Tutta la cucina in rete: anatomia di un fenomeno

Scritto da Silvia Gigli |    Luglio-Agosto 2017    |    Pag. 9

Giornalista E' nata e vive a Firenze ma è per metà senese. Ha iniziato a frequentare il mondo del giornalismo giovanissima, collaborando con quotidiani come La Città, Paese Sera e numerosi mensili toscani. Ha lavorato al quotidiano Mattina, allegato toscano dell'Unità, fino al '99, poi al Corriere di Firenze, infine caposervizio delle pagine dell'Unità in Toscana. Scrive sull'Informatore dal 1990.

Sonia Peronaci, fondatrice del sito Giallo zafferano

Sonia Peronaci, fondatrice del sito Giallo zafferano

Internet

In poco più di dieci anni il web è stato sommerso da un’onda anomala di blog (sito web in cui i contenuti vengono visualizzati dal più recente al più lontano nel tempo, ndr) di ogni genere e specie. Sport, moda, motori, natura, animali e soprattutto cibo. Ricette a valanga, regionali o internazionali, vegane o macrobiotiche, rustiche o d’avanguardia. Un fenomeno travolgente che ha sparigliato le carte di un settore legato a vecchie liturgie basate su guide blasonate e recensioni sui giornali e che ha fatto la fortuna di quei pochi che hanno saputo cogliere la palla al balzo.

Gli autori dei blog di cucina, i cosiddetti food blogger, sono diventati in qualche caso personaggi televisivi e opinion leader, invitati a ogni tipo di manifestazione o chiamati ad esprimere pareri su questo o quel ristorante. Senza avere particolari doti o curriculum, solo in virtù dei contatti raggiunti dal loro blog. E siccome il web si muove a velocità sconosciute alla carta stampata, ecco che da qualche anno a questa parte il blog non serve più se non si coltiva la propria immagine sui social network come Facebook, ma soprattutto Instagram e Twitter. Al punto che non è più necessario scrivere recensioni di ristoranti o ricette, basta pubblicare su Instagram una bella foto di cibo con mezza riga di spiegazione e qualche tag (ovvero parola chiave) e il gioco è fatto. Fioccano i “mi piace” e il blogger diviene in breve influencer , ovvero una persona che può muovere l’interesse di milioni di “seguaci” su internet. Il che, è chiaro, ha subito sollecitato l’interesse di aziende e pubblicitari che hanno visto negli influencer le persone adatte per promuovere i loro prodotti. Alimentari, ma non solo.

È questo, in breve, lo scenario intorno al quale si è mossa la puntata di “Report” dell’aprile scorso che ha sollevato il velo sul fenomeno dei food blogger , perlomeno sui più famosi, facendo capire che tutto quello che viene scritto sui loro blog non è immune da pubblicità più o meno occulta. Fatto che le food blogger intervistate, Chiara Maci e Sonia Peronaci - la prima volto noto della tv e autrice di “chiarainpentola.it” e la seconda fondatrice di “Giallo zafferano”, poi venduto a Mondadori e oggi autrice di un blog che porta il proprio nome - hanno ammesso candidamente. Del resto loro sono blogger, non giornaliste, e non devono rispondere alle regole deontologiche che impediscono ai giornalisti di fare pubblicità, pena dure sanzioni da parte delle Commissioni disciplinari dell’Ordine professionale.

La vicenda, però, ha lasciato qualche strascico. «La puntata di “Report” è stata uno spartiacque - spiega Leonardo Romanelli, critico gastronomico -. È come se il fenomeno food blogger avesse segnato una battuta d’arresto anche perché per realizzare blog accattivanti servono foto professionali e investimenti economici di un certo rilievo. I blog un po’ ingenui, quelli della casalinga o dell’appassionata di cibo sano, non esistono quasi più. I lettori esigono qualità e ormai vale più un tweet di mille parole». In effetti, il primo blog di successo del genere food, “Il cavoletto di Bruxelles”, nato nel 2005 su iniziativa della fotografa belga Sigrid Verbert, non è stato più aggiornato dal dicembre scorso mentre la “Cucina di Calycantus” è fermo a marzo. Segno di una stanchezza del settore? Forse. Di certo i blog di cibo sono una fonte inesauribile di spunti e idee, dalla cucina della nonna a quella del mondo, e aprono finestre inconsuete sul pianeta alimentazione, come “La scienza in cucina” di Dario Bressanini. È certo che pochi riescono a guadagnare. Quelli che sfondano spesso non sono i migliori ma quelli che hanno saputo fare un buon marketing. Roba da professionisti, insomma.




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