La tragica morte del compositore Giacomo Puccini

Scritto da Rossana De Caro |    Novembre 2015    |    Pag.

Laureata in Lettere all'Ateneo fiorentino, ha lavorato per molti anni come giornalista in emittenti televisive e radio locali, realizzando programmi di costume e società. Ha collaborato inoltre con La Nazione per la cronaca di Firenze e gli spettacoli. 

Dal 1998 scrive articoli per l'Informatore. Si occupa anche di uffici stampa per la promozione di eventi a Firenze e in Toscana.

Ha pubblicato il libro 'Ardengo Soffici critico d'arte'. 

Dal 2009 al 2015, sempre come collaborazione esterna, è stata coordinatrice redazionale dell'Informatore.

Madama Butterfly, Teatro del Giglio, 2004

Giacomo Puccini

Erano le 11.30 del mattino del 29 novembre 1924, una giornata bigia e nuvolosa, quando il grande maestro, Giacomo Puccini, autore di tante celeberrime opere liriche, si spense a Bruxelles, dove si era recato per un’operazione alla gola. Puccini, forte fumatore, all’inizio del 1924 cominciò a soffrire di un terribile mal di gola accompagnato da raucedine e una forte tosse. A nulla valsero i rimedi naturali. Inutili anche le cure termali a Salsomaggiore. Miseri palliativi per combattere il tumore alla laringe che gli venne infine diagnosticato, causa di quel tremendo mal di gola che lo tormenterà fino alla fine dei suoi giorni.

Nel novembre di quell’anno, il musicista decide di andare a Bruxelles per farsi operare, ma muore pochi giorni dopo l’operazione per un infarto miocardico acuto. L’intervento, che durò oltre tre ore, fu eseguito dal professor Louis Ledoux dell’Institut du Radium di Bruxelles, e “consistette nell’applicazione, tramite tracheotomia, di sette aghi di platino irradiato, inseriti direttamente nel tumore e trattenuti da un collare. Una cura troppo invasiva per il fisico del compositore, sofferente oltretutto di diabete, che si trovò costretto a comunicare, nei suoi ultimi giorni di vita, servendosi di foglietti di carta”. (da Wikipedia http://www.sioechcf.it/allegati/storia/GPuccini_cap_16.pdf).

La morte del maestro suscitò grande cordoglio. Nella capitale belga si svolse una solenne cerimonia funebre in suo onore. Un corteo accompagnò il feretro fino alla stazione ferroviaria. La bara fu messa su un vagone privato su un treno per Milano, l’ultimo viaggio del grande maestro verso l’Italia.

Madama Butterfly, Teatro del Giglio, 2004 - Foto A. Bizzi

Che il musicista toscano fosse popolarissimo già al suo tempo è riscontrabile proprio negli episodi e nelle manifestazioni di affetto che accompagnarono il feretro durante questo viaggio di ritorno.

«Il treno che trasportava la salma del maestro da Bruxelles a Milano, ci mise molto più del previsto ad arrivare, - ci fanno sapere dalla fondazione Puccini - per amore dei fan del musicista che aspettavano il feretro a ogni piccola stazioncina per omaggiarlo e porgergli l’ultimo saluto». Sembra che fossero presenti anche delle bande musicali che eseguivano le sue arie (anche se di questo non c’è una testimonianza precisa).

«Puccini era amatissimo, viene considerato come colui che ha segnato il passaggio dalla musica classica a quella moderna. La sua notorietà era enorme, inoltre svolgeva vita mondana, era appassionato di caccia, amante della moda, si vestiva a Londra, aveva 15 autovetture grazie alla grande disponibilità di denaro che ebbe dopo Manon Lescaut, era un uomo molto  ricco e divenne famoso proprio come una star di oggi».

La salma arrivò a Milano dove trovò accoglienza temporanea nella cappella della famiglia Toscanini prima di essere tumulata a Torre del Lago dove si trova tuttora. Il 3 dicembre nel Duomo di Milano, si svolse il funerale. Arturo Toscanini in persona, con l’orchestra e il coro della Scala, eseguì la messa di Requiem dall’Edgar. Fu dichiarato il lutto nazionale. Concludiamo con un episodio che rimase famoso.

Il maestro morì mentre stava lavorando al terzo atto della Turandot, l’opera che aveva iniziato nel 1922. La redazione del finale di Turandot fu affidata al compositore napoletano, Franco Alfano. Fu lo stesso Toscanini a dirigere la prima dell’opera alla Scala di Milano il 25 aprile 1926. Arrivato al terzo atto, il direttore interruppe l’esecuzione sull’ultima nota scritta da Puccini, e deponendo simbolicamente la bacchetta disse: “qui finisce l’opera perché a questo punto il Maestro è morto”.

Solo dalla seconda replica Toscanini eseguì pure il finale, scritto da Alfano.

Puccini – Turandot: “Nessun dorma”. Dal canale TSCM – 2’ 59’’ - 09.03.2014