Deludenti gli impegni del G8 di luglio. Gli obiettivi dell’Europa: energie rinnovabili, risparmio, ridurre le emissioni di anidride carbonica

Il Polo Nord, alla fine di questa estate, rimarrà probabilmente senza i ghiacciai del pack. Enormi iceberg andranno alla deriva e si ridurranno sempre di più come cubetti di ghiaccio in un bicchiere sempre più caldo. Con quali conseguenze per il clima della terra e i livelli dei mari? È difficile dirlo, ma le previsioni sono fosche: lo stato di salute del nostro malandato pianeta peggiorerà ancora.

Nonostante ciò gli otto grandi del mondo – anche nell’ultima riunione del luglio scorso – hanno deciso di prendere tempo. Di rimandare. Hanno detto che sì, è necessario ridurre del 50% le emissioni di gas serra – gli inquinanti responsabili del riscaldamento globale – ma che lo si farà con tutta calma entro il 2050. In più l’impegno suona assai vago, anche perché il G8 non indica un preciso anno di riferimento. Riduzione del 50% rispetto a quando? Al 1990, come vuole l’Europa? O al 2005, come richiesto da Canada e Giappone?

Di questo e delle scelte che sarebbero necessarie per risparmiare energia, guadagnare in efficienza e ridurre così le emissioni di gas serra parliamo con Gianni Silvestrini, ingegnere chimico, già direttore generale del servizio inquinamento e rischi industriali del ministero dell’Ambiente, ricercatore del Cnr e oggi, tra le altre cose, anche direttore scientifico del Kyoto Club, associazione di oltre 160 fra imprese e amministrazioni locali che hanno a cuore lo sviluppo sostenibile.

Ingegner Silvestrini, come giudica le conclusioni del G8 di luglio?
«Francamente la decisione presa mi sembra alquanto sfumata. La scadenza del 2050 è un termine non stringente, che non comporta un impegno concreto. L’Europa tra l’altro aveva chiesto il 2020.
La verità è che il G8 subisce la posizione di Bush, che non vuole fare i conti con la questione. Ma dall’anno prossimo la posizione degli Stati Uniti cambierà senz’altro: sia Obama che Mc Caine sul clima hanno posizioni assai diverse da Bush: vi sono interessi, anche industriali, che premono per una sterzata su questo tema».

E a proposito dell’energia nucleare scelta con convinzione dal governo italiano?
«Nel G8 non c’è unanimità sulla questione: la Germania sta facendo altre scelte, ad esempio. E comunque credo che il nucleare sarà estromesso dal mercato, più che dalla politica, perché è un’opzione che costa moltissimo.
Le centrali - se tutto andrà bene, se non ci saranno intoppi politici, se vi sarà consenso sociale - saranno pronte nel 2019 o 2020. Non prima. Ma quale sarà lo scenario che ci troveremo di fronte? Quale sarà il costo della produzione dell’energia attraverso il fotovoltaico? Secondo me è nel settore delle energie rinnovabili che sarà possibile un vero e proprio salto tecnologico, e dunque un abbattimento drastico dei costi di produzione».

Questa è la strada che ha scelto l’Unione Europea, no?
«L’Ue ha imposto ai paesi membri l’obiettivo del 20-20-20 per il 2020. Ovvero: 20% di risparmio energetico, 20% di quota di energie rinnovabili sul totale di quelle utilizzate, 20% di riduzione delle emissioni. Questo obiettivo è legalmente vincolante: se qualche paese non lo raggiunge dovrà pagare delle sanzioni. Questo significa, per l’Europa, avviare una rivoluzione in campo energetico, come in parte hanno già fatto Spagna e Germania, sia col solare che con l’eolico».

Cosa significherà per l’Italia?
«Significherà cominciare a favorire le imprese che producono impianti solari, fotovoltaici, eolici, per farli in loco invece di importarli. È una grande opportunità per l’industria italiana, anche perché mi risulta che le aziende più lungimiranti investiranno 1 miliardo di euro nell’immediato futuro in progetti sul silicio e sul solare».

Passiamo dal grande al piccolo. Cosa è necessario fare a livello individuale?
«Diciamo che i consigli sono sempre quelli, ormai. Il consumatore li conosce. Lampadine a basso consumo, frigoriferi di classe A. La vendita degli elettrodomestici di classe A fino a poco tempo fa era del 2, massimo 3% sul totale. Oggi supera abbondantemente i tre quarti. Insomma, se il cittadino è informato la risposta è buona, così come è stato anche per le detrazioni fiscali al 55% per impiantistica e interventi edilizi che consentono risparmi energetici.
Per questo bisogna andare avanti, con decisione, anche sul solare-termico e sul fotovoltaico, che si diffonde sempre di più anche nei condomini, per coprire i bisogni elettrici comuni. Mi risulta che ci siano almeno 1000 impianti in più in conto energia (quelli che consentono lo scambio sul posto di energia tra privati e rete elettrica, ndr). Bisogna dunque continuare ad informare, offrendo al cittadino punti di riferimento in caso di ristrutturazione della propria casa, di installazione di pannelli solari o fotovoltaici».


Il pack è lo strato di ghiaccio marino derivato dallo sgretolamento della banchisa. Se frammenti di pack si uniscono si forma l’icefield, un enorme banco galleggiante di parecchie migliaia di chilometri quadrati. Si trova nelle regioni fredde come l'Artide e si muove trasportato dalle correnti. Risulta più pericoloso degli iceberg perché, quando si saldano tra loro, possono “imprigionare” le navi.


Foto di Daniela Tartaglia