A Firenze lo straordinario affresco nel Convento di Santa Apollonia

Scritto da Pippo Russo |    Novembre 2014    |    Pag.

Pippo Russo (Agrigento, 1965) insegna sociologia presso l'Università di Firenze e è giornalista e scrittore. Collabora con La Repubblica, Panorama e il sito di critica Satisfiction. Ha scritto diversi saggi e romanzi.

Ultima cena andrea del castagno
Andrea del Castagno, L’ultima cena, ex convento di Santa Apollonia, Firenze

L’ennesimo tesoro che a Firenze rimane nascosto, benché sia accessibile a chiunque. È custodito nel centro di Firenze, ma in una strada che per molti è soltanto di passaggio. Via XXVIII aprile, la strada che dopo la pedonalizzazione di piazza Duomo è stata trasformata in una delle principali valvole di sfogo per il traffico automobilistico che gravita intorno al centro.

Da lì si transita senza dare grande attenzione a quello che c’è intorno. Per chi passa da quel punto di Firenze, la preoccupazione dominante è infatti non ritrovarsi in un ingorgo, non c’è spazio per altri pensieri. In condizioni del genere è difficile notare il Convento di Sant’Apollonia, che di suo mantiene una facciata anonima come facesse di tutto per passare inosservato. Men che meno s’immaginerebbe di trovare oltre quelle mura uno straordinario tesoro dell’arte, accessibile a chiunque e senza pagamento di un biglietto d’accesso. Ma pochi sanno di questa opportunità.

Sicché c’è la possibilità di visitare in solitudine il Museo del Cenacolo. E soprattutto di godersi la visione dell’Ultima Cena, lo straordinario affresco di Andrea Del Castagno, risalente al XV secolo. Occupa una parete del refettorio, secondo un uso molto diffuso negli antichi collegi e monasteri che comanda di dedicare a quel passaggio dei vangeli una parete del luogo in cui monaci e monache consumano il pasto.

Con una differenza: che in questo caso a dominare il luogo in cui le monache benedettine si sono ristorate per secoli è un capolavoro assoluto dell’arte. Un privilegio che le suore hanno vissuto come una cosa quotidiana, forse smettendo presto di percepirne la grandezza. Una disattenzione indotta dall’assuefazione alla bellezza che in fondo è la medesima da cui sono colpiti i fiorentini. Talmente circondati dalle meraviglie storico-artistiche da aver perso la capacità di apprezzarle.

Così avviene che un’opera come l’affresco di Andrea Del Castagno rimanga ignota a gran parte dei fiorentini stessi, e che sorte analoga tocchi ad altre opere d’arte custodite a Sant’Apollonia. Lì si trovano opere di Andrea Del Castagno, di Paolo Schiavo, Neri Di Bicci, Domenico Veneziano, in parte provenienti da altri siti fra i quali l’ospedale di Santa Maria Nuova.

E a chi s’inoltra entro quelle mura, è riservata la bellezza dei chiostri, la loro maestà e il senso profondo del raccoglimento che generano nel visitatore. Un’atmosfera impensabile per chi si è lasciato il caos della città soltanto qualche passo e qualche istante alle spalle. E l’indugiare ancora un po’ lì dentro è figlio della voglia di prolungare quella magia. Poi purtroppo bisognerà uscire dalla bolla e tornare alla realtà. Ma è bello sapere che è lì, e ci si può rientrare in qualunque momento.