Visite guidate al Museo e ai laboratori dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze

Scritto da Edi Ferrari |    Settembre 2006    |    Pag.

Giornalista. Dal 1988 nel magico mondo della comunicazione (uffici stampa, pubbliche relazioni, editoria, eccetera), e con una quasi (senza rimpianti) laurea in Lettere, collabora con Unicoop Firenze anche per l'aggiornamento dei contenuti del sito internet, per le pagine del tempo libero. Ha lavorato anche nella redazione di Aida (attuale Sicrea), dove si è occupata principalmente della realizzazione di trasmissioni televisive, fra le quali anche InformaCoop. Per l'Informatore si occupa delle pagine degli "Eventi".

L'opificio dei miracoli 1
La sua ultima, magnifica impresa è
il restauro della mano del Biancone, così i fiorentini chiamano la Fontana del Nettuno di piazza della Signoria. Un gesto vandalico, nell'agosto del 2005, aveva mandato in pezzi (31 fra grandi e piccoli, il maggiore del peso di 80 chili) la mano e il bastone della statua, pezzi prima riassemblati e poi riposizionati grazie al sapiente lavoro del Settore di Restauro di Materiali Lapidei dell'Opificio delle Pietre Dure di Firenze.
Una vera e propria istituzione, l'Opificio: nato nel 1588 per volere di Ferdinando I de' Medici come manifattura di corte per la lavorazione di arredi in pietre dure, ha poi trasformato la sua attività in quella di conservazione e restauro delle opere d'arte, su tutto il territorio nazionale. Oggi è sede di una delle due scuole ufficiali di restauro dello Stato: conta circa 60 restauratori, su un organico totale di circa 130 unità tra storici d'arte, restauratori, esperti scientifici, addetti di laboratorio, tecnici, impiegati, personale amministrativo ed ausiliario, ed è uno dei più grandi laboratori operativi d'Europa. Tre le sedi a Firenze: quella storica di via degli Alfani; quella, recentemente restaurata, della Fortezza da Basso; il Laboratorio arazzi presso la Sala delle Bandiere in Palazzo Vecchio.

L'opificio dei miracoli 2
È dall'Opificio, così come creato dal Granduca Ferdinando, che è nato alla fine dell'Ottocento il Museo dell'Opificio, ancora oggi ospitato nella sede di via degli Alfani dove nel 1796 si trasferirono i laboratori delle pietre dure, in precedenza agli Uffizi.
Interamente ristrutturato nel 1995, presenta una nuova veste espositiva, il cui allestimento è stato progettato da Adolfo Natalini. Il percorso - cinque ambienti al piano terreno e un piano rialzato, interamente accessibili ai disabili - è articolato per sezioni tematiche, disposte in successione cronologica, dagli inizi della Manifattura fino alle ultime produzioni di fine Ottocento. Ed è in una di queste, intitolata "Il Laboratorio delle Pietre Dure", che viene spiegato il procedimento attraverso il quale, partendo dalla complessa tavolozza di pietre dure e attraverso i modelli pittorici e l'impiego di particolari strumenti, si arrivava alla creazione di veri e propri capolavori.
La visita guidata al Museo e ad alcuni dei laboratori di restauro (mosaico e commesso fiorentino; materiali lapidei, bronzi e armi antiche) è l'opportunità offerta ai soci ad ottobre, il 5, 12, 19 e 26, sempre alle 17. Il costo è di 10 euro (9 euro se si ha fra i 18 e i 25 anni, 8 euro per chi ha meno di 18 anni e più di 65). Info e prenotazioni presso le Agenzie Toscana Turismo (Argonauta Viaggi).