Un museo racconta quando a partire erano gli italiani

Scritto da Pippo Russo |    Giugno 2018    |    Pag. 11

Pippo Russo (Agrigento, 1965) insegna sociologia presso l'Università di Firenze e è giornalista e scrittore. Collabora con La Repubblica, Panorama e il sito di critica Satisfiction. Ha scritto diversi saggi e romanzi.

Bartolomeo Vanzetti e Nicola Sacco

Bartolomeo Vanzetti e Nicola Sacco

Lucca

Anche l'Italia è stato un paese d'emigranti. Quante volte abbiamo sentito pronunciare questa frase, usata per contrastare l'umore allarmista di chi denuncia l'esistenza di un'invasione straniera e reclama il principio del “prima gli italiani”? E quante volte tale frase è stata a sua volta sminuita perché accusata d'essere retorica? Ebbene, una visita a Lucca al Museo Paolo Cresci per la Storia dell’emigrazione italiana sarà utile per capire che non di retorica si tratta. Bensì d'una verità storica che frettolosamente abbiamo messo in soffitta, ubriacati da una crescita economica che a partire dagli anni Sessanta dello scorso secolo ha decretato per l'Italia uno status di paese ricco e sviluppato. 

Le carrette del mare

Istituito per impulso dell’appassionata attività di Paolo Cresci, intellettuale locale cui è stata intitolata la fondazione che presiede al museo, questo spazio ci mette a disposizione il vasto spettro dell'emigrazione italiana, quell'impetuoso movimento che a partire dal diciannovesimo secolo fu animato da nostri antenati in cerca delle opportunità negate dal proprio Paese. E si trattava di viaggi della speranza non meno difficoltosi rispetto a quelli affrontati oggi dai migranti del Sud del mondo. Viaggi che egualmente avevano probabilità di risolversi in tragedia. Traversate lunghissime a bordo di navi che arrivavano a destinazione con molta più certezza di quanto avvenga nel caso delle odierne carrette del mare, ma al cui interno il rischio di malattie e mortalità era altissimo. Si viaggiava nei velieri, in condizioni d’igiene che oggi sarebbero impossibili da sopportare, e che sarebbero migliorate soltanto con l’avvento delle navi a vapore. E lo si faceva perché di alternative, nella propria terra, non ve n'erano. Perciò si accettava di affrontare il rischio di traversate interminabili e poi l'ostilità delle popolazioni ospitanti.

Come Sacco e Vanzetti

Anche quest’ultimo aspetto dovrebbe fare riflettere. Quanti emigrati italiani sono stati vittime di sanguinosi atti d’intolleranza, dopo essere stati etichettati come “diversi e socialmente pericolosi”? Tanti, troppi. I pannelli presenti nel museo raccontano del celeberrimo caso che coinvolse Ferdinando Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti, negli Usa degli anni Venti del secolo scorso. Ma vi sono molti altri, e più cruenti, episodi d’intolleranza di cui i nostri connazionali emigrati sono stati vittime. Numerosi i linciaggi, in quel luogo che allora veniva chiamato La Merica: ben undici a New Orleans, cinque a Tallulah, uno a Denver.

Figurinai della Garfagnana

Ma per fortuna la storia dell’emigrazione italiana è fatta anche di episodi di riscatto e successo. Vi sono casi in cui i nostri connazionali hanno portato all'estero competenze e saperi ignoti nelle terre d’approdo. Un esempio è dato dai figurinai, un profilo di artigiani tipico della Garfagnana, specializzati nel produrre e vendere statue in gesso. La loro professionalità trova un buon grado di fortuna in molti paesi europei, soprattutto in Germania. Testimonianze di tutto ciò, e di molto altro, sono presenti nel museo. Alcuni pannelli sono dedicati alle Piccole Italie, ossia le cittadine e i quartieri nei quali s'addensavano le comunità dei nostri italiani all’estero. Così come trovano spazio le storie di successo, quelle degli italiani che all'estero ce l'hanno fatta e hanno dato lavoro anziché limitarsi a trovarlo. Ma anche copie dei vademecum in lingua italiana prodotti dagli uffici immigrazione e dalle prefetture delle località privilegiate dai nostri migranti. Tutto materiale che dovrebbe indurre un surplus di riflessione, per chiunque non si lasci accecare dagli egoismi.

Museo Paolo Cresci per la Storia dell'Emigrazione Italiana, Palazzo Ducale, Cortile Carrara 1, Lucca. Orario estivo: 9.30-12.30, 14.30-17.30 dal martedì a domenica. Ingresso gratuito. http://www.fondazionepaolocresci.it/

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