti possono essere frutto della combinazione di più variabili, come misurano alcuni indici bioclimatici: il “wind chill index”, ad esempio, registra come la sensazione di freddo si accentui in presenza di vento, e l’“heat index” evidenzia come il caldo percepito aumenti in caso di umidità. Indici ancora più complessi riconosciuti a livello internazionale, come l’Utci (Universal thermal climate index) includono un maggior numero di variabili.

In caso di cambiamenti repentini delle condizioni climatiche, i possibili effetti si accentuano. «In presenza di variazioni brusche, come sbalzi della temperatura e della pressione atmosferica - spiega Orlandini -, il nostro organismo non riesce a mettere in atto il necessario processo di adattamento, detto ‘acclimatazione’. Il rapido passaggio dal caldo al freddo porta a un aumento della pressione sanguigna e può essere rischioso per chi soffre di malattie cardiache. Il raffreddamento molto veloce (in particolare attraverso l’aria condizionata) può determinare infiammazioni anche a livello dell’apparato respiratorio”.

L’intervistato Simone Orlandini Direttore del Centro interdipartimentale di bioclimatologia dell’Università di Firenze

Alcune categorie di soggetti rischiano maggiormente, rispetto ad altri, di risentire delle variazioni climatiche. «Sicuramente le persone più ‘fragili’ – afferma il professore –. I bambini nei primi anni di vita avvertono meno il freddo e il caldo e hanno più difficoltà di termoregolazione. Gli anziani hanno risposte immunitarie più deboli, ad esempio avvertono meno lo stimolo della sete. È maggiormente soggetto anche chi soffre di determinate patologie, come ipertensione, malattie cardiache, diabete e obesità. Infine chi lavora all’aperto, nell’edilizia, sulle strade, nei campi, è più esposto a condizioni estreme».

Possono risentire dell’arrivo di una perturbazione anche coloro che, di per sé, sono più vulnerabili e suscettibili a risposte accentuate: persone ansiose, che soffrono di emicrania o di disturbi digestivi. «In questi soggetti, già predisposti – chiarisce Orlandini –, il cambiamento della pressione atmosferica o di altre condizioni può produrre delle alterazioni nello stato psicologico, provocando ad esempio insonnia, inappetenza, dolori, irritabilità, agitazione complessiva. Certamente le reazioni sono sempre molto soggettive, transitorie e difficili da misurare».

Anche la quantità di luce solare influenza non poco il nostro stato emotivo e può determinare alcune forme depressive stagionali, come la Sad (Seasonal affective disorder), il Disturbo stagionale dell’umore, che si registra soprattutto nei paesi nordici. La carenza di ore luce nei mesi autunnali e invernali può incidere negativamente sul tono dell’umore e sulla sintomatologia depressiva. In alcune persone questo disturbo si manifesta anche con il ritorno della stagione primaverile, quando invece le giornate si allungano e la luminosità aumenta.

Ma come prevenire e, eventualmente, curare la metereopatia?

«Innanzitutto è utile leggere le previsioni – raccomanda Orlandini –. Gli accorgimenti da adottare sono molto soggettivi e dipendono dal disturbo specifico e dall’intensità con cui si presenta. Uno stile di vita sano e un’alimentazione adeguata possono aiutare, e rimanere chiusi in casa non serve: fra le pareti domestiche le variazioni della pressione atmosferica si avvertono comunque». Meglio, insomma, uscire all’aria aperta: in questo caso, contrariamente a quel che si potrebbe pensare, varcare la soglia di casa può aiutare a “mettersi al riparo”.