Un'esigenza sempre più diffusa fra i proprietari d'animali: dare una sepoltura ai loro beniamini

Scritto da Silvia Amodio |    Aprile 2010    |    Pag.

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

La Genesi ci mostra Dio che soffia nell'uomo il Suo alito di vita. C'è dunque nell'uomo un soffio, uno spirito che assomiglia al soffio e allo spirito di Dio. Gli animali non ne sono privi.

Giovanni Paolo II

Un gatto può vivere fino a 20 anni, un cane un po' meno, ma in entrambi i casi un tempo decisamente lungo che, inevitabilmente, contribuisce a creare legami molto forti con i membri della famiglia che hanno deciso di adottarne uno.

Un cane o un gatto potrebbero essere presenti tutte le volte che viene consegnata la pagella ai nostri figli, fino all'università!

Gli animali d'affezione nelle case sono componenti della famiglia a tutti gli effetti; recenti studi attestano che si tratta di vere e proprie relazioni d'amore, dove c'è un reciproco scambio affettivo.


Un grande dolore

La psicologa Annamaria Manzoni - autrice del libro, In direzione contraria, edizioni Sonda, 2009, il cui ricavato va ad Animal Asia Foundation, (www.animalsasia.org) - ci spiega che «il dolore per la perdita di un animale è per tantissimi versi analogo a quello che proviamo per la perdita di un essere umano. Se ne va quello che, giorno dopo giorno, per tanti anni, ha aspettato e, a modo suo, festeggiato ogni nostro quotidiano ritorno a casa, che ci ha guardato riuscendo a prevedere le nostre mosse in una sorta di comunicazione telepatica. Viene insomma a spegnersi un mondo di affetti, a mancare qualcuno che ha segnato con la sua presenza pezzi della nostra vita, arricchendoli di emozioni e di vitalità. Nel momento del passaggio la loro debolezza e vulnerabilità sono per noi insopportabili, fino a quando la vita come sempre avrà il sopravvento e permetterà l'inizio di una nuova e sempre diversa storia d'amore».

 

Metterli a dormire

Molte persone si trovano in difficoltà a gestire questa dolorosa esperienza.

Il dottor Carlo Pizzirani, presidente dell'Ordine dei medici veterinari delle province di Firenze e Prato, ci consiglia come comportarci.

«Il termine eutanasia non mi piace molto, preferisco prendere in prestito dagli anglosassoni l'espressione put to sleep, mettere a dormire. Fatta questa precisazione, l'altra cosa importante è andare da un veterinario che addormenta l'animale prima di fargli l'iniezione, per accompagnarlo dolcemente in questo passaggio. Dopodiché bisogna decidere cosa fare del corpicino del nostro animale. È importante sfatare il luogo comune secondo il quale la salma finisce nel ciclo dello smaltimento dei rifiuti. Il veterinario è obbligato a procedere alla cremazione chiamando l'ente preposto sul territorio provinciale, nel caso di Firenze il Quadrifoglio, che viene a ritirare con un apposito furgone l'animale, che verrà poi cremato dentro un inceneritore dedicato. Un'alternativa è quella di rivolgersi al servizio privato offerto da Petico (www.petico.it), una società che opera sul territorio nazionale e che, a prezzi contenuti, viene a ritirare a casa l'animale per la cremazione. Il proprietario, che se vuole è autorizzato ad assistere a questa operazione, può conservare le ceneri in un'urna sigillata. Petico destina 10 euro per ogni cremazione a opere benefiche in favore di animali. Qualsiasi sia la decisione presa, il proprietario del cane deve comunicare il decesso al veterinario al fine di cancellarlo dall'anagrafe canina».

 

Il luogo del ricordo

Esistono anche i cimiteri degli animali, che assomigliano in tutto e per tutto a quelli umani, dove i nostri amici possono essere sepolti e ricordati.

«La morte di un animale è un evento traumatico e molto intimo ed è giusto che ognuno agisca secondo i propri sentimenti, anche se personalmente suggerisco la cremazione per ragioni igienico-sanitarie», conclude Pizzirani.

Antonella, una bella signora studiosa di arte iconografica, sempre alla ricerca del senso della vita e del suo mistero insondabile, qualche anno fa si è ritrovata ad affrontare il dolore causato dalla morte della sua cagnolina Puffetta.

«All'epoca non c'erano servizi privati legati alla cremazione - ci spiega - così ho optato per il cimitero degli animali. Questo desiderio nasceva dall'esigenza di non separarsi definitivamente dal mio cane, un animale dolcissimo con il quale avevo condiviso molti anni. Puffetta era una grande amante dei boschi e dei prati per cui ho pensato che seppellirla in un luogo verde, rappresentasse in un certo senso, un ritorno tra le braccia di madre terra. La relazione che si costruisce negli anni con il proprio animale - ci racconta Antonella - riporta all'infanzia e alla purezza della natura, ecco perché separarsi è molto doloroso. Vado a trovare Puffetta al cimitero due o tre volte all'anno, le lapidi sono distribuite lungo un vialetto di pietre. Molte persone lasciano fotografie e giochini che sono appartenuti agli animali e fanno incidere sulle lapidi veri e propri epitaffi. Io coltivo qualche pianta, il rosmarino è quello che è venuto meglio. Sulla sua tomba ho lasciato scritto: "a Puffetta, con tenerezza infinita". Guardare agli animali con attenzione, con responsabilità, e infine con amore, non è un semplice atto sentimentale, ma un gesto che potrebbe aiutare noi uomini a spogliarci della nostra rovinosa superbia, a ricollocarci dentro una logica più ampia del vivente...», conclude Antonella.


È possibile trovare su internet molti indirizzi sui cimiteri degli animali; l'unica raccomandazione è di assicurarsi che siano strutture serie: purtroppo anche in questo campo la speculazione non manca.

L'epitaffio canino è un genere letterario che affonda le sue radici negli antichi testi greci e latini, anche se il suo massimo splendore lo raggiunge nel ‘500 e si protrae fino all'‘800. La poesia in morte di cani, nella letteratura umanistica e rinascimentale, è un genere colto e raffinato, legato agli ambienti di corte. Il cane è celebrato come alleato nella caccia e compagno di giochi. Moltissimi autori, nel tempo, si sono dilettati in questo genere. Lo stesso D'Annunzio ci ha lasciato una poesia, poco conosciuta, pensata come epitaffio per un cimitero per gli animali che avrebbe dovuto essere realizzato al Vittoriale di Gardone.

Qui giacciono i miei cani
gli inutili miei cani,
stupidi ed impudichi,
novi sempre et antichi,
fedeli et infedeli
all'Ozio lor signore,
non a me uom da nulla.

Rosicchiano sotterra
nel buio senza fine
rodon gli ossi i lor ossi,
non cessano di rodere i lor ossi
vuotati di medulla
ed io potrei farne
la fistola di Pan
come di sette canne
i' potrei senza cera e senza lino
farne il flauto di Pan
se Pan è il tutto e
se la morte è il tutto.

Ogni uomo nella culla
succia e sbava il suo dito
ogni uomo seppellito
è il cane del suo nulla.


Fotografie di Silvia Amodio