Scritto da Antonio Comerci |    Settembre 2003    |    Pag.

Da molti anni nell'Unicoop Firenze, si è occupato di varie tematiche, soprattutto dal punto di vista consumerista e storico.

Autore alla fine degli anni ’80 di alcune pubblicazioni: Guida alla spesa - per spendere meglio e sapere cosa si compra (1989); Ecologia domestica - suggerimenti per rispettare l'ambiente (1989); Vivere la sicurezza - i pericoli dell'ambiente domestico; Frutti esotici – Piccola guida per conoscerli, riconoscerli e apprezzarli (1987); A come agrumi (1987).

Nel 1982 ha organizzato le Giornate dei giovani consumatori, a Firenze, che hanno visto la partecipazione di oltre 12 mila studenti e sono state la prima esperienza in grande stile della Coop nel mondo della scuola e dell'educazione ai consumi.

Dirige dal 1981 l'Informatore, mensile inviato ai soci dell'Unicoop Firenze, con una tiratura di oltre 600 mila copie. Dal '92 è responsabile della comunicazione istituzionale dell'Unicoop Firenze.

Nel 2004 esce “All’origine dell’oggi – Cronaca degli ultimi 40 anni della cooperativa”, una cronologia dei più significativi eventi che hanno caratterizzato l’Unicoop Firenze e la cooperazione di consumo dal 1960 in poi. Stampato in proprio dall’Unicoop Firenze, la ricerca, le immagini e i testi della pubblicazione sono di Comerci.

Nel 2007 ha pubblicato per "I tipi" della Mauro Pagliai Editore, il libro "sComunicati - Viaggio fra i mezzi e i messaggi della società che comunica", con la prefazione del prof. Carlo Sorrentino, docente dell'Università di Firenze.

Per i cinquanta anni dalla registrazione della testata, nel 2013 esce “Quelli che... informano – Storia e considerazioni sul giornale dell’Unicoop Firenze” pubblicato dall’Unicoop Firenze e diffuso in migliaia di copie. Nella pubblicazione s’intreccia la biografia dell’autore, la comunicazione e la storia dell’Unicoop Firenze.

Nel 2018 Comerci va in pensione e pubblica un’edizione aggiornata de “All’origine dell’oggi”. È incaricato dalla cooperativa della responsabilità dell’Archivio storico dell’Unicoop Firenze.

Lettere
Invitato speciale

Ho letto dai giornali che qualche giorno fa si è tenuta, ad Agliana, l'assemblea dei soci. Mi è stato detto che la notizia era stata pubblicizzata con l'affissione di locandine e con volantini. Mi domando: un'azienda che è la più grande d'Italia nel suo settore, un'azienda che ha tanti di quei soldi da non sapere come investirli, per quale motivo non si preoccupa di avvisare i propri soci con una lettera personale? Vi ricordo che se la Coop è grande lo deve in particolar modo ai propri soci, per cui mi domando per quale motivo i soci vengono tenuti così ai margini.
Valentini Roberto - Montale

Lo scorso anno abbiamo testato, in tre sezioni soci, l'invio della circolare dell'assemblea direttamente a casa dei soci: il risultato è stato analogo a quello ottenuto con manifesti e volantini. La sola cosa che varia è il costo: mandare una lettera a tutti costa almeno mezzo miliardo delle vecchie lire. E dato che la cooperativa non ha soldi da buttare, perché tutti i costi finiscono sui prezzi che i consumatori pagano per acquistare i prodotti, occorre valutare bene il beneficio in partecipazione che si ottiene spendendo molto di più.
In generale abbiamo una buona partecipazione alle assemblee ed una discussione approfondita sulle scelte della cooperativa: parliamo della qualità del dibattito e dell'influenza dell'orientamento dei soci sulle scelte che più da vicino li toccano.
Per un dirigente della cooperativa trovarsi davanti ad un'assemblea con 20 o 200 soci è lo stesso impegno: anzi, per molti aspetti è più facile influenzare un'assemblea numerosa che pochi soci attenti che sono in grado di esprimersi con immediatezza e senza i timori che una grande assemblea pone a chi non è abituato ad esprimersi in pubblico, davanti a tante persone.

Sottovuoto
Volevo farvi notare che nel reparto gastronomia vengono confezionati gli affettati ed i formaggi in delle vaschette bianche coperte da pellicola trasparente in un modo a dir poco maldestro; la cosa peggiore è che questi prodotti, una volta portati nel proprio frigorifero, sono da buttare già dopo due giorni. Mi domando: come mai non usate quelle macchinette utilissime, e penso anche più igieniche, che chiudono ermeticamente la vaschetta?
Sonia Marini - Prato

Ci rendiamo conto del problema e vi stiamo ponendo rimedio. Nel supermercato ci sono due tipi di vendita per gli affettati: ci sono le buste o vaschette sottovuoto (nel banco frigo a libero servizio), per chi vuole conservare a lungo gli affettati; i salumi a taglio per un consumo veloce e più genuino. I preincartati equivalgono a questi ultimi. Questa parte del banco pizzicheria richiede molta attenzione: dev'essere caricata più volte al giorno, eliminando le confezioni più 'manipolate'. Stiamo sperimentando il sottovuoto anche per questo servizio: se sarà accettato dai clienti non ci sarà alcun problema a dotare delle macchinette tutti i supermercati.

Socio non si nasce
Sono stato sul vostro sito perché cercavo informazioni su come associarmi, una cosa che volevo fare da tempo. Ora, ho trovato di tutto, tranne una sezione semplice semplice e ben visibile dove in poche righe sia spiegata al pubblico qual è la procedura per diventare soci. Ho guardato la sezione per i soci, ma sono tutte notizie per chi socio lo è già. E tutti gli altri? Dovrebbe essere vostro interesse, credo, promuovere l'ingresso di nuovi soci. O no?
Stefano Govoni - E mail

Abbiamo provveduto a colmare la lacuna lamentata dal socio. In effetti, privilegiamo coloro che frequentano già i nostri punti vendita: abbiamo interesse che siano loro a diventare soci della cooperativa, cioè interessati al suo buon andamento e quindi a trarne i vantaggi come proprietari della nostra società. Insomma, essere soci di una cooperativa è diverso dall'avere una 'carta fedeltà' di un supermercato qualsiasi: si paga una quota sociale (che verrà restituita al momento del recesso) e si è iscritti al Libro soci, si ha diritto ad eleggere gli organi dirigenti della cooperativa e a partecipare alle assemblee. In compenso la nostra carta socio dà qualcosa in più anche in termini di offerte e possibilità, riteniamo, delle altre tessere fedeltà.

Solo di plastica
Sono socio Coop da diversi anni e vorrei chiedervi come mai non troviamo più le borse di carta. Oltre ad essere a minore impatto ambientale, le trovo molto utili per portare giornali o quant'altro alla raccolta differenziata.
Claudio Bindi - Laterina

A differenza di quello che si può pensare, i sacchetti di carta non hanno mai trovato il gradimento dei clienti. Nemmeno quando sono stati, per brevi periodi, proibiti quelli di plastica: sono costosi, si rompono, non contengono molta spesa, si bagnano. Anche dal punto di vista ambientale il loro impatto è più pesante di quelli di plastica, dato che quest'ultimi sono ottenuti da un sottoprodotto del petrolio invece che dalla preziosa cellulosa (anche quando è riciclata). Fino a quando non c'era la legge sul sottocosto li vendevamo, normalmente e senza porci il problema, ad un prezzo inferiore a quello di acquisto per stimolarne le vendite e soddisfare le richieste di una parte dei consumatori. Per legge non possiamo continuare a fare un prezzo "politico" e ci sembra inutile chiedere al consumatore almeno duecento lire per un sacchetto di carta, quando erano già in pochissimi a prenderlo a cento lire. Per questo abbiamo deciso di smettere di ordinare questi sacchetti e di andare a smaltimento delle scorte.

Lettere 2
Smemorati senza punti

Sono stata a fare la spesa alla Coop delle Piagge a Firenze, non avendo dietro la tessera mi hanno detto che mantenendo lo scontrino non è possibile riavere i punti. Non mi sembra giusto!
Barbara Lombardini - E mail

I punti maturati con la spesa sembrano poca cosa ('una semplice operazione commerciale'), in realtà rappresentano una grossa voce di costo per la cooperativa. Per dare un'idea: lo scorso anno sono stati maturati da tutti i soci sconti per 30 milioni di euro. Si tenga conto che l'utile maturato dalla cooperativa è stato (vedi Bilancio sul numero di giugno dell'Informatore, pag. 22) di 25 milioni di euro. Quindi si tratta di una cifra ragguardevole. Per questo abbiamo dovuto prendere dei provvedimenti per ridurre gli abusi, e sono tanti, che si registrano sulla raccolta. Per colpire i furbi chiediamo maggiore attenzione agli onesti. Ma a parte gli abusi, si sono create delle abitudini che ci mettono in difficoltà, ingolfando permanentemente i box informazioni. Per questo siamo stati costretti ad applicare nuove norme più restrittive e che dobbiamo far rispettare a tutti, anche a quei soci palesemente in buona fede.

Carbonella scoppiettante
Ho comprato presso la Coop una confezione di carbone di legna di 3 kg. Domenica ho inteso cuocermi una bella bistecca acquistata sempre presso la Coop. Una volta acceso il braciere, non sapevo come difendermi dal continuo crepitio e relativa emissione di particelle di carbone su tutto il pavimento della mia terrazza. Messa a cuocere, la bistecca si copriva di particelle di carbone incombusto. Per concludere, più che mangiare una bistecca cotta alla brace, ho consumato una bistecca al carbone. Non è per niente piacevole né salutare.
Giuseppe Palumbo - E mail

Naturalmente ci siamo scusati con il socio e abbiamo chiesto al fornitore che ci ha dato le seguenti spiegazioni.
Per confezionare i sacchetti viene usato carbone argentino, perché ha una buona resa e durata, un alto potere calorifero e una buona pezzatura (non presenta pezzi triti né polvere). Le confezioni contengono una miscela di carbone ottenuto da vari tipi di legnami. Quelli argentini sono suddivisi in due tipi: quebracho bianco e quebracho rosso. Il primo è costituito da legnami leggeri, che permettono una facile accensione, il secondo da legnami più pesanti, che danno più calore e durano più a lungo. Tra i legnami etichettati con il nome di quebracho rosso ce n'è un tipo, presente in una minima percentuale, che fa piccole scintille durante l'accensione. Sicuramente, e sfortunatamente, al consumatore che ha scritto è capitato un sacchetto che aveva un'anomala e rara concentrazione di questo tipo di quebracho rosso. In futuro verrà stampato un numero verde sul sacchetto per consentire al consumatore un rapporto diretto con il fornitore, per spiegare - e risolvere rapidamente - ogni inconveniente.

Mancato credito
Sono da poco un vostro socio oggi mi sono recato presso il super di piazza Leopoldo (FI) e dopo che avevo riempito il mio carrello mi sono messo in coda alla cassa , dopo circa 30 minuti di coda (è il giorno di inaugurazione e capisco) mi è stato detto al momento di pagare che non accettate pagamenti con carta di credito. Onestamente non avevo letto le modalità di pagamento accettate, ma davo per scontato che nel 2003 una azienda seria accetta tutti i tipi di pagamento, al che ho dovuto lasciare la spesa nel carrello e andarmene molto deluso e indignato visto che ad oggi gli unici a non accettare carte di credito forse sono rimasti i vu cumprà e sinceramente vi facevo un'azienda più moderna di altre.
Gianluca Pali - Firenze

Quando un cliente che ha fatto una spesa di 100 euro (per esempio) decide di pagare con una carta di credito, in pratica toglie 1,5 euro dall'incasso della cooperativa per darlo al gestore della carta. E' per questo motivo che abbiamo preferito, fino ad ora, non gravare i supermercati di questo ulteriore costo (il pagamento con Bancomat e Carta socio, per la solita spesa di 100 euro, grava meno di 50 centesimi), puntando invece sulla convenienza dei prezzi e spendendo soldi per controlli sulla qualità e servizi innovativi per il consumatore (vedi Salvatempo: siamo gli unici in Toscana e i primi in Italia). Non si tratta quindi d'arretratezza tecnica o, peggio, culturale, ma di una scelta di politica di vendita. Detto questo, comprendiamo il disappunto legato alla mancata accettazione delle carte di credito. Il problema è quindi alla nostra attenzione: stiamo lavorando su tutti i fronti (banche, poste, società emittenti carte di credito) per offrire, compatibilmente ai costi di gestione, il servizio più ampio possibile.