Curarsi con le piante con prudenza e conoscenza

Scritto da Francesco Giannoni |    Maggio 2014    |    Pag.

Fiorentino da una vita, anche se con sangue maremmano e lombardo, laureato in lettere, è sposato con due figli. Si occupa di editoria dal 1991, prima come dipendente di una nota casa editrice della sua città, ora come fotografo e articolista free-lance. Collabora a riviste quali Informatore, Toscana Oggi, Calabria7, e a importanti case editrici.

È un ritornello che ci suona spesso nelle orecchie: è naturale, viene dalle erbe, non fa male. Ma essere cauti è d’obbligo. De “Le insidie al naturale”, si parlerà nell’ultimo appuntamento di “Incontri con la città”, domenica 25 maggio, (che si terrà nell’Aula Magna dell’Università di Firenze, piazza San Marco 4, ore 10.30).

Una iniziativa aperta a tutti i cittadini iniziata l’anno scorso ad aprile, in cui sono stati affrontati temi di cultura, storia, scienze, attualità, con docenti ed esperti e che ha suscitato grande interesse di pubblico. Relatrice di quest’ultimo incontro è Carla Ghelardini, che all’Università di Firenze è docente ordinario di Farmacognosia (scienza che studia le applicazioni terapeutiche dei principi attivi delle piante).

L’uso di estratti vegetali per curare le più svariate patologie ha una diffusione sempre maggiore, soprattutto a vantaggio di bambini e anziani. Spesso però ci si basa sul “fai da te”, informandosi da amici, navigando su internet; meno frequente la consultazione del medico o del farmacista.

In realtà un impiego superficiale dei prodotti vegetali «può provocare guai seri», ci informa Carla Ghelardini; «niente allarmismi, ma bisogna usare il famoso granello di sale: per esempio, si sente dire che lo zafferano può essere tossico in gravidanza; è vero, ma in dosi massicce, irraggiungibili nel risotto o nella paella».

Tante piante non sono tossiche, ma possono diventarlo, se assunte insieme a farmaci di sintesi. Gli anziani, se oltre agli anticoagulanti consumano iperico (una pianta bella e salutare, innocua in sé), possono avere problemi, «perché attiva un enzima che metabolizza i farmaci: è come se il paziente assumesse meno anticoagulante, con il rischio di coaguli e trombi».

Problematiche possono insorgere nei bambini. Durante una terapia odontoiatrica pediatrica, somministrando un leggero sedativo, sciolto nel pompelmo per renderlo più palatabile, i piccoli pazienti avevano una risposta esagerata al farmaco. Nessuno pensa che il pompelmo nuoccia ma può interagire con certi farmaci.

Oppure: non è un caffè al ginseng a suscitare gravi effetti, ma l’assunzione spinta di ginseng, può provocare problemi di coagulazione.

Ancora: la liquirizia si può gustare, ma senza eccedere, se il soggetto è iperteso.

E comunque, dire che una sostanza è naturale non vuol dire che faccia necessariamente bene. Su un campione di 1740 persone intervistate, il 71% ha detto di non sapere che ci possono essere delle insidie nei farmaci naturali. Ce ne sono tante, in realtà.

Per non giungere alla frettolosa e radicale conclusione “allora non li uso”, informiamoci da medici e farmacisti. Così possiamo prendere il meglio che la natura ci offre.

Anche perché i farmaci naturali «sono una grande risorsa, usata dall’uomo per migliaia di anni. L’importante è gestirli in modo scientifico, come se fossero farmaci di sintesi. Con questa regola, si possono ottenere effetti terapeutici importanti».

Nella foto di metà articolo, l’intervistata: Carla Ghelardini, docente ordinario di Farmacognosia per il corso di laurea di Farmacia, presso il Dipartimento di neuroscienze dell’Università di Firenze