Scritto da Antonio Comerci |    Giugno 2008    |    Pag.

Da molti anni nell'Unicoop Firenze, si è occupato di varie tematiche, soprattutto dal punto di vista consumerista e storico.

Autore alla fine degli anni ’80 di alcune pubblicazioni: Guida alla spesa - per spendere meglio e sapere cosa si compra (1989); Ecologia domestica - suggerimenti per rispettare l'ambiente (1989); Vivere la sicurezza - i pericoli dell'ambiente domestico; Frutti esotici – Piccola guida per conoscerli, riconoscerli e apprezzarli (1987); A come agrumi (1987).

Nel 1982 ha organizzato le Giornate dei giovani consumatori, a Firenze, che hanno visto la partecipazione di oltre 12 mila studenti e sono state la prima esperienza in grande stile della Coop nel mondo della scuola e dell'educazione ai consumi.

Dirige dal 1981 l'Informatore, mensile inviato ai soci dell'Unicoop Firenze, con una tiratura di oltre 600 mila copie. Dal '92 è responsabile della comunicazione istituzionale dell'Unicoop Firenze.

Nel 2004 esce “All’origine dell’oggi – Cronaca degli ultimi 40 anni della cooperativa”, una cronologia dei più significativi eventi che hanno caratterizzato l’Unicoop Firenze e la cooperazione di consumo dal 1960 in poi. Stampato in proprio dall’Unicoop Firenze, la ricerca, le immagini e i testi della pubblicazione sono di Comerci.

Nel 2007 ha pubblicato per "I tipi" della Mauro Pagliai Editore, il libro "sComunicati - Viaggio fra i mezzi e i messaggi della società che comunica", con la prefazione del prof. Carlo Sorrentino, docente dell'Università di Firenze.

Per i cinquanta anni dalla registrazione della testata, nel 2013 esce “Quelli che... informano – Storia e considerazioni sul giornale dell’Unicoop Firenze” pubblicato dall’Unicoop Firenze e diffuso in migliaia di copie. Nella pubblicazione s’intreccia la biografia dell’autore, la comunicazione e la storia dell’Unicoop Firenze.

Nel 2018 Comerci va in pensione e pubblica un’edizione aggiornata de “All’origine dell’oggi”. È incaricato dalla cooperativa della responsabilità dell’Archivio storico dell’Unicoop Firenze.

Cestelli riciclati
Ho notato ed ho anche molto apprezzato il riciclo delle bottiglie di PET per farne cestelli per la spesa. Ma mi chiedo cosa avete fatto dei vecchi cestelli in plastica: solo un loro smaltimento eco-compatibile giustificherebbe l’iniziativa di fabbricarne altri, seppure con plastica riciclata.
P. P. – Pisa

Risposta:
I cestelli si rompono, si deteriorano, spariscono e quindi li abbiamo reintegrati con i nuovi, gradualmente: sono già tre anni che nei primi negozi sono apparsi i nuovi cestelli in Pet riciclato. Nei nostri punti vendita viene effettuata una differenziazione molto spinta dei rifiuti, separando i vari materiali prima di conferirli ai vari raccoglitori o alle aziende che si occupano dello smaltimento pubblico dei rifiuti.



Prodotti Libera
Vorrei sapere se la Coop ha in vendita i prodotti coltivati nelle terre dei boss mafiosi dalle associazioni che aderiscono al coordinamento “Libera” di Don Ciotti.
A. C. - Sesto Fiorentino

Risposta:
Abbiamo in assortimento la pasta Libera Terra ed il vino (rosso e bianco) prodotto nelle terre confiscate alla mafia. Si trovano sugli scaffali dei nostri ipermercati e supermercati, non sempre, però, perché le quantità disponibili spesso vanno esaurite.



Sui barchini del Padule
Vi scrivo per dirvi le mie impressioni sulla girata sui barchini del Padule di Fucecchio. È stata un’esperienza assolutamente positiva. Siamo andati giovedì scorso, una giornata di sole, per fortuna, e con un po’ di vento. Era bellissimo ed emozionante spostarsi nei canali e ascoltare, nel silenzio, tutti i suoni della natura, il vento tra le canne, i richiami degli uccelli, l’acqua mossa dai barchini. Veramente unico. Ed è anche interessante ascoltare la passione che i nostri accompagnatori hanno per il “loro” Padule, l’imitazione dei versi degli animali, l’indicazione di dove guardare per vederli. Sembrava di tornare cinquanta anni indietro e, di questi tempi, tornare alle cose semplici non fa proprio male.
L. L. – Empoli



Origine temuta
Scrivo in merito alle zone inquinate dai rifiuti tossici in Campania, dopo aver visto dei programmi televisivi dove sopra alcuni terreni o nelle immediate vicinanze ci sono delle coltivazioni di vari tipi di frutta, verdure, cereali e legumi destinati al commercio nazionale. Io sono sicuro che da parte vostra ci sono dei controlli accurati in modo che certi prodotti non vadano a finire sui banchi di vendita. Però riterrei più trasparente scrivere sui cartelli appesi sopra la merce, la provincia di provenienza e non “provenienza italiana”, che obbiettivamente mi sembra troppo generico, in modo che possiamo scegliere i prodotti con più serenità.
R. B. – Firenze

 

Risposta:
Da tempo, ancor prima che le notizie raggiungessero questo livello di allarme, Coop controlla il rischio diossine e metalli pesanti dei prodotti di ortofrutta provenienti dalla Campania. Abbiamo richiesto a tutti i nostri fornitori la esclusione delle provenienze più a rischio e un piano di autocontrolli e verifiche analitiche dirette. Inoltre abbiamo messo in atto un piano straordinario di controlli su tutti i prodotti ortofrutticoli freschi provenienti dalla Campania e, in particolare, sono stati verificati prodotti come lattuga, carciofi, finocchi e fragole. I risultati non hanno evidenziato nessuna contaminazione a rischio. Naturalmente continueremo, come sempre, a mantenere alta l’attenzione per prevenire ogni situazione di rischio e per garantire la massima sicurezza dei nostri prodotti in vendita.  
Detto questo e dopo aver investito parecchi soldi e parecchio impegno per la sicurezza del consumatore, è giusto penalizzare questi prodotti scrivendone l’origine oltre le disposizioni di legge? Questa è la domanda che ci poniamo e che ci ha portato fino ad ora a indicare solo quanto previsto dalla normativa vigente.

 

 

Foto di M. D'Amato


Crudo e sfuso
Perché non mettete dei distributori di latte crudo nei vostri negozi? Io vivo a Pistoia e conosco molte persone che sarebbero molto contente di una iniziativa come questa, sana e ecologica.
S. O. - Pistoia

Risposta:
Al momento la legislazione permette ai soli allevatori questa possibilità: ad un esercente non è consentita. Stiamo comunque valutando le possibili soluzioni come, per esempio, accordi diretti con i produttori.

 


Scatole rotte

Perché nei vostri negozi le scatole dopo vuotate non vengono messe in un angolo a disposizione dei clienti? Vedo che dopo che sono state vuotate vengono subito rotte. Nei supermercati in Slovenia, in Croazia, in Austria si può prendere le scatole lasciate a disposizione dei clienti.
V. G. - Firenzuola

Risposta:
Anche da noi, fino ad una ventina d’anni fa c’era questa abitudine che gradualmente è stata abbandonata. I motivi sono essenzialmente due: l’angolo dedicato ai cartoni si trasformava quasi in una “discarica” di cartoni che diventavano rapidamente malmessi e inutilizzabili; l’altro motivo è l’efficiente sistema di riciclo che abbiamo in quasi tutti i punti vendita, senza sprecare nemmeno un etto di carta e cartone.

 

Fagotto galeotto
Nei giorni antecedenti le festività pasquali, sono stata per fare la spesa alla Coop di San Casciano, come si può prevedere file alle casse con carrelli pieni. Tutto normale. Avanti a me, in fila, una coppia sulla settantina, con il loro carrello ben carico, lei si spostava per le ultime cose, passandomi accanto ho notato nella borsa al suo braccio un involucro, come quelli della gastronomia, con l’etichetta del prezzo. Loro turno, spesa sul nastro e la signora si teneva, con indifferenza, la borsa ben serrata. Pagata la spesa esposta con saluti ed auguri sono usciti. Insomma, alla spesa di questi signori hanno contribuito i soci Coop e buon pro gli faccia!
C. B. – San Casciano Val di Pesa

 

Risposta:
Pubblichiamo questa lettera, come esempio di attaccamento alla cooperativa. Ci sono ancora tanti soci che ragionano come la socia Carla. E siamo grati a tutti loro.



Casse meno
Fare la spesa sempre e solo alla Coop mi ha sempre dato quella sottile piacevolezza che questa scelta contribuisse, se pur in piccolo, a rendere il futuro un po’ migliore. Negli ultimi tempi però sono in difficoltà; trovo la cooperativa sempre più simile ad ogni altra catena commerciale. La nuova “Cassa Più” di via Cimabue è l’ultimo palese esempio della direzione presa. A chi serve? L’utente dovrà passare sul lettore ottico tutti gli articoli acquistati, e poi dovrà pagare ad una macchina elettronica l’importo dovuto. Dove sta il vantaggio? Se tutto va bene (il rischio di sbagliare qualcosa sia nel passare gli articoli che nel pagare mi sembra molto alto) l’unica cosa che avremo ottenuto sarà stata quella di aver fatto il lavoro al posto di un esperto cassiere. A differenza del Salvatempo, qua l’unico evidente vantaggio è quello di avere sempre meno dipendenti e fare più soldi. E io da oggi non saprò e non vorrò più difendere la “vostra” nuova Coop.
T. N. – Firenze

Risposta:
Le “Cassa più” servono ad avere “casse veloci” sempre aperte: un servizio in più per il consumatore per fare meno file. Non serve ad avere “meno cassiere”, ma la stessa cassiera per più casse. In via Cimabue è stata tolta una cassa normale, sostituendola con sei “Cassa più”. Del resto l’Unicoop Firenze, negli ultimi anni ha sempre aumentato i posti di lavoro e l’occupazione. Quindi la nostra politica non è quella di “meno personale” in generale. Più produttività in alcune funzioni, più servizio e personale là dove ce n’è più bisogno per offrire un buon servizio: ai banchi e alla produzione (pescheria, forno, macelleria, gastronomia). È una politica che mette al centro il lavoro.

Foto di M. D'Amato 

Nelle foto: l'inaugurazione il 28 aprile dell'inCoop di via della Repubblica a Empoli

 

In evidenza

Voci
Il mouse più veloce del West
di Antonio Comerci

"Qualcuno si ricorda perché la cicerchia è pericolosa?”. Capita, quando siamo in diversi in redazione, per pigrizia o per distrarsi un attimo dalla tastiera del computer, di rivolgersi agli altri per avere un’informazione, per curiosità o per lavoro. A questo punto scatta una gara silenziosa, un muovere frenetico di mouse e un ticchettare veloce sulla tastiera, per trovare per primi su internet le informazioni giuste. “Cicerchia: pianta erbacea, della famiglia delle leguminose, con semi tondeggianti che ricordano i piselli… contiene, sia nei semi che in tutte le parti della pianta, una sostanza tossica, la latirina, che provoca disturbi a livello di sistema nervoso, che giungono fino alla paralisi spastica (caspita!); può essere usata tranquillamente dopo una lunga permanenza in acqua, nella quale la latirina si disperde”.

Abbiamo cercato di carpire il segreto di chi vince sempre ma non ci siamo riusciti, perché non c’è. C’è solo intuito e intelligenza pronta. Se ricerco la parola “cicerchia”, Google mi dà 53.600 siti con quella parola, ordinati a caso: per prima c’è una sagra, poi un libro, un’altra sagra, un articolo di giornale, una ricetta… e così per 53.600 pagine! Chissà dov’è la notizia che cerco. Se cerco “composizione cicerchia” ho 539 risultati, sempre troppi, una rapida occhiata e si cambia ricerca. “Cicerchia tossica” 66 risultati: anche con questa ricerca si rischia di perdersi, ma trovo il nome della sostanza tossica e faccio una nuova ricerca con “latirina”: 11 siti e il primo mi dà la notizia cercata.

Per trovare qualcosa su internet ci vuole intelligenza ed esperienza: internet non favorisce i pigri e gli ignoranti. Ed è uno strumento potentissimo perché permette di avere molte fonti d’informazione e di ricerca a disposizione e di confrontarli. Per questo stesso motivo internet può essere anche uno strumento pericoloso e fuorviante: un errore o un falso immesso nella “grande rete” si moltiplica e trova sempre un incauto che lo riprende e lo moltiplica a sua volta.

Tratto dal libro “sComunicati – Viaggio fra i mezzi e i messaggi della società che comunica”, Mauro Pagliai Editore