Data di scadenza e termine minimo di conservazione

Scritto da Letizia Coppetti |    Febbraio 2002    |    Pag.

Giornalista Fiorentina, laureata in lingue e letterature straniere, ha lavorato per tredici anni alla redazione di Firenze dell'Agenzia Ansa, occupandosi sia di cronaca nera che di bianca. Collabora dal 1990 con l'Informatore e dal giugno 2001 a dicembre 2002 si è occupata dei contenuti del sito di Unicoop Firenze. E' stata anche direttore del periodico Celiachia Notizie, house organ dell'Associazione Italiana Celiachia. E' stata coordinatore redazionale dell'Informatore fino al giugno 2006, la rivista dedicata ai soci.

Quando compro qualche prodotto destinato all'alimentazione mia e della mia famiglia, una delle prime cose che guardo sull'etichetta è la data di scadenza. Un modo per fare acquisti di qualità e per evitare di mettere in tavola generi alimentari non più garantiti per il consumo. Le diciture previste dalla legge sono due: "Da consumarsi entro...", il produttore non garantisce la commestibilità del prodotto oltre il giorno indicato; e "Da consumarsi preferibilmente entro la fine di...": quest'ultima non è una vera e propria data di scadenza, ma il "termine minimo di conservazione", entro il quale il prodotto mantiene le sue proprietà, come fragranza, sapore e aroma, se ben conservato.
L'età della merce
Per i prodotti che si conservano meno di tre mesi (come yogurt e mozzarella) va specificato giorno e mese; solo il mese e l'anno per i prodotti che durano fino a 18 mesi (ad esempio maionese, pasta all'uovo, merendine); l'anno e basta per quelli che possono superare i 18 mesi (come pasta, succhi di frutta, conserve e marmellate). A queste regole non devono sottostare tutta una serie di alimenti, come frutta e verdura fresche, i vini e gli aceti, sale e zucchero, caramelle e gomme, il pane e la pasticceria fresca. Anche per i prodotti preincartati - come i formaggi e i salumi che vengono venduti sfusi nel reparto gastronomia, e poi confezionati all'interno dei supermercati per venire incontro alle esigenze dei clienti che non hanno il tempo di fermarsi al banco - la legge non prevede indicazioni, ad esclusione delle modalità di conservazione (ad esempio, da 0 a 4° centigradi).

Decide il produttore
Ma c'è un inghippo, e l'ho scoperto soltanto documentandomi per scrivere questo articolo. In realtà soltanto tre tipi di alimenti hanno una scadenza prestabilita dalla legge: il latte fresco (4 giorni), quello a lunga conservazione (90 giorni), le uova (28 giorni). Per tutti gli altri prodotti, a decidere la durata di un alimento sono gli stessi produttori, in base ad una serie di fattori che vanno dal trattamento tecnologico alla qualità delle materie prime, dal tipo di lavorazione e di conservazione per finire con l'imballaggio. In pratica, il giorno che troviamo scritto sull'etichetta come termine ultimo per consumare un determinato prodotto può variare a seconda della marca.
La legge lascia quindi spazio a comportamenti che potrebbero anche non essere corretti. D'altra parte, è compito di ogni singola azienda effettuare prove di laboratorio sui propri prodotti, per misurare la crescita microbica e valutare dopo quanti giorni i valori organolettici e nutrizionali cominciano a modificarsi in modo sostanziale. La data di scadenza diventa quindi una specie di patto tra il produttore, che garantisce una certa cosa, e il consumatore, che si fida di quanto stabilito dal primo. Da parte del consumatore l'unica "arma" utilizzabile è quella di scegliere prodotti di cui conosce la qualità, e che non abbiano mai fornito brutte sorprese.

Una vita spericolata
L'età della merce
L'azienda, nello stabilire la data di scadenza, deve tenere in conto anche altri fattori, come gli eventuali sbalzi di temperatura durante il trasporto, o la conservazione in banchi frigorifero a temperature più alte del dovuto. I prodotti più a rischio, in questo senso, sono i generi freschi, come formaggi, salumi, verdure e piatti pronti. Latticini e formaggi freschi, ad esempio, hanno una microflora che continua a "lavorare" anche se il prodotto viene conservato sotto i 4° centigradi richiesti: più ci si avvicina alla data di scadenza, più facile è quindi trovare prodotti che hanno sviluppato note aromatiche sgradevoli, anche se l'alimento non è deteriorato. Per quanto riguarda gli yogurt, invece, la data di scadenza viene elaborata in base alla presenza dei fermenti lattici contenuti: in questo caso, prima il prodotto viene consumato e più alta sarà la concentrazione di questi preziosi organismi. Alcuni produttori, inoltre, che sanno di poter contare su uno smercio rapido dei propri prodotti - che dunque vengono consumati prima della data di scadenza - indicano come termine ultimo una data che va al di là di quella reale, oltre la quale le capacità organolettiche vengono meno. Non conviene quindi fare grosse scorte di prodotti freschi ma cercare di consumarli sempre il prima possibile.

Consigli
Cosa possiamo fare dunque per tutelare i nostri acquisti? Non consumare prodotti oltre la data di scadenza, per i quali la qualità igienico-sanitaria non è certo garantita; cercare sulla confezione, se esiste, la data di confezionamento del prodotto, che ci dà un'idea in più della sua freschezza (ma la legge la impone solo per il latte UHT); evitare di comprare alimenti che stanno per scadere; cercare di consumare i prodotti sempre qualche giorno prima della data di scadenza, mentre una certa elasticità può essere adottata per i prodotti che prevedono il termine minimo di conservazione, tenendo comunque in conto che più un prodotto è fresco migliori sono le sue capacità organolettiche, come sapore, fragranza e consistenza. Insomma, anche in questo caso, occhio all'etichetta!