Alla scoperta del fiume: curiosità e luoghi magici

Scritto da Rossana De Caro |    Gennaio 2016    |    Pag. 4,5

Laureata in Lettere all'Ateneo fiorentino, ha lavorato per molti anni come giornalista in emittenti televisive e radio locali, realizzando programmi di costume e società. Ha collaborato inoltre con La Nazione per la cronaca di Firenze e gli spettacoli. 

Dal 1998 scrive articoli per l'Informatore. Si occupa anche di uffici stampa per la promozione di eventi a Firenze e in Toscana.

Ha pubblicato il libro 'Ardengo Soffici critico d'arte'. 

Dal 2009 al 2015, sempre come collaborazione esterna, è stata coordinatrice redazionale dell'Informatore.

Canottieri sul fiume Arno

Fotografia di Daniela Tartaglia

Arno 2016

Un fiume, una regione. Tante storie e tante immagini per raccontare l’Arno ieri e oggi. Questo il senso dell’iniziativa lanciata da Unicoop Firenze a novembre, aperta a tutti coloro che vorranno portare la propria testimonianza su questo “fiumicel che nasce in Falterona” e percorre mezza Toscana per 241 chilometri, bagnando le province di Arezzo, Firenze e Pisa.

Perché l’Arno è un fiume speciale per i toscani, un compagno fedele, una presenza costante. Ma è anche il “nemico” improvviso, che allaga e devasta. E se lo guardiamo con soddisfazione mentre scorre tranquillo sotto i nostri occhi, quando piove dare un’occhiata al livello dell’acqua è quasi una regola per molti fiorentini, sporgendosi dalla spalletta per vedere se tutto è sotto controllo. Basta qualche giorno di pioggia in più e l’acqua che sale di livello, per farsi tornare in mente le immagini terribili dell’alluvione.

Storicamente sono ricordate ben 172 alluvioni dal 1177 al 1941, ma sicuramente la più allucinante fu quella del 4 novembre del 1966: tutto il mondo rimase basito di fronte alle onde che travolgevano impetuose il centro storico di Firenze, causando danni enormi al patrimonio artistico, alle case, alle persone colte di sorpresa e sconvolte dall’inarrestabile piena.

Fotografia di Daniela Tartaglia

L’alluvione non colpì solo Firenze, ma anche Pisa, dove crollò uno dei ponti cittadini più importanti della città: Solferino; danni pesanti si ebbero a Rosano, (Rignano sull’Arno), in ampie zone del Casentino, della piana empolese e pisana. Sono ricordi ormai di mezzo secolo fa, ma ancora molto vivi nella nostra gente.

Nel frattempo, dicevamo, di acqua sotto i ponti ne è passata (nel vero senso della parola) e, anche se non è più d’argento come un tempo, l’Arno conserva intatto il suo appeal, è un agente di aggregazione e socializzazione per le persone.

Sul fiume si svolgono infatti tante attività: sportive, culturali, ricreative, sociali; c’è chi ci va a pescare o semplicemente a prendere il sole, chi ci fa il bagno, chi va in canoa; gli anziani ci coltivano gli orti e non disdegnano di fare una partitina a carte sulle sponde dove chi vuole può rifugiarsi per avere un po’ di pace e di tranquillità.

Di questa vita di oggi lungo l’Arno parliamo con Daniela Tartaglia, fotografa, docente di storia della fotografia, collaboratrice al progetto “Arno 2016”: «seguendo il percorso del fiume, si scoprono tante piccole storie e curiosità e luoghi incantevoli, paradisi naturali, che nemmeno immaginiamo possano esistere a due passi dalla città e dal tran tran quotidiano».

Cosa ti ha colpito particolarmente?

«L’attaccamento delle persone al fiume che ho riscontrato in generale e la bellezza incantata, di una natura ancora intatta, dei luoghi che ho fotografato. Nel Casentino, a Stia, nel piccolo parco fluviale il Canto della rana, c’è un tratto di Arno balneabile, un’acqua pulitissima e delle piccole cascatelle, dove è possibile fare il bagno e tuffarsi. A Pisa città c’è un bellissimo percorso lungo l’argine ricco di vegetazione, una sorta di corridoio ecologico, dove le persone vanno a correre, passeggiare… Da segnalare tutto un tratto fra Pisa e Marina di Pisa dove perse associazioni hanno messo a disposizione degli spazi attrezzati sul fiume che vengono affittati per feste e grigliate».

Ci sono punti di interesse culturali da segnalare?

«Sempre in territorio casentinese consiglierei di andare al Museo dell’arte della lana in Casentino. È l’ex lanificio di Stia, centro di cultura del tessile, culla del famoso Panno Casentino, situato lungo lo Staggia (affluente dell’Arno), dove viene illustrato il ciclo della lavorazione della lana, così come si svolgeva, attraverso l’esposizione delle antiche e imponenti macchine tessili risalenti ai primi del Novecento (Info: www.museodellartedellalana.it)».

Qualche curiosità che hai visto e fotografato nella tua personale esplorazione del corso dell’Arno.

«Ad esempio a Capraia e Limite c’è un bel campo da golf sull’Arno! Uno spazio grande e verdissimo lungo il fiume (via Fibbiana, 4, Montelupo Fiorentino, Fi, 0571541004). A Pontedera proprio sul fiume, c’è il Pub Arnera, un’area ricreativa, con sedie a sdraio e tavolini, ricavata dallo storico porticciolo fluviale (per secoli frequentato da navicellai e pescatori) situato alla confluenza dell’Era con l’Arno (da cui il nome Arnera). C’è anche un battello, una vecchia barca ristrutturata, per una gita sul fiume nel periodo estivo (per informazioni 3398927990)».

Un personaggio che hai incontrato e ti ha colpito.

«Dentro al parco dei Renai, a Signa, durante le nostre esplorazioni lungo il fiume io e Paolo Cagnacci, il collega che conduce con me i laboratori di fotografia (vedi box sotto), abbiamo incontrato casualmente Moscerino (vero nome, Alfio Vanni), un personaggio davvero straordinario, un artista di 75 anni (con un fisico di un cinquantenne!) che suona e canta e fa anche il ristoratore. La sua casa, tutta in legno, è ricoperta da oggetti vari, tutti riciclati e costruiti da lui e dalla moglie Bettina. Vivono qui da più di trenta anni. Lui intrattiene e stupisce gli ospiti con i racconti della sua vita avventurosa – è stato nel clan di Celentano, ha ballato con i Beatles - e le sue cene fanno sempre il pienone».

Laboratori fotografici

L’Arno nel cuore

All’interno del progetto “Arno 2016”, da gennaio a maggio, due volte al mese, si terranno dei laboratori di scrittura, narrazione e fotografia. Saranno costituiti cinque o più gruppi di lavoro nelle città di Arezzo, Firenze, Pisa ed Empoli. Ogni gruppo sarà formato da massimo 25 partecipanti. I docenti dei laboratori di fotografia sono Daniela Tartaglia e Paolo Cagnacci. «Scopo di questo ciclo di incontri - afferma Daniela Tartaglia - vuole essere quello di avvicinare i partecipanti allo specifico del linguaggio fotografico. Il fiume è un organismo vivente e ognuno di noi può costruire un proprio racconto del fiume, interpretarlo secondo un personale sentire».

L’intervistata: Daniela Tartaglia, fotografa, docente di storia della fotografia all’Accademia delle belle arti di Firenze


Per le informazioni e le modalità di partecipazione al progetto “Arno 2016”, vedi il sito www.arno2016.it

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