L’indagine letteraria di un giovane ricercatore italo-albanese

Scritto da Sara Barbanera |    Gennaio 2014    |    Pag. 9

Laureata in Scienze della comunicazione presso l'Università La Sapienza di Roma nel 2001, nel 2016 consegue la laurea in Sviluppo Economico e Cooperazione Internazionale presso l'Università degli studi di Firenze.

È giornalista dal 2001, dopo la collaborazione con la cronaca umbra del Messaggero e con altri periodici locali.

Dal 2004 lavora in Unicoop Firenze dove, per 5 anni, ha svolto attività in vari punti di vendita, con un percorso di formazione da addetta casse a capo reparto servizio al cliente. Dal 2009 al 2011 ha coordinato le sezioni soci Coop di Firenze.

Dal giugno 2011 è direttore responsabile dell'Informatore Unicoop Firenze, responsabile della trasmissione Informacoop e della comunicazione digitale presso gli spazi soci Coop.

“Silvja, sod a e çon menden/N’at koh’ të jetës sate të përmorteshme/kur bukuri shkelqente/nga sytë e ty të qeshun, kalimtarë, …”. Non una filastrocca, né uno scioglilingua, ma i famosi versi di un classico come

A Silvia di Leopardi, tradotti da Shantoia, uno scrittore albanese che, negli anni ’40, ha permesso ai suoi connazionali di conoscere da vicino alcuni autori italiani. Un bisogno antico, che rimanda ai legami fra due popoli dirimpettai, uniti da commistioni positive e fatti drammatici, come l’invasione italiana del ’39 o, dal 1991, l’arrivo dei barconi e la stagione del “grande esodo” di migranti.

Un bisogno che ha guidato anche Çezarin Toma, giovane scrittore e ricercatore letterario albanese che vive in Italia, a ricostruire l’intreccio fra Italia e Albania nel volume La fortuna degli scrittori italiani moderni in Albania e negli Arbëresh, pubblicato nel 2013 anche grazie al sostegno della sezione soci Coop di Pistoia.

Italia e Albania, hanno un’identità comune negli Arbëresh, le comunità italo-albanesi e cristiane nate nel sud Italia dal 1450 in poi e che Toma analizza nella sua ricerca: «Ho scelto gli autori Arbëresh perché rappresentano un ponte fra le due culture: la ricerca è nata dalla mia passione per la cultura italiana e mi ha permesso di approfondire il grande contributo che l’Italia ha dato all’Albania.

In realtà ho scoperto anche tante cose che non sapevo della cultura albanese; perciò ho in mente un nuovo progetto sulla letteratura antica di Dante, Boccaccio, Petrarca e gli umanisti albanesi dell’epoca o che, successivamente, hanno tradotto i classici italiani.

Sì, è una ricerca scientifica interculturale, ma soprattutto è un libro che vede l’arte come espressione degli uomini e delle relazioni che li legano: è un augurio a coltivare legami positivi anche nel presente».

In Toscana la comunità albanese è la più popolosa fra quelle straniere, e a Pistoia conta oltre diecimila residenti, pari circa al dieci per cento della popolazione cittadina: «Sono arrivato nel 2001 e posso affermare che oggi la comunità albanese è molto più integrata, e la diffidenza reciproca è diminuita da entrambe le parti. Il libro è stato accolto molto bene dalla comunità albanese ed è un segnale di un dialogo aperto e costruttivo».

Attualmente si registra un crescente fenomeno di migrazione all’inverso, degli italiani verso l’Albania. Dati Istat del 2012 evidenziano che, su una popolazione albanese di circa tre milioni di persone, gli italiani sono ormai tremila, fra residenti, in attesa di permesso di soggiorno e studenti.

L’identikit: uomini, 25 – 50 anni, dal nord Italia, di estrazione sociale varia. Non più solo imprenditori in cerca di manodopera, ma anche operai, elettricisti, saldatori, marmisti, operatori di call center, affiancati da medici, avvocati e architetti.

Disoccupati o “esodati”, cercano riscatto là dove burocrazia, tasse e costo della vita sono ben più leggeri. Segnali, questi, che i fenomeni non sono mai a senso unico e irreversibili, e che il filo rosso del via vai continua a unire i due popoli.

Un segnale, il libro di Toma, che ricerca nel passato per aprire una finestra su come costruire un domani fatto di dialogo e ascolto profondo dei significati altrui. In una parola, reciprocità.

Il libro verrà presentato il 19 gennaio alle 10.30 nella Sala maggiore del Comune di Pistoia: l’incontro sarà coordinato da Dora Donarelli, presidente della sezione soci Coop di Pistoia, affiancata dal professor Paolo Chiozzi, docente di antropologia dell’Università degli studi di Firenze, Kerim Skenderaj, poeta albanese, Giacomo Trinci, poeta pistoiese, e Sara Barbanera di Unicoop Firenze.

Fuga in Albania - Terra di nuove opportunità, Repubblica TV - Durata 1’


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