Terra di Spagna

Scritto da Matilde Jonas |    Aprile 2004    |    Pag.

Giornalista Fiorentina, laureata in pedagogia con indirizzo psicologico, vive a Vejano (Viterbo), in piena Tuscia. Collaboratrice di numerose riviste letterarie, di quotidiani e mensili, a cui alterna l'attività di ufficio stampa per manifestazioni artistiche, ha anche pubblicato libri di poesie e narrativa (La lunga notte dei nove sentieri, Ed. Quaderni di Hellas; Tra silenzio e parole, Nardini Editore; Venerdì, MCS). Per la collana 900 di Mondadori/De Agostini ha curato le prefazioni di autori del Novecento. Direttore responsabile fino al giugno 1995 del mensile della Newton Periodici Firenze ieri, oggi, domani, ha progettato e realizzato il mensile Firenze Toscana, per il gruppo editoriale Olimpia, di cui ha assunto anche la direzione.

L'isola della salute 2
Luci terse e colori intensi:
lampi di limoni nel verde fitto della vegetazione, particolarmente rigogliosa per la straordinaria fertilità del terreno vulcanico.
Lungo il periplo dell'isola d'Ischia, la strada si snoda in tortuosi saliscendi a picco su un mare cobalto che ferisce la costa di insenature e scava nella roccia lavica figure stravaganti e grotte, covi in passato di feroci pirati.
Fortuna e disgrazia degli isolani, l'attività vulcanica - che ha fatto nascere dal nulla la maggiore delle isole partenopee - ha da sempre condizionato le sorti di questa terra più della volontà degli uomini, determinando una fitta catena di fughe e rientri.
Un'eruzione pose fine all'antica colonia greca di Phitecusa, l'isola dei "vasi" - in greco pithoi - che viveva di commercio e di lavorazione di terracotta (reperti visibili a Villa Arbusto di Lacco Ameno, sede del Museo Archeologico di Pithecusae).
L'eruzione del V secolo a.C. cacciò dall'isola il Tiranno di Siracusa e la sua colonia. E c'è da giurare che ad indurre i Romani - i primi ad aver sfruttato fanghi, fumarole e acque termali per rimettersi in forma - al baratto con i Napoletani di Ischia con Capri del 5 d.C. fu il continuo alternarsi di eruzioni a terremoti. Epicentro il monte Epomeo, vulcano dormiente dalla rovinosa eruzione del 1883, oggi meta di escursioni per la presenza della chiesa del XV secolo di S. Nicola e dell'eremo scavati nella roccia, e per la spettacolare vista sui golfi di Napoli e di Pozzuoli che si gode in vetta.

Terra di Spagna
L'isola della salute
Nel suo Viaggio in Italia Stendhal ricorda che dal 1806 re Ferdinando II di Borbone, lasciata Napoli in seguito all'occupazione francese, si era rifugiato ad Ischia dove, appassionato di musica qual era, per consolarsi dell'assenza di teatri allevava "un gran numero di usignoli in superbe uccelliere".
A lui si deve l'attuale fisionomia di Ischia Porto, capitale turistica dell'isola in origine lambita solo da un lago vulcanico; nel 1854 fece creare un canale che consentì al mare di penetrare nel cratere trasformandolo in porto, da più di un secolo esclusivo punto di sbarco e di ritrovo di turisti dell'elite europea: aristocratici e artisti di ogni lingua approdati nell'"isola della salute" in cerca di relax e di benessere (Lamartine, Gay Lussac, Stendhal, Ibsen).
Certamente ad Ischia il sovrano doveva respirare aria di casa, perché la cultura spagnola era ben radicata nell'isola. Nel XV secolo, infatti, Alfonso d'Aragona aveva stanziato una colonia catalana non lontano dallo scoglio dove Gerone, tiranno di Siracusa, aveva voluto quel castello inespugnabile che ancora oggi - più volte distrutto e ricostruito - domina nella sua veste aragonese le piccole candide case dei pescatori di Ischia Ponte (orario: 9-tramonto).
Di sapore decisamente spagnolo S. Angelo, con i vicoli che si arrampicano sui terrazzamenti tra minuscole case variopinte, le torri di guardia a difesa della costa, e ancora la maiolica del pavimento della chiesa di S. Maria Visitapoveri e della balaustra del Santuario del Soccorso di Forio, che al tramonto un raggio verde accende di misteriosa magia.

Ufficio informazioni turistiche: via Jasolino (banchina Porto Salvo), Ischia. Tel. 0815074231