Intervista a due esperti per capire cosa c'è all'origine di questi due gravi disturbi dell'alimentazione, che colpiscono soprattutto le donne

Scritto da Alma Valente |    Aprile 2004    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Mal di cibo
In Italia si stima che oltre l'1%
delle donne tra i 15 e i 30 anni sia colpito da anoressia o bulimia; ancora più frequenti (fino al 10%) sono le giovani donne con forme "borderline". Ma anche i casi maschili, che un tempo erano eccezionali, sembrano comunque in aumento negli ultimi anni.
Un argomento assai complesso e delicato, che noi abbiamo cercato di dipanare intervistando due specialisti che quotidianamente si occupano di questo problema: il dottor Edoardo Mannucci, endocrinologo e membro del consiglio direttivo della Società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare, ed il dottor Valdo Ricca, psichiatra dell'Azienda ospedaliera universitaria di Careggi.

Dottor Mannucci, quali sono le caratteristiche principali dell'anoressia?
La preoccupazione eccessiva per il peso e per la forma, associata ad una distorsione dell'immagine corporea, per cui la ragazza si vede grassa anche quando non lo è.
E per dimagrire si mettono in atto diete drastiche (anche con periodi di digiuno) e intensa attività fisica. Per quanto riguarda la diagnosi, poi, si può dire che una ragazza è anoressica quando il peso corporeo è di almeno il 15% inferiore al normale ed è presente anche amenorrea, cioè scomparsa delle mestruazioni.

Cosa è, invece, la bulimia nervosa?
E' un disturbo caratterizzato da fenomeni di perdita di controllo sul cibo, cioè abbuffate, associati a comportamenti di compenso per evitare l'aumento di peso; il più frequente di questi comportamenti è il vomito provocato, ma alcune ragazze ricorrono anche ad altri sistemi come l'abuso di diuretici o di lassativi o l'esercizio fisico intenso. Si può fare diagnosi di bulimia quando la frequenza delle abbuffate (e dei comportamenti di compenso) è di almeno due volte alla settimana.
Nel linguaggio comune si tende spesso a parlare di "bulimia" anche in presenza di abbuffate senza comportamenti compensatori; in questo ultimo caso, si dovrebbe più correttamente parlare di disturbo da alimentazione incontrollata.
La bulimia deve essere mantenuta ben distinta dal disturbo da alimentazione incontrollata, perché colpisce persone diverse ed ha anche conseguenze cliniche diverse; in genere, i pazienti con disturbo da alimentazione incontrollata sono obesi, mentre le ragazze bulimiche sono quasi sempre normopeso.

Dottor Ricca, anoressia e bulimia sono in un certo senso opposte l'una all'altra. Esiste qualche punto di contatto tra le due malattie?
Sì. In realtà, i fenomeni di abbuffata e i comportamenti compensatori della bulimia nervosa sono presenti anche in molti casi di anoressia; la restrizione alimentare (le diete feroci) sono spesso adottate anche dalle pazienti bulimiche tra un'abbuffata e l'altra.
Tra anoressia e bulimia esistono, quindi, molti quadri intermedi, e la stessa ragazza può passare da una forma all'altra nel corso del tempo. Inoltre, la base psicologica dei due disturbi è in larga misura la stessa: la distorsione dell'immagine del corpo (con la falsa sensazione di essere grassa) e l'eccessiva preoccupazione per il peso, che induce ad applicare una forte restrizione; i fenomeni di perdita di controllo, quando sono presenti, rappresentano almeno in parte la conseguenza di questa restrizione.

Dottor Mannucci, quali sono le conseguenze mediche di anoressia e bulimia?
L'anoressia è una malattia potenzialmente letale: le ragazze possono arrivare a morire per la denutrizione. Conseguenze frequenti della malnutrizione, anche nei casi meno estremi, sono l'anemia, il diradamento dei capelli, le infezioni per riduzione delle difese organiche.
Un problema molto grave è poi rappresentato dall'osteoporosi. Nella bulimia nervosa, le complicanze mediche sono meno frequenti, ma possono essere temibili: in particolare, la perdita di potassio (con il vomito) può provocare aritmie cardiache gravi.
Inoltre, il vomito provocato ripetuto porta spesso ad esofagiti (infiammazioni dell'esofago con difficoltà alla deglutizione) e carie dentarie multiple.

Perché le anoressiche non hanno le mestruazioni? E perché tendono ad avere osteoporosi?
L'organismo umano ha dei meccanismi che bloccano il ciclo mestruale in caso di malnutrizione. E' un sistema che serve ad evitare la gravidanza quando le condizioni della madre non sono tali da poterla sostenere. Questo accade in tutte le donne sottopeso per qualsiasi motivo; inoltre, nelle ragazze anoressiche, esistono anche altri meccanismi, non del tutto chiari, che bloccano il ciclo mestruale prima ancora che si arrivi a gradi estremi di malnutrizione. Questo comporta una riduzione della produzione di estrogeni; questi sono però necessari ad una buona salute dell'osso: mancando gli estrogeni, si sviluppa osteoporosi, con possibilità di fratture.
Nelle ragazze anoressiche il problema è aggravato dalla carenza di calcio e di vitamina D.

Dottor Ricca, anoressia e bulimia si possono curare?
Oggi esistono terapie indubbiamente efficaci. I trattamenti che hanno fornito i risultati più favorevoli sono quelli di tipo cognitivo-comportamentale: programmi di psicoterapia (individuale o di gruppo) nei quali, in una serie di incontri con psicologi e psichiatri, le ragazze imparano a correggere le loro convinzioni distorte sul corpo e a modificare il loro comportamento alimentare.
Esistono anche farmaci che possono essere di qualche aiuto, ma che non rappresentano la cura principale.

Dottor Mannucci, la frequenza dei disturbi del comportamento alimentare è in crescita in Italia, così come in tutto il mondo occidentale. Perché?
Almeno in parte è legato al cambiamento degli standard estetici della nostra società. I mezzi di comunicazione di massa ci propongono un ideale di bellezza femminile sempre più magro, che è difficile da raggiungere per la gran parte delle ragazze. Molte top model sono sottopeso, tanto da non poter avere mestruazioni.
Naomi Campbell (che non è certamente la più magra tra le top model) è al limite del sottopeso, sul piano strettamente medico.
Le ragazze sono incoraggiate ad adeguarsi a questi modelli, e finiscono per sottoporsi a diete anche se non ne hanno bisogno. In quelle di loro che sono più vulnerabili si può innescare una spirale di dimagrimento che porta all'anoressia, oppure possono emergere fenomeni di perdita di controllo fino alla bulimia. In paesi in cui i modelli di bellezza femminile sono diversi (più "in carne"), come ad esempio nei paesi arabi, anoressia e bulimia sono molto rare.

Dottor Ricca, da quali segnali la famiglia può accorgersi che qualcosa non va? E come si devono comportare i genitori se sospettano che la loro figlia sia anoressica o bulimica?
I segnali da cogliere sono un'eccessiva preoccupazione per la forma, un'esagerata vergogna di mostrare il proprio corpo (ad esempio, sulla spiaggia) anche quando non ne ce n'è motivo, la ricerca insistente di diete, l'evitare costantemente molti cibi ritenuti (spesso a torto) ingrassanti come il pane, la pasta o la carne.
I genitori si devono preoccupare se osservano un brusco calo di peso; inoltre, devono insospettirsi se la ragazza si chiude regolarmente in bagno dopo mangiato (può essere un modo per nascondere la pratica di provocarsi il vomito). In questi casi è opportuno rivolgersi a professionisti competenti nel settore.
Vanno sconsigliati i tentativi di terapia "fai da te", ad esempio cercando di costringere la ragazza a mangiare di più con inviti molto insistenti; spesso, infatti, le insistenze dei genitori ottengono l'effetto contrario.