Zona per zona la varietà e la ricchezza della Sardegna

Scritto da Barbara Beni |    Aprile 2018    |    Pag. 40

Nasce a Firenze e vive nei dintorni.

Ha lavorato a lungo come responsabile dell’ufficio di programmazione e organizzazione viaggi di un importante tour operator fiorentino, Argonauta, cercando di organizzare viaggi ricchi di contenuto e partecipazione (In Mille in Sicilia, per conto dell’Unicoop Firenze) e anche convenienti (Sardegna sotto costo), valorizzando destinazioni e periodi non abitualmente frequentati.

Lavora alla realizzazione di una collana di libri monografici su singole destinazioni “AppuntiInViaggio. Ricordi, emozioni, andate e ritorni”.

Negli articoli come nei libri racconta i luoghi del cuore, con dettagli e particolari che li valorizzano, cercando quell’identità speciale ed esclusiva che l’industria del turismo spesso non riesce a evidenziare.

Tharros (Oristano)

Tharros (Oristano) - Foto AN.CO.

Sardegna

La Sardegna per la varietà dei suoi ecosistemi è un micro-continente. Ricca di montagne, colline e altopiani rocciosi ma anche di grotte, boschi, pianure e grandi spazi disabitati; corsi d’acqua di tipo torrentizio che alimentano ampi laghi artificiali; coste rocciose e lunghe spiagge sabbiose, ma anche litorali bassi, a volte paludosi come gli stagni costieri che in certi luoghi, come Olbia nella zona di Poltu Quadu, Orosei nello stagno Sa Curcurica, Chia e Cagliari, ospitano i bellissimi fenicotteri rosa (in giugno è più facile vederli). Per grandezza è la seconda isola del Mediterraneo, dopo la Sicilia. Regione a statuto speciale, comprende molte isole e isolette e tra queste la più grande è l’isola di Sant’Antioco, segue l’Asinara, l’Isola di San Pietro, La Maddalena e Caprera. Dalla Toscana si raggiunge in traghetto dai porti di Livorno e Piombino per approdare a Golfo Aranci od Olbia, oppure in aereo dall’aeroporto di Pisa/Firenze per raggiungere Olbia, Cagliari o Alghero. Vediamo a grandi linee le caratteristiche delle diverse zone. 

Gallurese e Sassarese.

Siamo nella parte nord, quella che guarda la Corsica e comprende la Riviera del Corallo a ovest e la costa Smeralda a nord-est. Sono i luoghi del primo boom turistico, che tutt’ora presentano la maggiore offerta oltre a grandi peculiarità attrattive. Ad Alghero ancora si parla catalano in virtù della lunga frequentazione degli Aragona, anche se la città risulta fondata dalla famiglia genovese dei doria. A Sassari i pisani costruirono la Basilica di Saccargia, frequentata fra l’altro da monaci camaldolesi. Il jet set internazionale è il frequentatore abituale di località come Porto Cervo, Arzachena, Porto Rotondo.

Costa Verde.

È detta la costa del silenzio. 47 km che vanno da Cagliari all’Oristanese incluso il Sulcis, lungo i quali si susseguono splendide spiagge, piccole cale, anfratti rocciosi, scogliere selvagge e deserti costieri. Piscinas è una Sardegna inaspettata; per raggiungere il mare si attraversa un bosco che lascia intravedere i resti delle antiche miniere e che si ferma per cedere il passo alla macchia mediterranea che anticipa le dune sabbiose. Da visitare il villaggio di Montevecchio, nell’area mineraria, dichiarato patrimonio culturale dell’umanità.

Ogliastra.

Arrivando dal mare appare come un ampio anfiteatro di monti che scendono verso la costa. Siamo nell’area centro-orientale, fra mare e rocce, torrioni calcarei e falesie, crinali boscosi e grandi spiagge, montagne aspre, calette di sabbia candida e il mare da sogno del Golfo di Orosei. Qui c’è la vetta più alta dell’isola, Punta la Marmora con 1834 metri, il canyon più profondo d’Europa, Gorropu, con pareti alte fino a 500 metri, Punta Caroddi di 148 metri, pinnacolo di calcare che sembra posata sul fondale sabbioso. I Culurgiones, tipici ravioli di sfoglia con ripieno di formaggio fresco di pecora, arricchiti con bietola e carne o con cipolla e patate, vengono da qui.

Barbagia.

È il cuore antico della Sardegna, gran parte della provincia di Nuoro, circa 30 centri abitati disposti sulle pendici del massiccio del Gennargentu, fra i 500 e i 1000 metri. A Fonni, la necropoli nuragica di Madau e il santuario nuragico di Gremanu; nella zona di Dorgali, il villaggio nuragico di Serra Orrios, con oltre settanta costruzioni ben conservate. Culla della gastronomia tradizionale con produzione di formaggi di capra, pecorino e ricotte; il pane frattau, con uova, pecorino e salsa, il pane carasau, che accompagna sempre il porceddu arrosto, l’agnello allo spiedo o la pecora bollita, piatti che si possono apprezzare nel loro contesto ambientale nelle tante aziende agrituristiche che offrono il cosiddetto pranzo dei pastori, che culmina nel finale “canto a tenore”, espressione artistica peculiare e unica di quest’area.

Supramonte.

È la parte più rude dell’isola, un altopiano con rilievi medi di circa 900 metri, eccetto la punta più alta del monte Corrasi a quota 1463. Un’area impervia, selvaggia, intatta, primordiale. Luogo conosciuto per i fatti appartenuti alla cronaca, palcoscenico di nascondigli e rapimenti. Il territorio è calcareo, bianco e pietroso, e regala un paesaggio lunare. Ospita i lecci più antichi d’Europa, diverse varietà botaniche rare, il suo cielo è sorvolato da aquile reali e falchi pellegrini, ma i veri e unici abitanti del Supramonte sono gli ultimi pastori. Alcuni ancora mantengono riparo nelle capanne di un tempo, Su Pinnettu. Un bel percorso a piedi è l’unico modo per cogliere la bellezza ruvida della natura e magari visitare Tiscali, un villaggio che risale all’ultima fase dell’età nuragica. I resti dell’insediamento sono sistemati all’interno di una gigantesca cavità calcarea.

Video

La Sardegna in tavola da RaiTV Geo del 30/10/15 

 


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