Riconosce il Dna modificato negli alimenti

Macchina scova geni

di Giulia Auletta

La Coop ha deciso, già da due anni, di garantire ai consumatori che i prodotti col proprio marchio non contengono e non derivano da organismi geneticamente modificati. Per questo ha avviato un progetto che a regime controllerà 100.000 ettari di leguminose e cereali, 450.000 capi di bestiame, un milione e mezzo di quintali di frutta e verdura e milioni di confezioni di prodotti quali biscotti, gelati, merendine, olio di semi. L'investimento complessivo previsto è di oltre 20 miliardi. L'obiettivo di Coop è controllare direttamente nei propri laboratori i prodotti a marchio e a questo fine è stato acquistato uno strumento di grande precisione per quantificare la presenza di Dna geneticamente modificato negli alimenti.

"Abbiamo deciso di non affidarci più solo alle analisi dei fornitori per stabilire se un prodotto è privo di Ogm - spiega Maurizio Zucchi, direttore Qualità di Coop Italia - ma di attuare noi i controlli sui campioni". Dopo una fase in cui i controlli erano effettuati in laboratori esterni, ora c'è un settore di biologia molecolare nel laboratorio Coop Italia, dotato delle più sofisticate tecnologie presenti sul mercato, in modo da poter eseguire analisi di migliaia di campioni ogni anno. Inoltre si è deciso di controllare non solo i prodotti destinati all'alimentazione umana, ma anche i mangimi per gli animali che forniscono le carni Coop.

Il metodo analitico per il controllo degli Ogm si basa sul principio dell'amplificazione dei geni: singoli frammenti di DNA — tra i quali quelli transgenici — vengono moltiplicati fino a raggiungere un numero che ne consente la rilevazione. Lo strumento ABI PRISM 7700, acquistato all'inizio dell'anno, dopo un periodo di intensa sperimentazione funziona a pieno ritmo per analizzare materie prime, campioni di prodotti finiti, semi e mangimi utilizzati per i prodotti Coop e "Prodotti con amore" Coop. Così oggi si può passare da una dichiarazione di prodotto "non contenente Ogm" a quella di "non contenente derivanti da Ogm".

"Sapere che un prodotto non contiene Ogm — dice ancora Maurizio Zucchi- è una garanzia per il consumatore, ma sapere che non sono nemmeno state utilizzate sementi o mangimi manipolati offre rassicurazioni anche nei confronti dell'ambiente". Immettere in natura organismi transgenici può essere pericoloso, in quanto la loro maggiore resistenza può portare alla scomparsa di altre specie, compromettendo la biodiversità del pianeta. Stabilita l'importanza di attuare controlli su tutti i componenti che portano alla realizzazione di un prodotto Coop, è stato avviato un programma per coinvolgere gli imprenditori agricoli, coloro che devono decidere cosa coltivare. Già dall'ottobre 1999 sono stati firmati accordi con le organizzazioni agricole Confagricoltura, Coldiretti e Anca per attuare progetti comuni. L'obiettivo è individuare metodi di controllo, sistemi di garanzie per i consumatori e di rintracciabilità di filiere alimentari che non utilizzano Ogm.

Accordi dello stesso tipo stanno coinvolgendo ditte di sementi, allevatori e macelli perché garantiscano che gli animali siano nutriti con mangimi esenti da Ogm. I fornitori di prodotti alimentari a marchio Coop hanno condiviso il progetto Coop di approvvigionarsi d'ingredienti e additivi, come la lecitina di soia o l'amido di mais, presso fornitori qualificati e controllati. La scelta di eseguire le analisi nel laboratorio interno mediante l'ABI PRISM 7700 è stata dettata dall'esigenza di rendere più sicuri i controlli della filiera alimentare e non delegare ad altri la garanzia d'assenza di Ogm nel prodotto. Maurizio Zucchi conclude: "L'attenzione ai controlli sugli Ogm è una peculiarità di Coop rispetto ad altri distributori. Noi non ci limitiamo ad accettare le garanzie fornite dai produttori in base alle loro analisi, ma attuiamo controlli sui prodotti a marchio Coop autonomamente, grazie ad una strumentazione scientifica d'avanguardia".