Angola: i testimoni raccontano. I progetti realizzati, quelli ancora da fare

Scritto da Francesco Russo |    Maggio 2003    |    Pag.

L'ora della merenda
Luanda, 28 febbraio 2003

Siamo in Angola, per fare una verifica sulle opere realizzate con il finanziamento del progetto "Salva un bambino", nato con l'obiettivo di migliorare le condizioni di vita dei bambini in questo paese, in Mozambico e in Sudafrica. E in parte ci siamo riusciti. In due regioni dell'Angola abbiamo somministrato vaccini ai bambini e alle loro mamme; sono stati costruiti due centri di accoglienza per i più piccoli, per assistere, curare ed educare le popolazioni locali, così gravemente provate da mali endemici: li abbiamo inaugurati noi, nei comuni di Porto Ambuin e di Gabella, insieme al sindaco, alle autorità regionali e ai dirigenti dell'Unops, l'organismo delle Nazioni Unite che ha curato la realizzazione concreta dei progetti. Inoltre è stata ristrutturata la scuola elementare Josè Marti di Sumbe, ed è stato realizzato un progetto di fornitura di acqua potabile in un quartiere degradato della città di Bahia Farta (Benguela).
L'iniziativa che ha suscitato maggiori entusiasmi è stata la distribuzione della merenda agli allievi di venti scuole, ai quali presto saranno consegnati anche nuovi kit scolastici. Ne abbiamo visitate alcune: tutti ci hanno ringraziato, dalle autorità alle insegnanti, e ci hanno detto che l'esperienza ha fatto crescere la frequenza scolastica del 40%.
Vogliamo continuare a lavorare in Angola, per portare l'acqua nelle scuole e magari anche alle comunità dei villaggi. Se l'Africa riuscisse a distribuire l'acqua attraverso delle fontane pubbliche risolverebbe il 50% dei suoi problemi! Adesso invece tocca alle donne percorrere chilometri a piedi per andare a prenderla: ne abbiamo incontrate molte in città, in periferia, nelle campagne abbandonate, intente a trasportare taniche d'acqua inquinata, sporchissima e nera, raccolta in pozzanghere melmose. Solo una volta, in un piccolo villaggio, abbiamo potuto assistere ad un vero "miracolo": il capo, con il cuore gonfio di orgoglio, ha aperto il rubinetto... ed è uscita l'acqua! «Da quando abbiamo una fontana - ci ha detto - la gente sta meglio, vive di più, si ammala meno di dissenteria e di altre malattie gastrointestinali, ha più tempo da dedicare al lavoro nei campi».
Ce ne accorgiamo subito: finalmente notiamo qualche volto di anziano, più laboriosità, più voglia di vivere. Ed è proprio per garantire a tutti l'approvvigionamento del prezioso liquido che stiamo lavorando quest'anno al progetto "Acqua per la pace".

L'ora della merenda 2
Quanta allegria oggi,
quando hanno visto le nostre macchine fotografiche! Manuel, l'ingegnere dell'Unicef responsabile del Progetto acqua, ci dice in un orecchio: «ricorderanno questo giorno come il più bello dell'anno». Le donne improvvisano canti di festa: non sappiamo cosa dicono, ma sono pieni di intensa partecipazione. Abbiamo promesso che, tornati a casa, diremo ai nostri figli che tutti gli uomini sono uguali, che tutti i bambini hanno diritto ad una corretta alimentazione, a studiare, giocare ed essere felici.
Attraversiamo la città di Luanda, la capitale dell'Angola, dove vivono circa quattro milioni di abitanti, quasi il 50% della popolazione. Qui, nonostante la grande miseria, è possibile trovare qualcosa da fare per non morire di fame, mandare i figli a scuola ed avere una qualche forma di assistenza sanitaria. Interi quartieri, fatti di baracche fatiscenti, sono costruiti su cumuli di rifiuti, in mezzo ai quali si muovono bambini nudi, tra bancarelle che offrono qualche frutto esotico, tante banane, sigarette, latte in bottiglie di acqua minerale, addirittura benzina. Guardiamo e fotografiamo: qualcuno ci guarda e, allegro, si mette in mostra, qualche altro si arrabbia, qualcun altro ci prende in giro.
Incontriamo molte donne, con i loro bellissimi bambini legati dietro alle spalle, quasi un cordone ombelicale non ancora reciso. Con loro fanno tutto: trasportano acqua, lavano la biancheria alla lavanderia del villaggio, cucinano e ballano gioiosamente. Ci chiediamo: dove sono gli uomini, qual è il loro contributo al sostentamento della famiglia?

L'Angola, ci dicono tutti, è un paese ricchissimo: ha diamanti (il grattacielo di De Beers si impone prepotente davanti ai nostri occhi), petrolio, un terreno fertile che potrebbe favorire una fiorente agricoltura. Eppure i suoi abitanti vivono in condizioni di estrema povertà. Sarà colpa del colonialismo che ha sfruttato e schiavizzato la popolazione locale, dell'ultima terribile guerra che ha seminato terrore, e le cui ragioni non riusciamo a capire... Crediamo però che le cose possano cambiare: faremo tutto il possibile perché questa speranza diventi realtà.


Il progetto
Latte e biscotti
A noi sembra quasi impossibile, bombardati come siamo dalle tante pubblicità sulle merendine sane e golose. Ma in Angola la merenda è un problema serio, tanto da essere una delle principali cause di abbandono scolastico. Così, all'interno del progetto "Salva un bambino", è stato messo a punto un piano di intervento mirato proprio a risolvere questo problema. I contatti hanno portato alla sottoscrizione di un contratto di fornitura con la locale centrale del latte, che ha predisposto una nuova linea di produzione specifica per la dotazione di un kit composto da una confezione da 125 cc di latte a lunga conservazione (al sapore di cioccolato e addizionato con vitamine) e di un pacchetto di biscotti da 125 grammi. Il cestino della merenda, particolarmente gradito, è stato distribuito tutti i giorni, per dieci settimane (fino alla fine dell'anno scolastico) in venti scuole elementari delle tre province angolane, per la gioia di circa 6 mila alunni.