Origine e qualità del cashmere

Scritto da Fabio Gori |    Novembre 1997    |    Pag.

L'oro dalla pecora
E' 10 volte più leggero e più caldo della lana, perché all'interno della sua fibra c'è una camera d'aria che agisce da isolante termico. Ma costa centinaia di volte di più: circa 400.000 lire al chilo, tanto che il fisco lo considera un bene di lusso. Così i capi di abbigliamento in cashmere raggiungono prezzi da capogiro: un maglione arriva anche a tre milioni di lire, ed una sciarpa supera il milione.
La fibra migliore è quella molto fine, riservata alla produzione di biancheria intima; quella un po' meno fine si presta per la maglieria, mentre la più grossa per cappotti e tappeti. Il diametro del cashmere dev'essere compreso tra 14,5 e 18,5 millesimi di millimetro (micron). Quando raggiunge il diametro di 19-20 micron prende il nome commerciale di 'cashmere del Pakistan', di qualità inferiore, utilizzato soprattutto per cappotti e tappeti un po' meno pregiati. La lana di pecora, tanto per avere un paragone, ha un diametro attorno ai 21-24 micron. Tutte le capre (ad esclusione dell'Angora) producono sotto il pelo questa finissima lanugine, ma quantità commerciabili vengono ottenute solo dalla capra del Kashmir, originaria degli altipiani dell'Asia centrale, dove vive anche a 6.000 metri di altezza. Il primo produttore mondiale di cashmere grezzo è infatti la Cina, seguita da altri paesi dell'area come Mongolia, India, Pakistan, Iran, Afganistan; da qualche anno viene allevata anche in Australia, Stati Uniti, Scozia e Francia. E' pero l'Italia il primo paese trasformatore, nei suoi centri tessili lanieri di Biella e Prato. La lavorazione è quella della lana, con la differenza che il cashmere deve essere separato dal pelo (giarra), recuperato ed utilizzato per produrre pellicce: ha un diametro di circa 60 micron, una notevole resistenza ed un midollo centrale non completamente cavo.
Il cashmere non è particolarmente delicato: non va lavato a secco ma solo con acqua fredda o al massimo a 40 °C; per limitare l'infeltrimento, come per la lana, è importante che la temperatura del lavaggio e del risciacquo sia la stessa. Rispetto alla lana ha un vantaggio: non necessita di ammorbidente, ed anzi con i lavaggi diventa sempre più morbido. Questo perché solo la pecora produce lanolina, una sostanza grassa che impregna e protegge la lana impermeabilizzandola, e che viene in gran parte eliminata con il lavaggio effettuato dopo la tosatura e poi nei lavaggi in lavatrice.
Purtroppo in commercio si trovano anche tessuti che contengono cashmere in base percentuali, o venduti ad un prezzo eccessivo rispetto alla qualità della fibra: solo gli esperti se ne accorgono al tatto, altrimenti bisogna determinare il diametro medio della fibra con un'analisi al microscopio, con un costo attorno alle 100.000 lire.
La qualità della fibra è comunque molto diversa a seconda dell'animale che lo ha prodotto, e anche della sua età: più è giovane, maggiore è la finezza. Anche il colore è molto variabile: dal panna al grigio, dal nocciola al nero. Questo perché non è ancora stata effettuata una selezione genetica, appena iniziata dagli allevatori australiani, statunitensi ed europei.
Infine una curiosità: la fibra cresce quando le giornate si accorciano, dopodiché comincia a cadere per la muta; cosi, da febbraio ad aprile (nei nostri climi), le capre vengono pettinate a mano, in modo da raccogliere il cashmere con la minima quantità di giarra. Da ogni capra si ottengono circa due etti di fibra pregiata, quanto basta per produrre un maglione od un paio di sciarpe. Una pecora invece produce 3 chili di lana.
Cashmere senese
Il cashmere evoca la via della seta e terre lontane. Eppure viene prodotta anche a Radda in Chianti, dove esiste un piccolo allevamento, l'unico italiano e uno dei pochi europei. Un'iniziativa di Nora Kravis, veterinaria nata a New York ma da 25 anni in Italia, con una grande passione per gli animali e la natura.
La sua scommessa è di diffondere in Italia l'allevamento di capre cashmere, dopo aver dimostrato che anche nel nostro clima può produrre fibre di qualità, con un diametro attorno ai 15 micron. Le prospettive economiche sono rosee: la Cina sta cominciando a tessere il cashmere che produce, e di conseguenza l'industria laniera italiana vedrà diminuire l'approvvigionamento di materia prima. Inoltre la produzione nostrana consente di evitare il dazio d'importazione di beni di lusso. L'allevamento non richiede cure particolari rispetto a quello destinato esclusivamente alla produzione di latte e carne; inoltre può contribuire a valorizzare le zone marginali della collina e quelle interne di montagna, dove è sempre più difficile trovare delle valide alternative economiche.