Tremila donne africane per realizzare le borse del "pacco" per i soci

Scritto da Francesco Giannoni |    Marzo 2010    |    Pag.

Fiorentino da una vita, anche se con sangue maremmano e lombardo, laureato in lettere, è sposato con due figli. Si occupa di editoria dal 1991, prima come dipendente di una nota casa editrice della sua città, ora come fotografo e articolista free-lance. Collabora a riviste quali Informatore, Toscana Oggi, Calabria7, e a importanti case editrici.

Fra il 12 marzo e il 3 aprile, Unicoop Firenze dedica ai soci una promozione che unisce tradizione, gusto e solidarietà. Infatti in tutti i canali viene messo in vendita il "pacco soci" di Pasqua: un uovo, una colomba e una borsa creata a mano in Africa.

L'ottima colomba è quella classica a marchio Coop, da 750 grammi, che i soci conoscono e apprezzano da tempo.

L'uovo, 300 golosi grammi di cioccolato, per venire incontro alle preferenze dei soci, è in due varietà: fondente o al latte. Il fornitore è La Sirena di Calenzano: "filiera corta", dunque, cavallo di battaglia della cooperativa. La Sirena produce e lavora "il cibo degli dei" da oltre 70 anni, garantendo un "puro cioccolato" di alta qualità, prodotto con materie prime senza ingredienti geneticamente modificati. Questo tradizionale fornitore di Unicoop Firenze, ha volontariamente sottoposto il proprio sistema di qualità alla certificazione Uni En Iso 9001:2000, con esiti ampiamente positivi.

Ora due parole sulla borsa. In cotone con ricami realizzati con materiale di riciclo, la sua produzione rientra in un programma che coinvolge alcune aziende italiane, fra le quali Unicoop Firenze (che ha commissionato il progetto e ha stanziato la somma necessaria per la realizzazione di 300.000 borse), l'International trade center (un'agenzia delle Nazioni unite) e 9 comunità di donne (tremila in totale) delle baraccopoli (gli slums) di Kenya e Uganda. L'intento è quello di generare un circuito virtuoso per riscattare gli "ultimi" del mondo, e per far ritrovare alle donne, attraverso il lavoro, la loro dignità personale. Non solo: dato che le lavoratrici sono state pagate in anticipo, con il ricavato possono avviare agli studi i propri figli e quelli di tutta la comunità, tutelandoli, inoltre, con un programma alimentare e igienico-sanitario.

Alcune delle loro storie sono esemplari e commoventi. Una donna di 87 anni, anziana e fortissima, afferma: «mi prendo cura degli orfani di Aids e sono capace di procurargli cibo e scuola, perché ho i soldi per farlo, grazie a questo lavoro».

230 donne Masai (popolo di pastori), dopo quattro anni di siccità che ha causato la morte di tutti gli animali, hanno formato una delle suddette comunità con la seguente motivazione: «i nostri uomini non ci aiutano, ma noi non ci possiamo permettere di morire di fame o di tenere i figli lontani da scuola». In un'altra comunità ci sono 10 profughe ruandesi. Una di loro sorride, liberata da paure quotidiane: «adesso sono in grado di pagare l'affitto. Prima della nascita di questo progetto, non avevo pace».


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