Il museo della deportazione nel luogo dell'eccidio di 29 partigiani il giorno stesso della liberazione di Prato

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Aprile 2006    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

Il 6 maggio del 1945 le truppe americane e sovietiche entrarono in Austria e spalancarono i cancelli del lager di Mauthausen e di tutti i sotto-campi che tappezzavano la campagna fra Linz e Salisburgo. Nel campo di Ebensee erano entrati da più di un anno anche oltre trecento italiani, fatti prigionieri e deportati dopo gli scioperi nel centro-nord della penisola nella prima decade del marzo 1944. Dei circa ventisettemila internati, provenienti da tutta Europa, solo il dieci per cento poté uscire con le proprie gambe dal recinto di Ebensee. Fra questi, alcuni pratesi che con caparbietà, ostinazione e pervicacia cominciarono, fin dagli anni immediatamente successivi alla guerra, a raccogliere memorie e scritti, oggetti e testimonianze su quel terribile periodo. Solo nel 2002 si è realizzato il progetto - o meglio, il sogno - di quei reduci.
Con l'impegno del Comune e della Provincia di Prato, con la collaborazione dell'Aned, dell'Anpi e della Comunità ebraica di Firenze, è stato aperto il Museo della deportazione e, insieme, il Centro di documentazione della deportazione e della Resistenza", dove sono raccolti, oltre ad alcune migliaia di libri (e anche video, cd-rom...) che riguardano le vicende belliche e le lotte partigiane, anche oggetti provenienti dal lager e che costituivano gli unici averi dei prigionieri: un paio di scarpe, una camicia, una ciotola, un cucchiaio...

A Figline di Prato fu compiuto uno degli eccidi più crudeli, nel giorno stesso della liberazione della città. Il 6 settembre del 1944, le ultime retroguardie naziste catturarono ventinove partigiani e li impiccarono sotto il loggiato di una casa nel centro del paese. A poche centinaia di metri da quel luogo e dal monumento che li ricorda si trovano il museo e il centro di documentazione. Ed è proprio da qui che, nella prima settimana di maggio, partirà un gruppo di pratesi, ai quali si uniranno in seguito altri toscani delle varie province - sotto il patrocinio dell'Aned (Associazione nazionale ex deportati) - per un viaggio ad Ebensee che, dal 1987, è gemellata con la città di Prato. Due iniziative queste - il viaggio e il gemellaggio - unite da uno scopo unico: quello di perdonare ma di non dimenticare, mai.

Info: Museo della deportazione, via Cantagallo 250, Figline (Prato), Camilla Brunelli, tel. 0574461655, http://deportazione.po-net.prato.it

Dal 4 all'8 maggio l'ANED organizza un viaggio studio agli ex campi di sterminio nazisti in Germania e Austria. Partenze in pullman da Firenze, Pontassieve e Barberino del Mugello. Quota individuale di partecipazione 485 euro.
Info: Biemme viaggi, tel. 055294329