Alla scoperta di Montalcinello, piccolo borgo dell'alta Maremma

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Aprile 2008    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

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Ofelio fa il calzolaio ma nella sua bottega alleva canarini e fa salotto con gli amici. Cipriano, il fabbro, accende la forgia solo per riscaldarsi e ha trasformato l'officina/fucina in una serra per i gerani di sua moglie. Il magazzino dell'ex agricoltore Evaldo è ora diventato un garage e ha le pareti tappezzate, come un piccolo museo, con centinaia di vecchi attrezzi agricoli o di artigianato. E quando Evaldo, plurisettantenne come gli altri due colleghi, è in giro per le colline del senese con la sua automobile, il garage/museo rimane aperto e può essere visitato da chiunque passi per quel vicolo che, insieme a cento altri, crea una ragnatela che costituisce il tessuto urbano di Montalcinello.
Un borgo, nel comune di Chiusdino, che ha case per ospitare seicento persone (tanti erano gli abitanti nel 1947) ma che ora ne contiene a malapena cento. Un paese, si direbbe, immobile, statico, fermo in un tempo imprecisato (certo, non l'attuale, fatto di movimento, frenesia, rumori). A Montalcinello l'atmosfera è rilassata, la tranquillità è di casa. Auto quasi non se ne vedono; antenne o parabole televisive nemmeno. In cambio si notano tanti fiori ai balconi e sui davanzali, vecchietti che si godono il tiepido sole invernale accoccolati su sgabelli di legno, antiche signore che spolverano con lentezza il portoncino di casa in attesa che passi qualcuno per augurargli il buongiorno se è uno sconosciuto o per scambiare due chiacchiere se è del posto.



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Ma è un paese che non vuol perdere in nessun modo la sua identità e infatti, oltre alle botteghe dei tre artigiani, ci sono due chiese (una col suo parroco stabile proveniente dal Congo), un emporio Coop, un accogliente ristorante di successo e un circolo "unitario", nel senso che accoglie chiunque voglia prendere un caffè o fare una partita a carte, indipendentemente dal colore politico o dal credo religioso.
Montalcinello non può vantare palazzi, ville o castelli. Non ha nemmeno una torre né le mura di cinta (che pur dovevano esistere, in epoca lontana); perfino le case - escluso quella, "anche con la piscina", del conte e quella del parroco - sono piccole e modeste "né comode né di bella apparenza", come riporta una relazione del 1676. A proposito degli abitanti si legge, ancora: "non vi sono benestanti, essendo la maggior parte gente che sta a pigione o a mezzadria e se qualcuno ha un poco di casa o di terra, sono di poco valore, e per vivere gli conviene affaticarsi".
Insomma, un anonimo paese nascosto fra le pieghe di quell'oceano di colline, come appare il territorio a sud di Siena. Ma andate a visitarlo e ne rimarrete incantati. È vero, chi ricerca opere d'arte o insigni edifici rimarrà deluso. Ma anche lui non potrà fare a meno di scoprire che una vera opera d'arte c'è, esiste: è il paese stesso, nella sua modestia, nella sua pacatezza, nell'atmosfera familiare che sa esprimere, nella serenità che trasmette.

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E poi non c'è solo Montalcinello. Basta affacciarsi al termine di uno dei tanti "chiassi" (per usare un termine caro a una poetessa del posto) per abbracciare con lo sguardo panorami sterminati. A nord c'è la Pieve, oggi soltanto una fattoria, ma dove nel sesto o settimo secolo dovette sorgere la chiesa di Sorciano. A est, oltre il crinale, il borgo di Castelletto si distingue, oltre che per la presenza di un massiccio torrione medievale, anche per aver dato i natali a Paolo Mascagni, celebre anatomista del Settecento. A sud, nel basso della vallata formata dal Merse, giace lo scheletro dell'imponente abbazia di San Galgano che costituisce, pur priva del tetto e del campanile, uno degli esempi più splendidi di architettura religiosa del XIII secolo. E poco distante la cappella di Montesiepi, con la leggendaria spada conficcata nella roccia e gli affreschi di Ambrogio Lorenzetti. A ovest si intravede in lontananza l'unico barlume di modernità in questo microcosmo senza tempo: una centrale elettrica che sfrutta i fenomeni geotermici presenti, specialmente nel vicino territorio di Larderello e di Montecerboli. All'esterno dell'impianto luccicano - e stonano con l'agreste paesaggio - enormi tubi argentei che zigzagano lungo le pendici della collina. Sono proprio queste tubature e le ciminiere che vomitano fumo giorno e notte a costituire forse l'unico punto di attrito fra la popolazione di Montalcinello. Perché a chi è fermamente contrario alla presenza, seppur lontana, di quell'ingombrante simbolo di modernismo, si contrappongono altri che, con maggiore tolleranza o fatalismo, vedono in quelle ciminiere un inevitabile legame con il mondo attuale.

Montalcinello è un piccolo paese situato vicino alle Colline Metallifere, nei boschi dell'Alta Maremma, immerso nella campagna senese. Da qui è possibile visitare gli antichi borghi medievali di Chiusdino, Radicondoli, Monticiano e la famosa Abbazia di San Galgano (distanza media 10-14 Km). Info: info@montalcinello.it