Scritto da Silvia Gigli |    Aprile 2002    |    Pag.

Giornalista E' nata e vive a Firenze ma è per metà senese. Ha iniziato a frequentare il mondo del giornalismo giovanissima, collaborando con quotidiani come La Città, Paese Sera e numerosi mensili toscani. Ha lavorato al quotidiano Mattina, allegato toscano dell'Unità, fino al '99, poi al Corriere di Firenze, infine caposervizio delle pagine dell'Unità in Toscana. Scrive sull'Informatore dal 1990.

Il film era un pretesto
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C'era una volta l'Universale. Un cinema d'essai, nel quale si entrava a due lire e spesso a sbafo e che era popolato della fauna più effervescente e scatenata che Firenze possa ricordare. Aperto dagli anni '40 fino al 1989, l'Universale è stato chiuso nel 1990, alla morte del suo proprietario, il "mitico Manlio Bracciotti" (come lo ricorda Romanone, storica maschera di quel cinema), che fu anche vicesindaco di Sesto Fiorentino. Oggi l'Universale, con i suoi film colti mescolati alle pellicole erotico-soft, da Pasolini a Tinto Brass; con i suoi personaggi culto, i modi di dire nati fra le sue mura, rimane nel cuore dei fiorentini come un angolo epico della storia recente di Firenze. E rivive in un appassionante libretto scritto dal giovane Matteo Poggi. Quasi un instant book su uno dei luoghi più rimpianti della città, che sa unire la ricerca storica all'immediatezza delle vicende che si sono consumate fra quelle mura. Poggi fa parlare i protagonisti, ovvero i frequentatori di quel cinema. Gente di via Pisana, del rione del Pignone, gente che piazza Pier Vettori la chiamava ancora "il campo del Tantussi", ricordando come, fino all'altro ieri, quella fosse ancora un'area agricola alle porte della città.
Se volete sapere quale è stata la genesi di neologismi e modi di dire come "abboboliniane", "asculaccianguille", "abburracciugagnene" o "ammirandagnene", se siete curiosi di conoscere le vicende di quei ragazzi degli anni Settanta che fra i film a richiesta degli spettatori inserivano pellicole come "Sussurri e grida" di Bergman e "El topo" di Jodorowsky e poi si accapigliavano in indicibili risse o si lanciavano in solenni ed esilaranti invettive durante le proiezioni, leggete la "Breve storia del cinema Universale". E scoprirete, se non altro, che, là dove oggi c'è un locale notturno molto alla moda, non molto tempo fa c'era un glorioso, indimenticabile cinema. Dove il pubblico, rissoso, irruento e meravigliosamente fantasioso, era il vero e solo spettacolo.

Matteo Poggi, "Breve storia del cinema Universale", 93 pp., Edizioni Polistampa, 6,2 euro.

Racconti al vento
Ci sono ombre curiose che inseguono innocui passanti e cercano di carpirne i segreti, ci sono mali d'amore e saggi consigli, innocue superstizioni infantili e piccoli, ingenui, angoli di libertà conquistata. C'è la freschezza di una scrittura sapida e mai banale nei racconti di Mirella d'Offizi che racconta piccole storie con l'occhio attento di chi sa che è il particolare, la sfumatura a fare la differenza.

Mirella D'Offizi, "Quando il vento fa, patate fritte", 64 pp., ed. I libri di Pan.

Giallo da ragazzi
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Un giovanissimo autore, una storia di ragazzi che finisce in tragedia, il talento di una penna adolescente che si rivela sorprendentemente matura e la passione che sa suscitare una storia tenera ed avvincente. Aretino, Jacopo Rossi oggi ha quattordici anni ma ne aveva undici anni e mezzo quando ha iniziato a scrivere questo romanzo e il fatto, manco a dirlo, ha destato grande scalpore in tutto il Paese. Un caso letterario, insomma, perché l'autore è un ragazzo che frequenta ancora le medie, il che non può che far gridare al miracolo. Ma il fatto interessante non è tanto l'età dello scrittore quanto la sua penna fluida e assai dotata. Sì, perché "Brividi di fanciullo", titolo a parte, è un libro ben scritto e avvincente, che sa mescolare le ingenuità della gioventù ai pensieri più scuri della maturità annunciata. C'è materia per continuare. Provaci ancora, Jacopo.

Jacopo Rossi, "Brividi di fanciullo", 227 pp., Ed. Calosci-Cortona.

Poesie in contanti
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In onore della lira ormai scomparsa e in omaggio all'euro neonato ecco la suggestiva leggerezza delle "Piccole poesie per banconote" di Alessandro Fo. Sulle piccole tenere mille lire o sulla solenne, imperiosa moneta da 500 euro (il famoso milione del signor Bonaventura), mille pensieri in viaggio, ricordi di amori, confessioni e riflessioni sulla vita. Che volano sul dorso di una moneta.

Alessandro Fo, "Piccole poesie per banconote", 73 pp., Edizioni Polistampa, 12 euro.

Libri & altro
Racconti come dipinti

Una pittrice con la passione della scrittura, racconti che si mescolano alle immagini o che sono immagini essi stessi, in un intreccio talmente stretto da costituire un unicum. E' "Multivisionaria", opera prima di Bona Baraldi, una raccolta di racconti che parlano di frati, paradisi e cavalieri mistici, folletti, filastrocche e personaggi da sogno.

Bona Baraldi, "Multivisionaria", 93 pp., edito dall'autore. Info: 055/855336