L'assemblea nazionale dei delegati delle cooperative di consumatori. Intervista al presidente

di Dario Guidi

«I soci devono aspettarsi di veder disegnata la Coop dei prossimi anni, cioè quello che vogliamo essere e fare per continuare a essere protagonisti in una realtà che sta mutando profondamente. Dunque sarà un appuntamento che non ha niente di routinario, ed è anche per questo che abbiamo scelto di chiamarla 1ª Assemblea nazionale dei delegati». Comincia da qui il ragionamento di Aldo Soldi, presidente dell'Associazione nazionale delle cooperative di consumatori (Ancc-Coop) per spiegare temi e obiettivi che saranno al centro dell'assemblea del 30 giugno e 1° luglio a Roma.

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In questi mesi si è parlato spesso di un riposizionamento strategico per Coop. Cosa significa?
Per capire cosa vogliamo fare è necessario partire dagli scenari e dal contesto in cui stiamo operando. I segni di novità sono tanti. Il sistema economico italiano è in evidente recessione, il potere di acquisto di tante famiglie è in calo, cambiano i consumi, con voci di spesa obbligate (come quelle per tanti tipi di servizi o per i carburanti) che pesano sempre più a scapito di altre (come gli alimentari). Si affermano nuove tipologie di consumi, di cui i telefonini sono il simbolo primo. Nel contempo in Italia si manifestano spinte alla socialità, alla voglia di valori condivisi. Si tratta di trend strutturali e siamo convinti che, quando anche la situazione economica dovesse dar segni di ripresa, i consumatori non saranno più quelli di prima.

E Coop come si trova di fronte a questa fase di profondi cambiamenti?
La grande crescita che Coop ha vissuto in questi anni, che ci ha portato ad essere i leader italiani della grande distribuzione e ad avere oltre sei milioni di soci, è la conferma che siamo stati capaci di dare risposte positive, qualificate e credibili alle esigenze delle famiglie italiane. Oggi siamo di fronte a una situazione nuova che presenta rischi, ma anche opportunità, ed abbiamo bisogno di tutte le nostre intelligenze per un ulteriore balzo in avanti.

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Ma dalla discussione che si è svolta in questi mesi all'interno di Coop è emerso un filo rosso che faccia da guida?

Il filo rosso è quello dell'identità, che significa valorizzare con forza ciò che distingue Coop dal resto del mercato. Non è certo tempo di omologazione e io credo che siamo ben attrezzati per questo. Basta rileggersi i tre principi fondanti che stanno all'inizio della nostra carta dei valori, dove si dice che la cooperazione di consumatori è una società autonoma di persone che si uniscono volontariamente per soddisfare esigenze economiche, sociali e culturali. Che alla base del nostro essere cooperativa ci sono i valori dell'aiuto reciproco, del lavoro, della democrazia, dell'eguaglianza, dell'equità e della solidarietà, della trasparenza e della responsabilità sociale. Principi importanti, da non dimenticare mai e da tradurre con coerenza nei comportamenti.

Questo richiamo pone in primo piano il tema della relazione con i soci. Come si fa a mantenere un dialogo costante e proficuo con loro?
L'allargamento della base sociale, avvenuto in questi anni e tuttora in corso, ci pone problemi inediti, che noi vogliamo affrontare e non ignorare. Il socio non è solo un cliente, ma la persona che, insieme ad altre, consente alla cooperativa stessa di esistere. Occorrono dunque meccanismi di rappresentanza e di relazione più forti e incisivi. L'identità comincia da qui. Pensando anche a soluzioni innovative.

In questi anni il peso dei consumatori come soggetto attivo sta iniziando ad affermarsi pure in Italia. Coop può svolgere un ruolo su questo versante?
Io ritengo che la nostra identità sia quella di una grande organizzazione di consumatori che si organizzano in forma di impresa e che come consumatori si impegnano anche in battaglie sui propri diritti, sulla liberalizzazione dei mercati, sull'ambiente, sulla solidarietà. Come presidente di Ancc mi sento impegnato a rappresentare non solo nove grandi cooperative e tante altre più piccole, ma anche quei sei milioni di soci di cui abbiamo parlato. Ai quali occorre dar voce, partendo da un'indispensabile autonomia di elaborazione e di azione.

Insomma, si prefigura una Coop impegnata in battaglie sul fronte politico e consumerista?
Dobbiamo dar valore al nostro essere grande organizzazione di consumatori: le battaglie che Coop dovrà fare saranno per difendere il potere d'acquisto dei consumatori e per affermare un protagonismo sociale che coinvolga milioni di persone, uscendo da un teatrino in cui sembrano recitare sempre i soliti tre o quattro soggetti. Noi possiamo portare un contributo alla politica perché questa sia più attenta ai problemi ed ai diritti dei consumatori. E in Italia di strada da fare su questo fronte ce n'è ancora tanta.

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Ma il primo compito di Coop non è quello di offrire convenienza e prezzi bassi?

I risultati di questi anni non lasciano dubbi sulla forza con cui Coop ha lavorato su questo fronte. E' un impegno per noi prioritario e irrinunciabile, come quello sulla qualità e sulla sicurezza dei prodotti. La nostra proposta commerciale deve essere sempre più coerente con i nostri valori. Vogliamo essere più che mai convenienti su quei prodotti fondamentali per i consumi delle famiglie, per aiutare, soprattutto i ceti più deboli, ad arrivare meglio alla fine del mese. Questa è la nostra missione e proprio per questo a me piace pensare ad una declinazione valoriale della politica dei prezzi. Il concetto di convenienza poi, va anche un po' ampliato... Non basta ragionare solo in termini di prezzi, ma occorre pensare anche a tutto ciò che Coop fa in termini di attenzione all'ambiente, al territorio in cui opera, ai diritti dei lavoratori, allo sviluppo solidale, alla socialità. E' questa la convenienza complessiva che solo Coop può portare nei territori dove è presente.

Alcune cooperative stanno iniziando a operare in settori diversi da quelli della distribuzione, penso al turismo. E' una strada che svilupperete?
Anche qui occorre partire da una constatazione di fatto. Noi dobbiamo continuare a rispondere al meglio ai bisogni alimentari delle famiglie, ma non possiamo nasconderci, da un lato, che il peso dei consumi alimentari è in calo e, dall'altro, che i consumatori esprimono nuove domande cui è opportuno offrire risposte. Coop non può pensare di far tutto, ma alcune esperienze che stiamo portando avanti sono importanti ed altre certamente sono da valutare e sperimentare per arricchire l'offerta e per rompere monopoli nel campo dell'offerta di beni e servizi, a tutto vantaggio dei consumatori.

In un mercato della grande distribuzione che parla sempre più straniero, quale è la prospettiva di sviluppo di Coop?
Coop è rimasta l'unica grande catena nazionale pienamente italiana. Crescere è per noi un'esigenza fondamentale, per aumentare i fatturati, per radicare e diffondere l'idea cooperativa, ma anche perché, in questo mercato, dove non arriviamo noi arrivano altri. Privilegiamo lo sviluppo sul territorio nazionale. Stiamo lavorando per alleanze in Italia e all'estero, doveabbiamo evitato alleanze con gruppi stranieri che in realtà volevano far crescere il proprio marchio in Italia.

Coop ha sì sei milioni di soci, ma ha anche 55 mila dipendenti. Non se ne parla troppo poco?
Stiamo preparando con molta cura un seminario nazionale di approfondimento su questo argomento, consapevoli dell'importanza che hanno le persone che lavorano in Coop, ad ogni livello. Vogliamo ragionare su due concetti fondamentali: la distintività di Coop anche nella gestione delle persone e la necessità di diminuire l'incidenza dei costi, ancora troppo alti rispetto alla concorrenza. Abbiamo poi una crescente esigenza di formazione, per soddisfare la quale un contributo importante può venire da Scuola Coop.

Il mondo Coop è un sistema complesso, con nove grandi cooperative, decine di Coop più piccole, le associazioni distrettuali, quella nazionale, Coop Italia... Tutti dicono che bisogna far sistema, Coop ci riesce?
La nostra è un'identità nazionale, unica, non è la somma di tante identità. E certo l'identità è tanto più forte quanto più sono forti le relazioni tra i soggetti del sistema. La sfida che abbiamo di fronte ci impone di rafforzare le relazioni, dandoci regole e definendo al meglio ruoli e responsabilità dei diversi componenti. Obiettivo di tutti dovrà essere la realizzazione di un sistema che sia in grado di salvaguardare le autonomie ma, al tempo stesso, di marciare coeso verso obiettivi comuni, utili ai soci, alle cooperative, al paese intero.

Nelle foto:

Aldo Soldi, presidente dell'Associazione nazionale Coop consumatori e il presidente della Repubblica Ciampi

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