Spettacoli, musica e soprattutto …qualità

Scritto da Sara Barbanera |    Gennaio 2014    |    Pag. 34

Laureata in Scienze della comunicazione presso l'Università La Sapienza di Roma nel 2001, nel 2016 consegue la laurea in Sviluppo Economico e Cooperazione Internazionale presso l'Università degli studi di Firenze.

È giornalista dal 2001, dopo la collaborazione con la cronaca umbra del Messaggero e con altri periodici locali.

Dal 2004 lavora in Unicoop Firenze dove, per 5 anni, ha svolto attività in vari punti di vendita, con un percorso di formazione da addetta casse a capo reparto servizio al cliente. Dal 2009 al 2011 ha coordinato le sezioni soci Coop di Firenze.

Dal giugno 2011 è direttore responsabile dell'Informatore Unicoop Firenze, responsabile della trasmissione Informacoop e della comunicazione digitale presso gli spazi soci Coop.

«Negli anni ‘60/’70 al Verdi c’era un’insegna luminosa al neon, di quelle con le lettere in corsivo, che diceva: ‘locale d’eccezione per spettacoli d’eccezione’. Una scritta forse un po’ ingenua ma molto chiara: non un locale che fa musica lirica e sinfonica o prosa o musical o danza o musica leggera, ma in cui si fa tutto.

Quando siamo arrivati nel 1998 e abbiamo avviato la gestione della stagione teatrale, il nostro obiettivo era proprio quello di riportare il Teatro Verdi al ruolo che gli competeva, e che negli ultimi 20-25 anni era un po’ venuto meno».

Questa è la sedicesima stagione firmata dalla società Antico Teatro Pagliano che gestisce in esclusiva la parte dello spettacolo. Della società fanno parte Massimo Gramigni, Claudio Bertini, Giovanni Vernassa e Lorenzo Luzzetti.

«Ci occupiamo tutti e quattro di spettacolo a vario livello da 30 anni – spiega ancora Bertini – e ci si siamo riuniti in questa società quando si è presentata l’occasione, cioè quando c’è stato il passaggio di proprietà del teatro dalla famiglia Castellani all’Orchestra regionale della Toscana, che è tuttora proprietaria dell’immobile e gestore della struttura».

Si chiamava proprio così, Teatro Pagliano, il fiorentino Teatro Verdi, che assunse il nome attuale solo nel 1901. Costruito da Girolamo Pagliano – ex baritono di scarsa fama ma fortunato farmacista inventore di un elisir di lunga vita, attività che gli permise di acquistare l’immobile nel 1833 – su quello che un tempo era stato il carcere delle Stinche, il teatro fu inaugurato il 10 settembre del 1854 con Il Viscardello, primo titolo del Rigoletto verdiano.

Alterne vicende, lavori di ristrutturazione, anche il rischio di andare distrutto in un incendio (era il 1865), passaggi di proprietà, fino, appunto al 1998 e all’inizio della gestione della stagione teatrale da parte dell’Antico Teatro Pagliano.

«Certo la programmazione teatrale – aggiunge Bertini – è solo un aspetto del Verdi, perché poi ci sono la stagione dell’Ort, tutta l’attività della musica d’autore, leggera, rock e poi ci sono le attività cinematografiche. È però quella più consistente dal punto di vista numerico (70 date l’anno) e soprattutto all’insegna della grande varietà: danza moderna e classica, gli spettacoli di musical e quelli di prosa, quelli drammatici ma anche quelli comici, il classico e il contemporaneo.

È l’eclettismo una delle chiavi del successo della stagione del Verdi, ed è insieme anche la nostra caratteristica portante. Per dire, se la Pergola è il teatro della prosa, il Comunale è il teatro della musica sinfonica e dell’opera, il Puccini è il teatro più che altro della comicità, il Verdi invece è il teatro dove ci sta un po’ di tutto: anche perché riteniamo che uno spazio da 1500 posti debba essere riempito con spettacoli che attirino tanto pubblico, altrimenti è inutile avere un teatro così grande».

Anche perché il 93% delle entrate deriva dalla vendita di biglietti e abbonamenti, e il restante 7% da sponsor privati. E niente dalle istituzioni pubbliche. Dunque la scelta di avere alla guida della stagione non un direttore artistico ma due direttori di impresa, Giovanni Vernassa e lo stesso Bertini: «tutto quello che succede al Verdi deve essere ripagato da chi paga il biglietto.

Non avendo altri introiti, non possiamo permetterci di portare spettacoli magari anche belli, ma che costano molto di più di quello che incassano». E i numeri confermano: «quando vediamo che il musical Priscilla a Firenze ha realizzato più pubblico pagante di piazze come Bologna o Torino, non possiamo che essere contenti, perché vuol dire che il Verdi si è conquistato uno spazio nel cuore dei toscani».

La vendita online dei biglietti dà infatti un quadro molto chiaro della provenienza del pubblico, e cioè «1/3 da Firenze città, 1/3 dalla provincia di Firenze, e il restante terzo dalla Toscana.

Una fruizione del teatro che insomma va al di là dei confini provinciali, un risultato ottenuto grazie al lavoro di promozione che non si ferma alla sola città di Firenze, e alla possibilità di acquistare i biglietti, grazie al circuito Box Office, praticamente in tutti i punti vendita Unicoop».

Con i soci che sembrano apprezzare non solo la possibilità di acquistare cultura, insieme alla spesa; ma anche la convenzione “La sera della prima” («devo dire in effetti abbiamo sempre le prime un po’ più piene delle seconde, quindi è chiaro che molti soci ne approfittano»).

«È ovvio – conclude Bertini – che io non mi posso paragonare a Roma o a Milano, ma neanche a Torino o Napoli, dal punto di vista delle piazze teatrali. Ma se uno spettacolo come Priscilla è stato a Firenze e non a Genova, se Enrico Brignano porterà il suo Rugantino solo a Roma, Milano e poi al qui Verdi, (dal 1° al 4 maggio), prima di partire per New York, qualcosa vorrà dire: primo, che ci siamo conquistati la stima di attori che tornano volentieri da noi, e secondo che l’offerta di spettacoli del Verdi è di livello molto buono per le potenzialità della città».

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Foto di M. Borelli


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