Dall'insonnia alla depressione: come affrontare al meglio il cambio di stagione

Scritto da Alma Valente |    Maggio 2007    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

«È primavera, svegliatevi bambine...». Questo è quanto recitava un'antica canzone ormai conosciuta in tutto il mondo per magnificare la città di Firenze. E quando dalla primavera passiamo all'estate, al di là di messere aprile, cosa rimane oltre al romanticismo? Persone molto spesso poco innamorate e magari sole, perché sofferenti per un disagio. Esistono delle condizioni psicologiche o psicopatologiche che in qualche modo possono essere influenzate, sia positivamente che negativamente, da questo cambiamento di stagione? E se la risposta è sì, chi assume farmaci come deve comportarsi? Lo abbiamo chiesto a due esperti: il professor Carlo Faravelli, ordinario di psichiatria dell'Università di Firenze, e la dottoressa Maria Alessandra Scarpato, professore a contratto di psichiatria presso lo stesso ateneo.

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Professor Faravelli, è vero, come molto spesso si legge, che il passaggio stagionale può influire sul decorso di alcune malattie psichiatriche o su alcuni disagi psicologici?

«Ognuno di noi, ad ogni cambio di stagione, può avvertire piccoli disturbi come alterazioni del sonno, cali di energia e di attenzione. È chiaro che questi cambiamenti, avvertiti come "piccoli" da una persona completamente sana, possono risultare più consistenti in un soggetto che già soffre di un disturbo psichico e che quindi in ogni periodo dell'anno si trova a dover convivere con un equilibrio psico-fisico di per sé meno solido. Altra cosa sono invece le malattie psichiche, che possono assumere delle precise caratteristiche di "stagionalità". Si sta parlando prevalentemente dei disturbi dell'umore: depressione e disturbo bipolare. Esiste perfino una precisa diagnosi: "disturbo (depressivo o bipolare) ad andamento stagionale", caratterizzato solitamente da una depressione autunno-invernale che si risolve spontaneamente nel periodo primaverile, oppure che si trasforma in una fase di sovraeccitazione ed euforia nello stesso periodo. È stato anche proposto un particolare tipo di terapia per questo tipo di disturbi: la cosiddetta terapia della luce, che consiste nell'esposizione del paziente, per alcuni giorni ogni mattina e per la durata di circa un'ora, ad una fonte di luminosità artificiale. Ovviamente prima di intraprendere questo trattamento è necessario consultare lo psichiatra curante».

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Professoressa Scarpato, normalmente con l'aumentare delle ore di luce si assiste ad un miglioramento del tono dell'umore. Paradossalmente, però, alcuni soggetti tendenti o anche trattati per la depressione stanno peggio. Come si spiega tutto ciò?

«La risposta a questa domanda è già stata data in parte dal professor Faravelli. Quando si parla di problemi riguardanti la psiche in generale non dobbiamo mai dimenticarci dell'estrema variabilità individuale. Lo psichiatra, come qualsiasi altro medico, si trova di fronte prima di tutto a delle persone e non a dei casi clinici o a delle diagnosi. È chiaro che spesso è utile fare delle generalizzazioni, per poter seguire delle strade terapeutiche comuni, che sappiamo essere efficaci. Questo tuttavia non ci deve distogliere dalla valutazione specifica del singolo paziente, che ha i propri vissuti, le sue esperienze o, in altre parole, la sua personalità e la sua vita. Ecco quindi che un andamento stagionale può essere invertito rispetto al modo in cui si manifesta più frequentemente, così come molti sintomi della depressione possono presentarsi in forme completamente opposte a quelle "classiche". Per esempio un individuo depresso non è detto che non abbia appetito, o che dorma poco, ma in alcuni casi può mangiare e dormire anche molto di più di quello a cui era abituato».

Professor Faravelli, le persone trattate con psicofarmaci devono prendere delle precauzioni in questo particolare periodo dell'anno?
«Sarebbe raccomandabile che i soggetti in terapia farmacologica prendessero contatto con il proprio medico curante ogniqualvolta avvertono anche un piccolo cambiamento dei sintomi. Qualsiasi modificazione della cura deve essere sempre concordata e MAI presa di propria iniziativa dal paziente. Non importa se il disturbo si è presentato per anni nello stesso modo e ha avuto le stesse variazioni stagionali, ci può sempre essere l'anno in cui le cose cambiano e non sempre il paziente può essere in grado di accorgersene da solo».

Professoressa Scarpato, nel periodo primaverile-estivo è più facile che compaia l'insonnia. Quali sono i consigli che possiamo dare?
«L'insonnia, considerata come sintomo a se stante e non inserita all'interno di uno dei disturbi di cui si è parlato precedentemente, è nella grande maggioranza dei casi una conseguenza di altre condizioni derivanti dall'arrivo della primavera o dal passaggio all'estate. In questo periodo, infatti,
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aumentano le ore di luce, aumenta la temperatura, e non dimentichiamoci delle sindromi allergiche! Quello che sto cercando di dire è che il primo intervento deve essere rivolto verso tutte quelle condizioni ambientali che possono rendere più difficoltoso addormentarsi. Farò degli esempi: una persona allergica alle piante che fioriscono in periodo primaverile può avere difficoltà a prendere sonno a causa di questo problema. Ecco quindi che risolvere il raffreddore, o la difficoltà a respirare, farà sparire anche l'insonnia. Il forte caldo può avere lo stesso effetto a causa dell'aumentata sudorazione o di un possibile affanno. Non dimentichiamoci infatti che i sintomi che tutti noi possiamo provare in condizioni di forte caldo sono simili per certi aspetti a quelli che sperimentano le persone in forte stato di ansia. Ecco quindi che da una "semplice" sensazione di fastidio a causa del caldo si può passare ad agitazione ed angoscia, due sensazioni indubbiamente nemiche del sonno. Una volta escluse queste condizioni si può pensare anche ad un intervento farmacologico, che tuttavia deve essere sempre concordato con il medico curante».

Professor Faravelli, se l'insonnia, od altre patologie stagionali, persiste e dobbiamo usare farmaci, come possiamo essere sicuri che non diano dipendenza?
«Purtroppo tolleranza e dipendenza sono due effetti collaterali che molti dei farmaci usati nella terapia dell'insonnia o altro possono dare. È per questo che sia la professoressa Scarpato che io abbiamo ripetuto più volte l'assolutanecessità di concordare ogni intervento farmacologico con il proprio curante, sia esso uno psichiatra o il medico di famiglia. Una gestione accorta di questi farmaci, infatti, consente di ottenere il risultato voluto tenendo sotto controllo molti degli effetti indesiderati».



Gli intervistati
professor Carlo Faravelli, ordinario di psichiatria, e la dottoressa Maria Alessandra Scarpato, dell'Università di Firenze