Sembra un sogno, eppure è vera. Le mille contraddizioni di una terra sospesa nel passato

Scritto da Silvia Gigli |    Gennaio 2006    |    Pag.

Giornalista E' nata e vive a Firenze ma è per metà senese. Ha iniziato a frequentare il mondo del giornalismo giovanissima, collaborando con quotidiani come La Città, Paese Sera e numerosi mensili toscani. Ha lavorato al quotidiano Mattina, allegato toscano dell'Unità, fino al '99, poi al Corriere di Firenze, infine caposervizio delle pagine dell'Unità in Toscana. Scrive sull'Informatore dal 1990.

L'isola che c'è ancora 2

















Dove meno te lo aspetti spunta Cima Coppi. Siamo sul promontorio che domina Santiago de Cuba. Ad oltre mille metri di altezza le felci sonnecchiano rigogliose e da uno chalet tipicamente alpino si possono osservare gli oceani e gustare aragoste alla plancha come se fossimo in riva al mare. È uno degli angoli più singolari di Cuba, quello in cui per un istante sembrano sovvertirsi tutti i luoghi comuni sull'isola caraibica più conosciuta e amata del mondo. Ogni anno su questa altura salgono arrancando le biciclette di una corsa amatoriale a tappe che fa il giro dell'isola. Cuba è anche questo.
Non solo Varadero, Cayo Largo e Cayo Coco, le jineteras e i jineteros che passeggiano sul Malecón alla ricerca di qualche turista da spennare. Si potrebbero scrivere trattati sulle affascinanti contraddizioni di quest'isola, che appare agli occhi dei visitatori come cristallizzata nel suo passato, ma per farlo occorrerebbe viverci ogni giorno. Per il turista o il viaggiatore che passa e va l'unica chiave di lettura di questo paese straordinario è mettersi in ascolto con l'animo libero da pregiudizi, miti o leggende. E ascoltare la voce della gente, la musica che suona in ogni angolo e ad ogni ora del giorno, il profumo del mare e il vento dolciastro delle piantagioni di canna da zucchero. Solo così, forse, Cuba ci farà intravedere un pizzico della sua verità. Che sarà diversa, ovviamente, per ogni sguardo che le si poserà sopra.

Innanzitutto qualche avviso ai viaggiatori: le cubane belle sono merce da esportazione e si concentrano tutte nei luoghi deputati al divertimento per turisti ricchi (Varadero & co.). Ergo, nelle città vedrete solo le donne normali che spesso sono molto meno affascinanti degli uomini.
Per chi volesse muoversi in macchina un avvertimento: non esistono pneumatici nuovi in giro. Quindi, prima di prendere un'auto a noleggio, assicurarsi che le gomme siano le meno lisce in circolazione. Pena forare nel bel mezzo della carretera central e rimanere lì come scemi per giorni. Inoltre è opportuno munirsi assolutamente di cartine dove siano segnati i punti di rifornimento per la benzina. Sì, perché tra un distributore e l'altro possono esserci anche 200 chilometri. E se si rimane senza benzina l'unica soluzione è sperare in un passaggio di fortuna. Chiariti questi punti essenziali, il viaggiatore potrà muoversi in libertà in questa terra bellissima e straordinariamente
L'isola che c'è ancora 1
vitale.

















I colori dell'Avana
Un viaggio a Cuba che si rispetti non può sicuramente prescindere da La Habana. Città di una bellezza toccante, che colpisce e sconvolge con i suoi palazzi coloniali, le dimore antiche che cadono a pezzi, il profumo stordente dell'Oceano che si infrange in alte onde sul Malecón, i mercatini rionali di frutta e verdura, le misere botteghe statali, i sorrisi larghi e veri dei cubani.
L'Habana vecchia è un viaggio nel viaggio, un percorso a ritroso nel tempo che regala cartoline indimenticabili di com'era il mondo cinquant'anni fa. I caffè, i negozi, i palazzi sono rimasti come erano nel 1959, anno della rivoluzione dei barbudos di Fidel Castro e Ernesto "Che" Guevara. Varcare quelle soglie equivale a fare un salto indietro nel tempo che regala un profondo senso di straniamento. Nostalgie a parte, quello che colpisce è la possibilità di vedere quel mondo com'era e come è stato costretto a rimanere causa rivoluzione, embarghi e quant'altro.
Dietro quella cartolina però c'è un'umanità che si muove e cerca di sopravvivere come può in una situazione di tragiche ristrettezze economiche. Non sarà difficile essere fermati per strada da qualcuno che cerca un aiuto per acquistare latte in polvere. È l'emergenza del giorno a Cuba. Anche se la canasta basica, il pacchetto quotidiano di viveri che lo Stato dà ai cittadini, prevede confezioni di latte in polvere, riso, zucchero, carne do rey e sigari criollos (i migliori e quelli più a buon mercato, provare per credere), spesso questo non è sufficiente. E così la gente si arrangia come può.
Passeggiando pigramente attraverso le stradine dell'Habana vecchia, da Calle Cuba a Calle Obispo, le suggestioni sono praticamente infinite e osservare le case coloniali decrepite accanto a quelle già restaurate è un'esperienza unica. Fermatevi in un caffè qualsiasi, tipo la Lluvia de oro in Calle Obispo, sorseggiate un caffè (a Cuba lo fanno buonissimo, proprio come in Italia) e lasciate che le ore scorrano osservando l'umanità che vi passa a fianco e ascoltando la musica eseguita dal vivo da un'orchestrina scalcinata composta però da ottimi musicisti. Poi procedete verso il porto vecchio e prendete un traghetto diretti ad uno dei paesi che si affacciano sul golfo dell'Habana, da Casablanca a La Regla. Lì i turisti non ci sono nemmeno a cercarli e la vita è quella autentica, con le code nei negozi di stato, chiacchiere per strada e bambini in divisa scolastica che camminano dondolando verso le loro aule.
A La Regla c'è un piccolo museo che raccoglie tutto quello che è rimasto sull'isola della Santería, la religione sincretica che proprio in questo paesino nacque all'indomani dell'arrivo degli africani in terra caraibica. Le collane di perline colorate dei santeros, gli altari con le offerte, i piccoli, spesso miseri oggetti che la religione carica di misteriosi significati esoterici. Visitatelo. Scoprirete un'altra faccia di Cuba. E sarà un altro viaggio nel viaggio. A La Habana c'è un altro museo da non perdere. È quello della rivoluzione. Comunque la pensiate, andateci. Vedrete i mille travestimenti del Che, le camicie indossate dai barbudos, i mezzi poveri dei rivoluzionari che rovesciarono il dittatore Batista.

Cibo, musica e libri
Se il cibo non è da esperienza mistica (molto riso con fagioli, tanto maiale e, per fortuna, una valanga di aragoste che vengono cucinate come se fossero bistecche), la frutta tropicale invece è eccezionale e i cubani ne ricavano puree gustosissime, il rum impera e i cocktail tradizionali, dal Daiquiri al Mojito, sono delicati e rinfrescanti, lontani mille miglia dalle versioni pesantissime che se ne fanno alle nostre latitudini. Se soffrite di diabete non avvicinatevi alla spremuta di caña (canna da zucchero) che si vende nelle campagne, mentre l'acqua è buona un po' ovunque e il rischio dissenteria è meno presente che in altri paesi.
E poi non perdetevi la musica. Ovunque siate, in città o nelle campagne, porgete l'orecchio alla musica, al son e alla salsa, al rap e all'hip hop cubano. È un'orgia continua di musica, di buona musica, di quella che i ragazzini imparano fin dalla più tenera età nelle scuole e replicano ogni giorno in ogni angolo del paese. Sarà per questo tripudio di note, ma la vita a quelle latitudini, nonostante il dramma della povertà, a volte sembra davvero più serena. O forse è solo l'ennesimo stereotipo. Che è bene cancellare velocemente.
Per prepararsi è opportuno leggere i libri violenti e bellissimi di Pedro Juan Gutiérrez, il cantore dell'Habana sporca e sessuomane di "Animal tropical", "La trilogia sporca dell'Avana", "Il re dell'Avana", tutti editi da e/o proprio mentre nel suo paese, causa censura, non è stato pubblicato nemmeno un suo libro. Solo l'ultimo ha avuto l'onore di uscire anche a Cuba. È "Il nostro G.G. all'Avana", romanzo ambientato negli anni '50 in cui lo scrittore Graham Greene veste i panni di un personaggio dello spionaggio internazionale. Forse proprio perché è ambientato nel passato, il regime lo ha trovato pubblicabile. Voi che potete farlo, leggete i suoi libri. Scoprirete una Cuba tenera e violenta, seducente e tristissima, piena di vita e di dolore. E ne rimarrete storditi. Tanto da farvi preparare subito per un viaggio. Prima che Fidel scompaia e che tutto cambi per sempre.



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