Dal sud del mondo il "caffè solidarietà"

Scritto da Daniel Pescini |    Settembre 1999    |    Pag.

Lungo o ristretto, ma equo
Lungo o ristretto, dolce o amaro, con latte o senza, nero o corretto, bollente o freddo: un caffè può essere bevuto in tanti modi diversi a seconda dei gusti. Coop lo preferisce equo e solidale, meglio se arriva direttamente dalle coltivazioni dei campesinos sudamericani, senza intermediari. Il Caffè Solidarietà, in vendita in tutti i supermercati Coop, nasce da un progetto voluto fortemente da TransFair e da Coop per sostenere i piccoli produttori del Sud del mondo. Si tratta di un prodotto di alta qualità, dall'aroma inconfondibile, composto da una pregiata miscela di caffè caraibici. "Per la solidarietà", c'è scritto sulla confezione verde da 250 grammi, contrassegnata dal marchio TransFair. Ed è proprio questo marchio internazionale, gestito da un'associazione senza scopo di lucro, che garantisce ai piccoli produttori prezzi equi, contratti d'acquisto a lunga durata e prefinanziamenti agevolati. Come nel caso della Cooperativa colombiana nazionale del caffè fondata dai campesinos che, commerciando il caffè da loro stessi prodotto, cercano un modo per far sviluppare i loro villaggi, per far studiare i loro figli. Testimone di questa realtà fatta di lotte contro un mercato ingiusto, contro la guerriglia che attraversa il paese e contro il narcotraffico, Ivan Marin Lopez, arcivescovo colombiano di Popayán, che ha incontrato le sezioni soci dell'Unicoop Firenze. L'incontro è avvenuto lo scorso 19 giugno presso il centro sociale Coop di Empoli. "Il commercio equo e solidale è la forma più giusta e coraggiosa di aiutare il terzo mondo - ha detto l'alto prelato - l'unico modo per valorizzare il lavoro di milioni di famiglie che vivono esclusivamente delle coltivazioni di caffè", una pianta che dà i suoi primi frutti solo dopo tre anni dalla semina e il cui prezzo è sempre in balia degli alti e bassi delle quotazioni mondiali. Con il Caffè Solidarietà, però, si può fare qualcosa per aiutare i campesinos colombiani. Le loro cooperative non sono condizionate dai grandi latifondisti del paese, hanno una base strettamente popolare e non sono governative. Aiutare una cooperativa significa rafforzare il tessuto sociale del paese, dove i giovani sono facilmente abbagliati dai guadagni che si possono fare con il traffico della droga. Ecco perché Coop ha deciso di comprare caffè (ma anche miele, tè e cacao) direttamente dalle cooperative di piccoli produttori del terzo mondo, pagandolo di più di quanto avrebbero fatto intermediari senza scrupoli e garantendo alle cooperative un trattamento giusto e senza sfruttamenti.