Il critico d'arte inglese soggiornò varie volte a Lucca, attratto soprattutto dalla statua di Ilaria Del Carretto

Scritto da Silvia Silvestri |    Febbraio 2006    |    Pag.

Pittrice Ha da sempre associato la sua professione alla ricerca della storia toscana. Attenta ricercatrice della tradizione, a cui si ispira principalmente nelle sue opere pittoriche, essa scrive diffusamente di quegli elementi di curiosità storica di cui è ricchissimo quello che è definito "il giardino d'Italia", la Toscana.

L'innamorato di Ilaria
Incoraggiato dal padre allo studio della pittura e della poesia,
Ruskin inizia a prendere lezioni di pittura a 11 anni e per il suo 12° compleanno riceve in regalo una copia del romanzo di Samuel Roger Italy, in un'edizione illustrata con incisioni di Turner; Ruskin, nella sua autobiografia, attribuirà a questo regalo «l'intero corso della sua vita lavorativa».

Nel 1840 Ruskin viaggia in Francia e in Italia con i genitori. Sono diretti a Pisa, ma la famiglia cercava sempre di non viaggiare la domenica: decidono così di passare il fine settimana a Lucca. Lungo la strada visitano le cave di Carrara, da cui Ruskin, che si era appassionato alla nuova scienza della geologia, prende alcune pietre per la sua collezione.
Il primo approccio con la città di Lucca non è dei migliori, così ne parla nel suo diario: «è una piccola brutta città... ma piena di chiese, regolarmente e ben fortificata tutta intorno. Le ho girate oggi dopo la messa». Col tempo il suo giudizio sull'arte e l'architettura di Lucca, e dell'Italia in genere, diventerà più benevolo, ma non la sua opinione sugli italiani. Nelle lettere al padre dice che questa gente, trasportata da una malguidata urgenza di "migliorie", distrugge mura antiche, copre affreschi con intonaco e altro ancora.

Nel secondo viaggio a Lucca, questa volta senza i genitori, troverà però un motivo che lo farà rimanere lì a lungo e tornare negli anni. Nella sua autobiografia Praeterita, Ruskin ricorda che era arrivato a Lucca nel 1845 pensando che «fosse una questione di pochi giorni ed invece sono diventati 40 anni». Nella cattedrale di San Martino, nel lato nord del transetto, scopre il famoso sarcofago di Ilaria del Carretto, realizzato nel 1405 dal giovane artista senese Jacopo della Quercia; una figura a dimensioni naturali, «i suoi capelli, raccolti in ricche trecce, incorniciano la fronte pura ed incantevole; i suoi dolci occhi, dai sopraccigli arcuati, son chiusi; l'assenza del dolce sorriso su quelle labbra graziose mostra che il soffio della vita è cessato; e tuttavia non è né morte né sonno, ma un puro e casto ricordo».
Il principale interesse di Ruskin in questo viaggio era quello di trovare esempi per illustrare la sua Teoria del Bello. Ora in Ilaria aveva trovato l'esempio che stava cercando. Per Ruskin l'obiettivo dell'artista «è in primo luogo l'essere esatto», accurato, «da cui verrà bellezza», quello che aveva fatto Jacopo della Quercia unendo nel suo lavoro la correttezza "matematica" alla ricchezza di sentimento. Certo, non possiamo dire che fu Ruskin a scoprire questa scultura, ma fu certamente lui a portarla all'attenzione dei suoi contemporanei.

Ruskin tornerà a Lucca solo nel 1872, e per un breve periodo. Nei 27 anni dall'ultima visita era avvenuta la rovinosa fine del suo matrimonio, lo spostamento dei suoi interessi alla critica della società, la morte dei genitori e il suo amore senza speranza per la giovanissima Rose La Touche.

Due anni dopo fa nuovamente ritorno in "questo posto benedetto", durante un lungo viaggio di preparazione di un ciclo di lezioni da tenere ad Oxford, e dipinge almeno due vedute di Ilaria. Lo fa con grandissima difficoltà, come descrive nei suoi diari, e dà la spiegazione del perché in una lettera alla cugina; la statua gli ricorda Rose La Touche, che sta morendo e che si era dimostrata "di pietra" nel suo rifiuto a sposarlo. Nell'ultimo viaggio a Lucca Ruskin terrà per quasi un mese il suo giovane protetto Collongwood, che diventerà il suo biografo, a ritrarre la statua di Ilaria.

In tutti questi anni Ruskin ha ammirato questa statua prima come ideale di scultura cristiana e in seguito per il doloroso ricordo del suo amore impossibile. Morirà nel 1900 all'età di 81 anni, lasciando dietro di sé raccolte di scritti in 39 volumi, migliaia di disegni e acquerelli, una collezione di 300 opere del pittore inglese Joseph Mallord William Turner, considerato il primo paesaggista, e un'influenza nel mondo della cultura che si sente ancora oggi.



LA VITA
Dal gotico a Turner

John Ruskin nacque a Londra nel 1819, figlio unico di un ricco mercante scozzese di vini. Maggior esponente della critica d'arte nell'era vittoriana, contribuì a dar vita al movimento di riscoperta del gotico in architettura e promosse il gruppo dei Preraffaelliti. Ruskin fu un instancabile difensore ed ammiratore del pittore inglese Joseph Mallord William Turner.

«Turner è un'eccezione a tutte le regole, e non può essere giudicato da nessun altro standard dell'arte...», scrisse Ruskin a 17 anni in risposta ad un attacco fatto al suo idolo. Visse a lungo e da un punto di vista letterario fu molto prolifico: produsse trattati su questioni sociali, saggi letterari e critiche d'arte. Fra gli scritti più importanti: Pittori Moderni, Le Sette Lampade dell'Architettura e Le Pietre di Venezia.


Fonti:
Diaries of John Ruskin
Ruskin in Italy: Letters to His Parents, 1845
Ruskin in Lucca: a revisitation, articolo di Van Akin Burd