Ecco il testo vincitore del concorso "La ricetta raccontata"

Le voglie della nuora
Dopo il gran vento della notte, sotto al vecchio pino c'erano un bel po' di pinoli. «Raccattiamoli - disse la suocera - se quest'omini ammazzano la lepre la facciamo in dolce e forte, così li adoperiamo». «Buona la lepre in dolce e forte, mi c'andrebbe proprio!» - rispose la giovane nuora, che da qualche mese aspettava un bambino.
La contadina, superstiziosa e legata alle vecchie credenze, ripensò tutto il giorno e buona parte della notte al commento che la moglie di suo figlio aveva fatto sulla lepre. Prima dell'alba, non resistendo più, svegliò il marito:
- Terzo! Oh Terzo! Bisogna che ti alzi e tu vada a vedere se ammazzi la lepre per la sposa.
Il pover'uomo non capiva.
- La lepre? Che lepre?
- Sì, mi ha detto stamattina che c'ha voglia di lepre in dolce e forte, non vorrai mica che ti nasca un nipote col labbro leporino...
- Ma io c'ho da fare, i' tu' figliolo è voluto andare a lavorare in fabbrica e mi tocca colorare tutto da solo, non c'ho tempo per andare a caccia!
Ma non ci fu niente da fare, tanto insistette la Marietta che alla fine il marito, sospirando, si vesti e partì in cerca di lepri.
Ma si sa, quando la cerchi, una cosa, è proprio allora che non la trovi. Si presentarono la sera, cane e cacciatore, stanchi morti e a mani vuote.
Ancora una volta la Marietta fece di tutto per convincere il marito, un po' con le buone un po' con le cattive, a riprovarci. Ma stavolta doveva andare a colpo sicuro: la bandita del Conte era lì a due passi ed era piena d'animali.
Terzo era sulle spine, mai in tutta la vita aveva toccato qualcosa che non fosse sua, né una spiga di grano né un chicco d'uva; e mentre tra le frasche scrutava il campo d'erba medica, si malediceva domandandosi come mai faceva sempre quello che voleva sua moglie. Stava per addormentarsi quando vide la lepre, nella luce lunare, ferma in mezzo al campo. In pochi secondi imbracciò il fucile, una fiammata e poi via di corsa a raccoglierla. Stava soppesando la preda quando sentì un grido alle sue spalle:
- Ti ho beccato brutto ladro, ora ti costerà cara questa lepre!
Il contadino, dopo i primi momenti di sbalordimento, si dette ad una fuga precipitosa, buttandosi a capofitto nel bosco.
Mentre correva alla disperata pensava che forse il suo inseguitore era il nuovo guardiacaccia che, a quanto gli avevano detto, si dava un gran daffare per entrare nelle grazie del padrone.
«Se è lui - pensava Terzo - sarà facile seminarlo, non conosce il bosco come lo conosco io». Sennonchè un ramo si impigliò nella cinghia del fucile, strappandoglielo dalla spalla. Tornare indietro per recuperare l'arma era rischioso, l'altro era troppo vicino. Allora via di nuovo di gran carriera verso le Grotte delle Fate, dove sapeva che nessuno lo avrebbe trovato.
Passò la notte su un mucchietto di paglia muffita e la mattina dopo si presentò alla moglie mezzo morto di paura e di stanchezza, ma con la lepre.
- Tieni - le disse -, è costata il fucile del mi' poero babbo e perché mi è andata bene...
All'ora del desinare si sentì il rumore di una macchina sull'aia.
- E' il guardia - disse Marietta. Terzo diventò di tutti i colori ma ugualmente andò a ricevere l'ospite.
- Sto dietro ad un bracconiere - disse il guardiacaccia -, tutte le notti viene a fare danno e non mi riesce di beccarlo. Sa niente lei capoccia? Non sa mica chi potrebbe essere?
- Senta Gustavino, lei è proprio sicuro che si tratti di un bracconiere? A volte sono ragazzate!
- Ma che ragazzi, questo è proprio un uomo!
- Io Gustavino non so proprio niente, davvero, altrimenti glielo direi.
Nel frattempo il guardiacaccia aveva tirato fuori dalla macchina il fucile del "poro babbo".
- Le interesserebbe, capoccia, comprare un fucile? E' bottino di guerra!
Il povero contadino avvampò, pensò a tutto il suo sudore per mettere da parte qualche soldo ma piegò la testa e, frugato nel cassettone, ricomprò il suo fucile. Mentre intascava i soldi il guardiacaccia disse:
- Te l'avrei ridato gratis se tu non avessi fatto tanto lo spiritoso!
- Lo spiritoso? Io? Ma che scherza Gustavino.
- Lo vedi, mi vuoi prendere in giro.
Salì in macchina e se n'andò.
Le voglie della nuora
Marietta cucinò la lepre. Dopo averla pulita e lavata la tagliò a pezzi, poi la mise sul fuoco in una casseruola per farle perdere, assieme all'acqua, anche il sapore di selvatico. Nel frattempo aveva fatto un battuto di sedano, cipolla, aglio e prezzemolo e lo aveva messo a soffriggere con l'olio. Una volta dorato, vi aveva aggiunto la lepre, l'aveva fatta rosolare e poi l'aveva bagnata con il vino. Dopo che questo era evaporato, aveva aggiunto i pomodori e il sale e aveva portato la carne a cottura, anche con qualche mestolino di brodo. A questo punto aveva aggiunto i pinoli, l'uvetta, il cacao, il cedro e l'aceto e, dopo una breve cottura di circa dieci minuti, la pietanza era pronta.
- Bona questa lepre! - disse la nuora.
- M'è venuta buona - rispose Marietta - ma la mi' pora mamma la faceva anche meglio. Tu avessi sentito come cucinava la beccaccia!
La vecchia si morse le labbra, ma ormai era tardi.
- Bona la beccaccia, mi piace tanto - disse subito la ragazza. Terzo, che della lepre non era stato capace di buttar giù un boccone, si voltò di scatto verso la moglie e le lanciò uno sguardo capace d'incenerirla. Di beccacce non si parlò più.
Quando il venerdì successivo Terzo andò al mercato, incontrò il suo amico Quirino e, tra una chiacchiera e l'altra, volle parlargli di quella carogna del nuovo guardiacaccia.
- Chi - disse Quirino - il Ribatti?
- Non so che cognome faccia - rispose Terzo - so che si chiama Gustavino.
- Ma che Gustavino - rise l'altro -. Lo chiamano così di soprannome perché gli piace farsi qualche bicchiere. Non ti far sentire chiamarlo così, tanto l'ha poco a noia!

La ricetta
Lepre in dolce e forte
Ingredienti: 1 lepre, 1 cipolla, 2 coste di sedano, 4 spicchi d'aglio, prezzemolo, 100 g di pinoli, 50 g di uvetta, 50 g di cedro, 50 g cacao dolce, 250 g pomodori pelati, 100 g olio d'oliva, brodo, 2 cucchiai d'aceto, 1 bicchiere di vino rosso, sale.

Enrica Mearini

Intervista all'autrice
Gustavino c'era
Quando si dice una vocazione. Enrica Mearini, la vincitrice del concorso di racconti ispirate alle ricette, la scrittura ce l'ha nel sangue. E per molto tempo è stata per lei anche una professione. Giornalista pubblicista, Enrica ha lavorato per riviste come "Toscana Qui" e "Il Valdarno", e tutt'oggi si diletta a scrivere testi per pubblicazioni di amici. «E' vero, sono un'ex giornalista, quindi in qualche modo giocavo in casa ma non mi aspettavo certo di vincere - dice Enrica -. Anzi, dopo aver letto i testi degli altri concorrenti, ho capito che la competizione deve essere stata forte perché molti mi sono parsi racconti davvero belli». Nella storia della "Lepre in dolce forte" c'è una parte di verità, racconta Enrica. «L'episodio del guardiacaccia che si chiamava Gustavino e che tutti prendevano in giro è vera, me l'aveva raccontata mio padre. Poi io ci ho aggiunto il resto, ma non è stato difficile. Io quel mondo lo conosco bene, ho vissuto per tanti anni in campagna». Senese, 45 anni, sposata, una figlia di 17 anni, Enrica Mearini è laureata in lettere moderne ed è una lettrice onnivora. «E' sempre stata la mia più grande passione: leggo di tutto, dai gialli ai saggi di storia, soprattutto quelli sulla seconda guerra mondiale». E il giornalismo? «E' stato anche quello una grande passione ed è un lavoro difficile, gli spazi sono pochi e ci vuole tanta energia per tenere duro. Per ora ho smesso ma, chissà, potrei anche ripensarci».
Silvia Gigli