Le opere della famiglia Chini: da Galileo alla Manifattura

Scritto da Iacopo Cassigoli |    Novembre 2001    |    Pag.

Giornalista

La costruzione della stazione ferroviaria sulla linea tosco-romagnola segnò, sul finire dell'Ottocento, un'importante occasione per lo sviluppo urbanistico di Borgo San Lorenzo. Il fervente orgoglio civico di quegli anni, e l'idea del progresso, trasformarono l'antica cittadina dal carattere medievale in una piccola "capitale" del Liberty, con i nuovi quartieri moderni e "borghesi" costruiti proprio in direzione della stazione. Un ruolo da protagonista di questo rinnovamento fu svolto dai Chini a partire dal 1906, anno in cui Galileo, assieme al cugino Chino, fondò proprio a Borgo, luogo di origine di tutta la celebre famiglia, la manifattura ceramica Fornaci San Lorenzo. L'amministrazione comunale e l'Arciconfraternita della Misericordia si rivolsero alla Manifattura
Liberty a Borgo
Chini per decorare le rispettive sedi con eleganti pitture, splendenti ceramiche, raffinatissime vetrate colorate e perfino lavori in ferro battuto. Anche gli edifici storici, quali la Pieve romanica di San Lorenzo, il Palazzo del Podestà, l'oratorio di Sant'Omobono e il Santuario del S.S. Crocifisso vennero sottoposti ad importanti operazioni di abbellimento. Inoltre, la piccola e media borghesia che discretamente amava mostrare il benessere ed il livello sociale raggiunti, commissionava alle Fornaci San Lorenzo ogni sorta di decorazione architettonica "alla moda" per i propri villini e palazzine, costruiti nella nuova zona residenziale del paese (ovvero la spaziosa Piazza Dante sistemata a giardino col Monumento ai Caduti e il Viale Umberto I, oggi della Repubblica). Si può pertanto dire che Borgo San Lorenzo rappresenti un vero e proprio "museo" all'aperto di una manifattura tra le più importanti in Italia e in Europa, la cui produzione fu tragicamente interrotta nel 1943, quando un bombardamento distrusse la fabbrica (e dopo la guerra, nonostante i tentativi di Tito Chini, mai più ripresa). Lo stesso anno in cui veniva fondata la Manifattura, Galileo partecipava ai restauri all'interno della pieve, in virtù della sua precedente esperienza di restauratore di pitture antiche, appresa lavorando con lo zio Dario Chini. Al giovane Galileo fu commissionato il grandioso dipinto in stile neoromanico del catino absidale, sopra l'altare maggiore, raffigurante Cristo benedicente tra i santi patroni Lorenzo e Martino, solennemente stagliati su di un fondo blu lapislazzuli. All'esterno della pieve, in angolo tra la facciata e il monastero di Santa Caterina, per il settimo centenario della morte di San Francesco d'Assisi fu costruita una monumentale edicola, inaugurata il 4 ottobre del 1926. L'opera è una realizzazione corale della famiglia Chini e dei suoi collaboratori. Essa rappresenta una specie di "campionario" dell'ampia gamma di prodotti che la Manifattura era in grado di eseguire. Nella nicchia rivestita di brillanti piastrelle si trova la statua in ceramica del santo modellata da Augusto Chini, mentre la parete circostante è decorata con le pitture di Tito Chini (raffiguranti il lupo e l'agnello). Attorno corre un fregio con gli stemmi in ceramica delle più importanti famiglie mugellane. Nel 1931 si inaugurava il neorinascimentale Palazzo Comunale, la cui ricca e preziosa decorazione interna (vetrate, ceramiche, piastrelle per i pavimenti, pitture e lampade in ferro battuto) fu interamente progettata da Tito Chini, che disegnò anche i mobili. Di notevole pregio, assieme alla stanza del sindaco, è l'atrio d'ingresso con la grande scalea a triplice rampa, che immette al piano superiore. Si tratta di un vasto ambiente dove l'ornamentazione geometrica rivela un gusto ormai influenzato dallo stile Art Decò. Nell'atrio al primo piano un curioso dipinto neomedievale di Tito Chini coi santi Lorenzo e Martino raffigura una veduta ideale di Borgo San Lorenzo. Anche il neogotico Oratorio della Misericordia, inaugurato ufficialmente nel 1908, custodisce come una galleria d'arte opere della Manifattura Chini e dei vari membri della famiglia, realizzate in circa trent'anni di attività. Soltanto per fare un esempio, Galileo forniva il disegno per la lunetta di ceramica del portale con il Salvatore che risorge dal sepolcro, mentre all'interno dipingeva l'abside con una Madonna col Bambino, lavori ispirati alla pittura bizantina. In questo rapido itinerario per le vie di Borgo, non possiamo tralasciare le numerose commissioni che la famiglia Chini, e in seguito anche la Manifattura, ricevettero dai conti Pecori Giraldi per la Villa di Rimorelli, alle porte dell'abitato. L'edificio di fondazione medievale presenta una facciata rinascimentale con un torrione merlato, frutto del restauro del 1902. Le complesse decorazioni pittoriche del salone d'ingresso, che imitano lo stile gotico e quattrocentesco, vennero iniziate ai primi del Novecento da Leto Chini e completate negli anni Venti da Tito. Lo splendido e fiabesco San Giorgio che uccide il drago si deve invece al pennello di Galileo.