Scritto da Antonio Comerci |    Dicembre 2016    |    Pag. 26, 27

Da molti anni nell'Unicoop Firenze, si è occupato di varie tematiche, soprattutto dal punto di vista consumerista e storico.

Autore alla fine degli anni ’80 di alcune pubblicazioni: Guida alla spesa - per spendere meglio e sapere cosa si compra (1989); Ecologia domestica - suggerimenti per rispettare l'ambiente (1989); Vivere la sicurezza - i pericoli dell'ambiente domestico; Frutti esotici – Piccola guida per conoscerli, riconoscerli e apprezzarli (1987); A come agrumi (1987).

Nel 1982 ha organizzato le Giornate dei giovani consumatori, a Firenze, che hanno visto la partecipazione di oltre 12 mila studenti e sono state la prima esperienza in grande stile della Coop nel mondo della scuola e dell'educazione ai consumi.

Dirige dal 1981 l'Informatore, mensile inviato ai soci dell'Unicoop Firenze, con una tiratura di oltre 600 mila copie. Dal '92 è responsabile della comunicazione istituzionale dell'Unicoop Firenze.

Nel 2004 esce “All’origine dell’oggi – Cronaca degli ultimi 40 anni della cooperativa”, una cronologia dei più significativi eventi che hanno caratterizzato l’Unicoop Firenze e la cooperazione di consumo dal 1960 in poi. Stampato in proprio dall’Unicoop Firenze, la ricerca, le immagini e i testi della pubblicazione sono di Comerci.

Nel 2007 ha pubblicato per "I tipi" della Mauro Pagliai Editore, il libro "sComunicati - Viaggio fra i mezzi e i messaggi della società che comunica", con la prefazione del prof. Carlo Sorrentino, docente dell'Università di Firenze.

Per i cinquanta anni dalla registrazione della testata, nel 2013 esce “Quelli che... informano – Storia e considerazioni sul giornale dell’Unicoop Firenze” pubblicato dall’Unicoop Firenze e diffuso in migliaia di copie. Nella pubblicazione s’intreccia la biografia dell’autore, la comunicazione e la storia dell’Unicoop Firenze.

Nel 2018 Comerci va in pensione e pubblica un’edizione aggiornata de “All’origine dell’oggi”. È incaricato dalla cooperativa della responsabilità dell’Archivio storico dell’Unicoop Firenze.

coop prato

Foto A. Fantauzzo

Lettere dei soci
Soci esclusi

Con dispiacere leggo la vostra lettera che di fatto esclude un socio, qualora non si rispettino alcune regole come fare almeno una spesa l’anno, o essere socio prestatore o, infine, aver partecipato ad un’assemblea. Intendo sottolineare un errore, a mio modesto avviso, nelle strategie di comunicazione con i clienti soci.

Ad esser franchi, il socio, di fatto, è prima di tutto un “Cliente Sostenitore” e dunque invocarne l’espulsione per decadenza dei termini a me sembra risultare un “autogol". Voi vi siete permessi di entrare in casa mia e della mia famiglia con un preavviso di esclusione da socio, senza prima chiedere se vi fossero stati dei problemi personali o familiari, oppure altro, magari dovuto a difficoltà nel raggiungere il luogo di spesa dal luogo di residenza. Se poi vi fossero delle altre preferenze da parte mia, sarebbe compito di un buon Ufficio Marketing approfondire con ricerche di mercato, per carpire eventuali lacune e scoprire i bisogni veri e le domande latenti dei soci-consumatori.

Adesso, delusa, vedrò di impegnarmi nel non correre il rischio di fare la spesa - per sbaglio - entro dicembre e poter decadere così da una carica che pensavo fosse qualcosa di più di un semplice numero.

A. Chiavacci - Collesalvetti (Li)


Abbiamo ricevuto altre mail dopo la lettera che abbiamo mandato ai soci per avvertirli che al 30 settembre non avevano più i requisiti per restare soci, ma che avevano a disposizione altri tre mesi per continuare a esserlo. L’esclusione da socio non è una decisione della cooperativa, ma un obbligo che la legge ci impone, con uno scopo condivisibile e ben preciso: avere soci non sulla carta ma reali. Però ha ragione la socia nel dire che questa regola è troppo rigida: ci possono essere mille motivi per cui un socio può non poter fare la spesa o non partecipare alla vita della cooperativa per un breve, unico anno. Malattia, trasferimento per lavoro, perdita della carta e altri ancora. E a noi non fa piacere escludere anche un solo socio, e per questo da luglio abbiamo dedicato un’intera pagina dell’“Informatore” con lo slogan “ C’è posto per tutti… Resta con noi”: ed è questo ciò che si augura e spera la nostra cooperativa. Per tale motivo è stata nostra premura preavvertire tramite la lettera personale, sperando di recuperare anche un singolo socio. E ad oggi abbiamo ottimi risultati: decine di migliaia che hanno fatto una spesa anche minima e si sono messi in regola, tantissimi altri che hanno chiuso la pratica dei soci deceduti, altri che hanno richiesto la quota sociale perché trasferiti lontano. E poi ci sono quelli che non sono più nostri clienti perché, per esempio, hanno un super o un ipermercato più vicino, o perché non sono più attratti dai nostri ipermercati, che abbiamo dismesso. È il caso di molte migliaia di soci della provincia di Livorno e anche della socia Alessandra.


Domenica è sempre domenica

La Coop che vorrei dovrebbe avere, a mio parere, un occhio di prudenza verso la globalizzazione dei consumi ad ogni costo. Trovo infatti poco etico che la Coop in cui mi servo sia aperta tutte le domeniche di settembre, ottobre e novembre, senza parlare di quello che avverrà nel mese di dicembre sotto le feste. Dovrebbe essere posto un limite a queste aperture, la domenica dovrebbe essere dedicata a tutte le altre cose che non siano gli acquisti e il lavoro dei dipendenti Coop. Capisco che sia diventato un circolo vizioso e che anche la Coop si debba adeguare a quello che fanno Esselunga, Pam, Lidl, per non parlare di Carrefour con le sue aperture H24, ma secondo me invece dovrebbe dare un segnale diverso, di dissenso verso questa abitudine legata solo al commercio ed al profitto; sono convinto che soci e clienti capirebbero questa scelta e la apprezzerebbero.

R. Garuglieri - Firenze


Unicoop Firenze ha fatto una battaglia nel 2010 per la programmazione delle aperture la domenica e i festivi. Da allora la situazione è cambiata e la liberalizzazione senza limiti si è fatta strada senza ostacoli. Noi abbiamo continuato fino ad oggi ad aprire a “scacchiera”, dando la possibilità ai nostri soci di avere un grande punto vendita aperto nel giro di qualche chilometro. Su 104 sono 45 i punti vendita che aprono in questo periodo la domenica, e solo 7 tutto il giorno. Qual è il pericolo, se non facciamo così? La perdita di quote di mercato: se noi siamo chiusi, i nostri stessi soci e clienti vanno negli altri supermercati, tutti aperti e per l’intero giorno. La perdita di un punto di quota di mercato, manda in esubero 150 dipendenti. Quindi la questione si pone non in termini di mancato profitto, ma di posti di lavoro. Prima di tutto dobbiamo difendere questi.


Strumenti per vivere

Sono un medico vostro socio. Oggi, come mi è accaduto altre volte, mentre stavo facendo la spesa, son dovuto intervenire perché un cliente si è sentito male. Nulla di che. Ma ho scoperto, parlando con i dipendenti che sono intervenuti in mio aiuto e che ringrazio, che all’interno del supermercato non è presente un defibrillatore. Non sto qui a ripetere l’importanza che riveste l’avere un defibrillatore a disposizione e come questo in alcuni casi rappresenti la differenza tra vivere o morire, perché oramai sono cose note. Se è vero che la presenza del defibrillatore non è ancora obbligatoria, ritengo che sia giusto e doveroso che una cooperativa come la nostra debba avere a cuore la salute dei propri soci, non solo distribuendo prodotti alimentari di qualità e controllati, ma anche quando sono all’interno dei supermercati per fare la spesa.

Dott. C. Ciari – Figline Valdarno (Fi)


Sono nove i nostri supermercati e centri commerciali che hanno il defibrillatore: sono quelli più grandi e con un più alto afflusso di persone. Nei nostri punti vendita abbiamo personale addestrato per il primo soccorso a clienti e colleghi, addestramento che deve essere continuato nel tempo. Comunque, la prima cosa da fare è chiamare il 118, spiegare con precisione la situazione e sapere cosa fare in attesa dell’ambulanza.


Clementini d’ottobre

Sono cliente e socio Coop del punto vendita di Massa e Cozzile fin dai primi mesi di vita della struttura e ho notato con vero dispiacere che gli agrumi in vendita in questo periodo sono tutti di provenienza straniera e non più siciliana. Fra l’altro ho comprato i clementini spagnoli e sono rimasta schifata: secchi o aspri, decisamente immangiabili.

C. Gabbani – Pieve a Nievole (Pt)


Gli agrumi sono frutti invernali. A ottobre, quando ha scritto la socia, c’erano solo le primizie spagnole, mentre proprio in quei giorni cominciava la vendita di limoni italiani. Quando il prodotto italiano è disponibile, togliamo subito quello di provenienza estera. Per quanto concerne le arance, le prime produzioni di navel (polpa bionda) italiane sono disponibili dalla prima settimana di novembre. In questo dicembre cominciamo ad avere buone produzioni di clementini, limoni e arance. Ci piacerebbe moltissimo avere per 365 giorni l’anno la produzione siciliana o italiana di agrumi, ma dobbiamo avere consapevolezza della stagionalità. Per esempio, per quanto la ricerca stia lavorando per avere varietà sempre più tardive, è chiaro che la stagione delle arance nazionali termina a fine maggio, inizio giugno; se vogliamo comunque le arance, devono venire dall’altra parte del mondo. (Sandro Massei, responsabile acquisti ortofrutta Unicoop Firenze)


Con i terremotati

Sono da sempre una vostra affezionata socia e nel tempo ho avuto modo di constatare l’impegno profuso e la sensibilità messa in atto dalla Cooperativa in situazioni d’emergenza solidale-sociale nei confronti delle popolazioni colpite da eventi disastrosi! In quanto socia e cittadina responsabile e consapevole che “l’unione fa la forza e la differenza...”, presento a voi la mia proposta di sensibilizzazione-azione, come a suo tempo fu fatto a sostegno delle aziende emiliane colpite dal terremoto, per il parmigiano reggiano e tutti i prodotti deteriorabili. Affinché la solidarietà e la vicinanza contribuiscano a creare e infondere sostegno, supporto e forza nei confronti di tutte quelle micro-aziende che hanno subito e stanno continuando a subire questo evento calamitoso, propongo alla Cooperativa di creare e localizzare all’interno dei punti vendita “un’isola di solidarietà” dedicata alla vendita dei prodotti provenienti dalle ditte e aziende colpite dal terremoto!

M. Maggi – Sesto Fiorentino (Fi)


Grazie del suggerimento; confermiamo che siamo in contatto con aziende umbre, marchigiane e laziali per sostenerle nel loro sforzo di rinascita. Quella del centro Italia non è la stessa situazione dell’Emilia, dove c’erano grandi aziende e forti consorzi pronti a rifornire la distribuzione moderna. Le aziende terremotate sono agricole e artigianali, al massimo medie e piccole aziende di trasformazione. Il problema più grande ora è ricostruire quei borghi, quelle case e quelle scuole, ed è ciò che dobbiamo fare subito.


Senza veleno

Rappresento una associazione micologica (Associazione nazionale cercatori funghi) che dal 2010 si impegna ad informare i cittadini contro gli avvelenamenti da funghi. Sull’“Informatore” di novembre 2016 è uscito un articolo (La casa dei veleni) nel quale si parla di avvelenamenti da funghi con molta superficialità. Anche la foto avvalora la superficialità con cui è stato trattato l’argomento funghi, dove è rappresentata la specie fungina Amanita muscaria. In Italia dalla gente è giudicato mortale, mentre per i micologi è non commestibile. Lo stesso fungo in Spagna nei ristoranti è regolarmente consumato, preparato e cucinato in un determinato modo. Vi pregherei in altre occasioni, se parlate di funghi, di affidarvi a persone che siano esperte del settore.

P. Bove – Prato


Abbiamo ringraziato il socio per le informazioni e per essere un nostro attento lettore. L’esperto che abbiamo intervistato è docente universitario di tossicologia, nel cui reparto passano cinquemila intossicati l’anno; quindi ha una certa competenza in materia, anche per le intossicazioni da funghi. La casa dei veleni è un titolo dato all’articolo dalla nostra redazione e si riferisce alle intossicazioni che avvengono in ambito domestico, e quindi anche per ingestione di cibi, fra cui quelle da funghi, che raggiungono l’apice proprio in autunno. Insomma, un medico, un tossicologo, secondo noi può parlare benissimo di funghi, specie nella pagina dedicata alla salute. Per quanto riguarda il disegno (non è una foto), Lido Contemori ha messo il fungo più “bello” e… “disegnabile” della tavola dei “non commestibili” anche se non mortali.




Appuntamento

In ricordo di Banchelli


A un anno dalla scomparsa, esce il libro per ricordare Celso Banchelli, uno dei padri delle Coop moderne, ininterrottamente per 27 anni presidente autorevole e stimato dell’Associazione regionale toscana cooperative di consumo. Il volume riporta una serie di interventi di Celso Banchelli dal 1961 al 1994: rappresentano una testimonianza storica de Le radici della cooperazione moderna, che è anche il titolo del volume edito da Polistampa. La figura di Banchelli è definita attraverso i contributi di Stefano Bassi, Turiddo Campaini, Giorgio Morales e Giorgio Riccioni.

Il libro sarà presentato venerdì 16 dicembre 2016, alle 17, alla Biblioteca Ernesto Ragionieri, Sala Meucci, in piazza della Biblioteca 4 a Sesto Fiorentino.

Intervengono: Stefano Bassi, presidente dell’Associazione coop consumatori del distretto tirrenico, che ha promosso la pubblicazione, Vincenzo Tassinari già presidente di Coop Italia, il sindaco di Sesto Fiorentino Lorenzo Falchi e Valdo Spini, presidente della Fondazione Rosselli.