Intervista a Lucia Annibali, la giovane avvocatessa sfigurata con l’acido. Il libro e la rappresentazione teatrale a Campi Bisenzio

Scritto da Bruno Santini |    Marzo 2016    |    Pag. 6

Attore e giornalista. Attore teatrale (con esperienze al fianco di S. Randone, E. M. Salerno, A. Asti...), cinematografico (in film di Pieraccioni, Monicelli, Panariello, Vanzina...) e televisivo (in fiction come 'La squadra', 'Carabinieri 2", "Vivere", "Questa casa non è un albergo"...). Giornalista dal 1990, è anche speaker ed autore radiofonico. E' il conduttore del programma televisivo "InformaCoop".

Lucia Annibali

Il libro – Lo spettacolo

Sono passati ormai quasi tre anni da quella sera del 16 aprile, quando Lucia Annibali, giovane avvocatessa di Pesaro, rientrata a casa dopo essere stata in piscina, viene aggredita da un uomo incappucciato che le tira in faccia dell’acido.

Per il fatto sono arrestati i due sicari e Luca Varani (per la magistratura, il mandante dell’atto criminale), con il quale la donna aveva avuto una relazione da lei troncata l’estate precedente. L’ennesimo atto di violenza perpetrato ai danni di una donna e consegnato alla cronaca quotidiana, che di fatti analoghi purtroppo è tristemente ricca. Ancora una volta a innescare il criminale gesto è l’abbandono, il possesso scambiato per amore.

Lucia, con tenacia e determinazione (e tanto coraggio!), è riuscita ad affrontare la sua vicenda - “Io non mi arrendo e questa ferita diventerà la mia forza” - trasformandosi in un’icona per tutte le donne che hanno subito un analogo destino.

In più, con chiarezza e lucidità impressionanti, ha saputo ripercorrere la sua storia con quell’uomo, dal corteggiamento all’aggressione, fino alle fasi del processo, e metterla per scritto in un libro dal titolo Io ci sono. La mia storia di non amore. Uno straordinario documento che è più di un pugno nello stomaco per il lettore, ma che è altresì illuminante per comprendere stati d’animo e tematiche che tornano puntualmente in drammi simili.

Nell’accettare di rispondere alle nostre domande, Lucia Annibali dimostra ancora una volta la propria forza interiore e segni evidentissimi di una serenità ritrovata. Ma cominciamo con una citazione dal libro:

mi guarda, forse vuole memorizzare il mio viso o magari vuole solo misurare la distanza. È preciso, lento, sicuro, senza esitazione. Lo vedo mentre prende la mira e mi tira il liquido in faccia, dal basso verso l’alto, da destra verso sinistra (…) Mi sento urlare: “Cos’è? Oddio, cosa mi ha tirato in faccia?”

Lei, nel libro, parla dell’aggressione dell’aprile 2013 come del proprio 11 settembre: quando e in che modo ha cominciato a lavorare per rimuovere le sue “macerie”?

«Direi che ho iniziato da subito, un giorno dopo l’altro. Il ricovero in ospedale è stato un momento di riflessione e confronto con me stessa. È un lavoro che faccio ancora oggi, ogni giorno».

Sempre nel suo libro più volte accenna a una Lucia “prima dell’acido” e a una Lucia “dopo l’acido”: quanto della prima Lucia ha saputo sopravvivere e integrarsi con la seconda?

«Sento un forte distacco fra il prima e il dopo per molte ragioni. Sicuramente la Lucia di oggi contiene anche quella di ieri. In più, rispetto a quella del passato, ha la capacità e la forza di dare voce ai suoi pensieri».

“Aiutatemi, vi prego aiutatemi. Qualcuno mi aiuti” Mi dispero, le mie mani battono contro le porte dei vicini. Mentre corrode la pelle, l’acido fa il rumore delle uova che friggono e la mia faccia, i miei occhi stanno ancora friggendo.

Operazione certo dolorosa... Ma cosa ha rappresentato per lei la stesura del suo libro?

«Ha rappresentato l’occasione per raccontare alle persone tutto quello che avevo vissuto, attraverso le mie parole, i miei pensieri e i miei sentimenti. Lo strumento attraverso il quale far conoscere la mia storia ma anche la mia persona».

Lei è diventata un simbolo per tutte quelle donne che hanno subito violenza: questo ruolo la condiziona? In che modo la responsabilizza?

«Forse a volte mi condiziona essere un personaggio abbastanza conosciuto, perché in qualche modo perdo parte della mia privacy. Per il resto non mi sento condizionata o responsabilizzata in modo particolare. Io cerco di fare sempre quello in cui credo e quello che mi sembra più giusto».

Com’è cambiato il suo sguardo sul mondo e sulle persone?

«È senz’altro uno sguardo più positivo: quando rischi di perdere tutto, la vita e le persone acquistano un nuovo valore. Si apprezza di più ogni cosa della vita, ogni conquista, anche la più piccola, rappresenta sempre un nuovo traguardo».

Dopo quanto tempo e a chi ha indirizzato il primo sorriso della sua nuova vita?

«Già in ospedale ho vissuto momenti di allegria, diciamo, soprattutto quando era mio fratello a farmi compagnia. Il primo sorriso non lo ricordo con chiarezza. La verità è che ogni intervento chirurgico mi ha permesso, di volta in volta, di poter sorridere sempre di più. In generale cerco di sorridere più spesso che posso».

Venerdì 18 marzo debutta in prima nazionale al Teatrodante Carlo Monni di Campi Bisenzio (con replica sabato 19) lo spettacolo, diretto da Andrea Bruno Savelli, ispirato al suo libro e alla sua vicenda: quanto è intervenuta nel progetto e come ha accolto l’iniziativa?

«Ho incontrato il regista dello spettacolo qualche mese fa per un confronto sulla bozza iniziale della sceneggiatura. L’ho trovata da subito piuttosto fedele alla mia storia e anche capace di scavare nella profondità della mia vicenda umana. Sono molto curiosa ed entusiasta di vedere il risultato finale».

Le citazioni sono estrapolate dal libro Io ci sono. La mia storia di non amore di Lucia Annibali con Giusi Fasano, edito da Rizzoli/Controtempo.

Campi Bisenzio

Leggere insieme

La sezione soci Coop di Campi Bisenzio dedica alla vicenda di Lucia Annibali l’incontro di sabato 12 marzo, alle ore 16.30, nella saletta soci, inserendolo nell’iniziativa “Stuzzicando - la curiosità per la lettura”. Fra gli ospiti anche la dottoressa Ilaria Bagnoli, psicologa/psicoterapeuta dell’associazione Artemisia (Centro antiviolenza sulle donne), Andrea Bruno Savelli, oltre aMarco Frosini e Francesca Cellini (regista e interprete di uno degli episodi della fiction Giù le mani).