Dai Balcani alla Siria, testimone delle grandi tragedie del nostro tempo

Scritto da Silvia Amodio |    Luglio-Agosto 2017    |    Pag. 41

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

Foto di Livio Senigalliesi

Foto L. Senigalliesi

Il personaggio

«Non era previsto che facessi il fotografo, la mia storia era legata alla tradizione operaia di famiglia», racconta Livio Senigalliesi, fotoreporter di guerra che ha da poco pubblicato la sua biografia, Memories of a war reporter, oltre 400 pagine che raccontano 40 anni di carriera tra Vietnam, Balcani, Afghanistan, Africa, Guatemala, Cambogia, solo per citare alcuni dei paesi dove ha lavorato.

«Mia madre ha fatto parte della Resistenza, con altri operai difendevano la Breda, la famosa fabbrica di Sesto San Giovanni alla periferia di Milano, dalle SS che volevano distruggerla - racconta Senigalliesi -. Sono cresciuto solo con mia mamma e il suo rigore morale e senso del dovere mi hanno profondamente influenzato. In quegli anni non esistevano studi specifici di fotografia ed ero talmente povero che non potevo comprare una macchina fotografica: la prima è arrivata accompagnata da un bacio della mia fidanzata di allora, avevo 24 anni e da lì la mia vita è cambiata».

Senigalliesi ha iniziato a fotografare i movimenti politici degli anni ’70, ma ha imparato molto anche accompagnando un collega per tre anni a immortalare le corse di macchine della Formula 1. «Guadagnavo di più lavorando durante il fine settimana che in un mese in fabbrica come magazziniere, ma la fotografia sportiva non era la mia strada, mi interessavano i temi sociali e la storia. Leggevo molti libri e quattro, cinque quotidiani al giorno. Il 1° novembre del 1989 sono partito per Berlino est, una settimana dopo cadeva il muro. Mi sono ritrovato a vivere un momento storico importantissimo e, soprattutto, in prima persona. Ho visto il muro cadere, mi sono sentito un privilegiato, la stampa europea è arrivata in un secondo momento. Dovevo stare solo un paio di settimane ma mi sono fermato un anno».

Senigalliesi si dedica per un lungo periodo a un progetto, per entrare dentro le storie, mescolandosi alla popolazione locale e vivendo a stretto contatto con loro. «Nel ‘95 in Bosnia - racconta il fotografo - ho incontrato Sanja, una bellissima ragazza, diventata poi una modella famosissima, che durante la guerra, durata dal 1992 al 1995, è stata un cecchino, un vero e proprio tiratore scelto. So che adesso è una persona molto influente nel suo Paese. In una mia foto esulta nel momento del cessate il fuoco dopo tre anni di feroce assedio a Sarajevo. Ho vissuto quasi dieci anni nei Balcani, dal 1991 fino al 2000, mi spostavo con il fronte, sotto le tormente di neve, tra le bombe e i proiettili. Affidavo una busta con i rullini a chi rientrava in Europa, oppure al capostazione dell’Orient Express che da Belgrado arrivava a Milano, dove mandavo un amico a ritirarli. In Vietnam nel 2006, invece, ho avuto la possibilità, purtroppo, di vedere le conseguenze di quello che avevo letto sui libri. Per dieci anni, dal 1961 al 1971, l’aviazione statunitense ha nebulizzato sulla giungla, dove si annidavano i vietcong, diossina, l’Agent orange. Questa sostanza è talmente entrata nella pelle della gente, nel terreno, nelle falde acquifere, che quel pezzo di territorio lungo mille chilometri, il sentiero di Ho Chi Minh, è inquinato per sempre. Ci sono ancora molte questioni legali aperte sui danni della guerra; i soldati americani hanno avuto un risarcimento, mentre i vietnamiti non sono considerati delle vittime e non hanno ricevuto nulla. A Hiroshima ho incontrato alcuni sopravvissuti studiati, come vere e proprie cavie, in ospedali statunitensi».

Eppure di fronte a tanto orrore la vita sembra vincere su tutto, come dimostra un’altra foto dell’autore che ritrae una mamma siriana, in fuga dal proprio paese, che in un campo profughi ad Atene presenta al mondo, insieme alle sorelline, la sua bimba partorita due giorni prima.


Per info:

www.liviosenigalliesi.com

http://it.blurb.com/b/7961056-memories-of-a-war-reporter



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