A Firenze l’associazione ricorda le oltre 900 vittime della mafia

Scritto da Edi Ferrari |    Marzo 2013    |    Pag. 4

Giornalista. Dal 1988 nel magico mondo della comunicazione (uffici stampa, pubbliche relazioni, editoria, eccetera), e con una quasi (senza rimpianti) laurea in Lettere, collabora con Unicoop Firenze anche per l'aggiornamento dei contenuti del sito internet, per le pagine del tempo libero. Ha lavorato anche nella redazione di Aida (attuale Sicrea), dove si è occupata principalmente della realizzazione di trasmissioni televisive, fra le quali anche InformaCoop. Per l'Informatore si occupa delle pagine degli "Eventi".

Da Roma a Potenza, passando per Corleone, Torre Annunziata, Gela, Bari, ma anche Modena, Torino, Milano. Perché che si chiami mafia, camorra, ‘ndrangheta, sacra corona unita, l’illegalità non è un fenomeno che riguarda solo il sud del nostro Paese (come anche le recenti vicende giudiziarie in Lombardia hanno evidenziato).

Sono alcune delle tappe della “Giornata della Memoria e dell’Impegno per ricordare le vittime innocenti di tutte le mafie” che Libera organizza dal 1996, ogni 21 marzo, e che quest’anno fa tappa, il 16, a Firenze.

Spiega don Giuseppe De Masi, che guida la Comunità parrocchiale Santa Marina Vergine a Polistena, in provincia di Reggio Calabria, ed è il referente di Libera per la Calabria:«Il primo giorno di primavera è un simbolo di speranza. Un giorno bello, al quale noi abbiamo voluto accostare il simbolo della memoria ricordando tutte le vittime innocenti della mafia.

Da qualche anno abbiamo diviso questa giornata in due momenti: il primo con un raduno nazionale in una città a turno, programmandolo il sabato a ridosso del 21 marzo. Il 21 invece in mille piazze d’Italia organizziamo un secondo appuntamento».

«Sono oltre 900 – continua don De Masi - le vittime innocenti di mafia: semplici cittadini, magistrati, giornalisti, sacerdoti, appartenenti alle forze dell’ordine, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici, amministratori locali; sono morti per mano delle mafie, solo perché con coerenza e rigore hanno compiuto il loro dovere.

Don pino de masi liberaci dalla mafiaCelebriamo questa giornata, perché la memoria si trasformi in impegno. Ricordare queste vittime deve significare per tutti i cittadini fare qualcosa per il cambiamento e fare in modo che questo sangue non sia stato versato invano. Nella logica che guida Libera, questo momento è fondamentale».

Secondo lei, chi non è direttamente coinvolto, non è abbastanza attento e sensibile alla questione, e quindi non si impegna sufficientemente?

«Credo che le vittime di mafia chiamino in causa tutti gli italiani. Oltretutto in nome delle vittime di mafia in Italia è nata una bellissima realtà: i familiari delle vittime; il grande merito di Libera è stato quello di metterli assieme e di far trasformare il loro dolore in impegno concreto. I primi a darsi da fare sono proprio loro: girano l’Italia, vanno nelle scuole, come nelle carceri, a incontrare le persone, e hanno trasformato il loro dolore e il loro pianto in impegno per il cambiamento. E allora sono proprio loro, con la loro testimonianza concreta, che interpellano anche la gente comune.

Anche perché dobbiamo metterci in testa che quello delle mafie non è un problema che interessa solo alcune persone o alcuni territori, ma ci riguarda tutti, perché le mafie bloccano il vivere civile, il cambiamento, la crescita economica.

Allora dobbiamo prendere coscienza che o combattiamo tutti insieme e quindi usciremo tutti da questa situazione, o non ne uscirà nessuno. La lotta alle mafie non può essere solo delegata ad alcuni.

Don luigi ciotti I familiari delle vittime, coloro che sono più impegnati, possono essere di stimolo, possono aprire strade nuove; ma senza l’impegno di tutti i cittadini, non potremo liberarci dalle mafie. La questione fondamentale è proprio questa: convincere tutti gli italiani che questo problema ci riguarda tutti».

A fianco di Libera

Riguarda anche la Cooperativa, che già da diversi anni attraverso la Fondazione Il Cuore si scioglie e i progetti di “Noi con gli Altri”, ma anche attraverso la promozione nei punti vendita dei prodotti di Libera Terra, collabora attivamente con Libera.

Una delle ultime iniziative, che vede in prima linea proprio don Pino, è la ristrutturazione di una palazzina confiscata a Polistena: da simbolo del potere mafioso si sta trasformando in simbolo della legalità.

Grazie anche a un contributo triennale, 150.000 euro, della Fondazione, stanno nascendo un centro di aggregazione sociale per i giovani, con un bar e un piccolo ristorante biologico; una Bottega dei sapori e dei saperi della legalità dove vendere i prodotti della Cooperativa Valle del Marro e delle altre cooperative di Libera; l’ambulatorio “Calabria” di Emergency; aule di formazione polifunzionali; e un ostello per ospitare i giovani che partecipano ai campi estivi di Libera.

Inaugurazione (a tappe, perché i fondi non sono sufficienti per tutto) entro qualche mese. «Il concetto – sottolinea Don Pino – è che quello che prima era il ‘loro’ palazzo oggi deve diventare cosa e casa nostra».

Semi di giustizia

Si intitola Semi di giustizia, fiori di corresponsabilità la 18ª “Giornata della memoria e dell’impegno”. Il 16 marzo, a partire dalle 9, i partecipanti si raduneranno alla Fortezza da Basso di Firenze, da dove partirà il corteo in direzione dello Stadio.

Qui saranno letti i nomi delle vittime innocenti delle mafie; a seguire, interventi dei familiari delle vittime e dei presidenti di Libera e di Avviso Pubblico; al termine della manifestazione, concerto di Fiorella Mannoia. Nel pomeriggio ci saranno seminari tematici sui diversi aspetti che riguardano le mafie, aperti a tutti, in diciassette sale centrali della città messe a disposizione dal Comune.

Sul web

Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie: www.libera.it

Il cuore si scioglie: a questo indirizzo il sito internet della Fondazione Il Cuore si scioglie

Nelle foto dall'alto in basso:

  • Manifestazione antimafia a Polistena (RC)
  • Don Giuseppe (Pino) De Masi (foto di M. D'Amato)
  • Don luigi Ciotti (foto di Torrini Fotogiornalismo)

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