Viaggio nella produzione di scarpe nel pisano

Scritto da Rossana De Caro |    Gennaio 2000    |    Pag.

Laureata in Lettere all'Ateneo fiorentino, ha lavorato per molti anni come giornalista in emittenti televisive e radio locali, realizzando programmi di costume e società. Ha collaborato inoltre con La Nazione per la cronaca di Firenze e gli spettacoli. 

Dal 1998 scrive articoli per l'Informatore. Si occupa anche di uffici stampa per la promozione di eventi a Firenze e in Toscana.

Ha pubblicato il libro 'Ardengo Soffici critico d'arte'. 

Dal 2009 al 2015, sempre come collaborazione esterna, è stata coordinatrice redazionale dell'Informatore.

Made in Italy sotto i piedi
Quella celebre di Cenerentola era di cristallo. Il gatto divenne famoso perché calzava invece dei lunghi stivali. Se le fiabe hanno reso mitico questo capo d'abbigliamento, l'industria odierna ne ha fatto un business miliardario. Fare il calzolaio è un affare serio. Basti pensare che per costruire una scarpa sono necessarie 96 operazioni. Le calzature 'Made in Italy', del resto, sono richieste in tutto il mondo per la loro bellezza ed eleganza, unite alla qualità. In Toscana i comuni del comprensorio del cuoio della provincia di Pisa rappresentano un polo trainante del settore. Qui operano 200 calzaturifici e 400 aziende di componentistica, specializzate in tacchi, solette, suole ecc., per un totale di 15 mila dipendenti. I calzaturifici pisani esportano i loro prodotti per il 75 per cento all'estero, in particolare negli Stati Uniti e paesi europei; il rimanente 25 per cento della produzione è per il territorio nazionale.
Oggi di calzature ce ne sono di ogni foggia e colore. La moda non pone limiti alla fantasia. Classiche o moderne, funzionali o stravaganti, con tacchi affusolati o zeppe, in materiali hi-tech o in pelle. Non c'è che l'imbarazzo della scelta. Ma come scegliere gli articoli giusti per il nostro piede, che siano comodi e alla moda?
Cominciamo dai materiali che, al di là del design, sono di primaria importanza. Dopo il trionfo del tessuto e del sintetico, che hanno dominato il mercato in questi ultimi tempi, si assiste al ritorno della pelle e del cuoio. Pelle lavorata, conciata secondo le nuove tendenze, ma sempre pelle. La più pregiata è quella di vitellino, in particolare il groppone che è la parte più morbida e preziosa, perché meno soggetta a scarti e forature; ma si usa anche il capretto e il pellame di cavallino, molto di moda, lavorato con effetto giraffa o leopardo. Il rinnovato boom dei materiali naturali punta molto sulla lavorazione, sulla colorazione e sull'applicazione di accessori, perline, paillette, disegni, ricami, per particolareggiare e personalizzare il prodotto.

La moda per l'estate
'La prossima collezione estiva - ci preannuncia Francesco Campani, responsabile amministrativo dell'azienda Martini Osvaldo di Castelfranco di Sotto, specializzata in calzature da donna con un fatturato annuo di 18 miliardi - propone sandali con retine serigrafate o ricamate, anche a mano, in un'infinità di colori pastello, e scarpe in smalto, un tipo di pelle laminata lucida ma non verniciata, con tacchi rifiniti in galvanica, plastificati, in ogni tonalità di colore'. Una scarpa dunque più fresca, fantasiosa, che bandisce il solito leitmotiv del nero-grigio-marrone per i tacchi. A proposito, i tacchi saranno arrotondati con forma ad imbuto, in declino le zeppone, tormentone di fine secolo, che lasciano il posto a suole chiare e in cuoio. Che essendo un materiale naturale ha doti di traspirazione per sua stessa natura. Consente quindi una maggiore aerazione del piede ed è più igienico rispetto ai materiali sintetici che aumentano invece la sudorazione e comportano rischi di allergie e di arrossamenti.
Un altro elemento importante nell'acquisto delle scarpe è il prezzo.
Una scarpa da donna di qualità medio-alta ha un costo di fabbrica di almeno 80 mila lire. Questo significa che in negozio un buon paio di scarpe da donna costerà sulle 150 mila lire e da uomo sopra le 200 mila lire. Qualità significa un pellame morbido che si modella al piede facendolo respirare, igienicità, maggiore resistenza della calzatura grazie a colle migliori e rifiniture più accurate.
Insomma, per la salute del nostro piede meglio spendere un po' di più, a meno che non si voglia seguire tempestivamente tutte le mode del momento, accontentandoci di scarpe buone solo per una stagione a prezzi più economici.

Occhio all'etichetta
Secondo una normativa europea, entrata in vigore nel 1997, tutte le scarpe in vendita, dalle ciabatte alle scarpe da ginnastica agli stivali, devono presentare un'etichetta in cui si specifica la provenienza e la composizione. Una sorta di carta di identità della scarpa con delle simbologie, pittogrammi, che indicano in modo dettagliato i materiali usati per le varie parti (tomaia, fodera, soletta, suola) a tutela del benessere dei piedi del consumatore. Spetta al produttore fornire le etichette e controllarne l'esattezza. Ma è responsabilità del negoziante verificare che le scarpe siano dotate di etichetta prima di metterle in vendita. In caso di assenza di etichettatura, o di etichette non conformi alle leggi vigenti, le calzature possono essere ritirate dal mercato dall'autorità di vigilanza preposta dal ministero dell'Industria e del Commercio.

Si ringrazia per le informazioni e la disponibilità Rolando Scateni, direttore del Consorzio calzaturieri pisani