A San Giovanni Valdarno un nuovo museo per raccontare la nascita degli agglomerati urbani sorti lungo la vallata superiore dell’Arno

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Febbraio 2014    |    Pag. 41

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

I decenni a cavallo fra il XIII e il XIV secolo si caratterizzano, fra l’altro, per un forte incremento della popolazione toscana.

La medicina fa qualche progresso, la mortalità infantile regredisce e le famiglie diventano sempre più numerose. Come prima conseguenza si profila la necessità di nuove abitazioni, i centri urbani si espandono.

Ma c’è di più: quello è il periodo forse più caldo nelle battaglie fra le città per il controllo del proprio territorio o per conquistarne altro.

In particolare Firenze, che ha già allargato la sua sfera di influenza nelle quattro direzioni, porta avanti una politica espansionistica che inevitabilmente va a cozzare contro gli interessi delle città vicine.

E la Storia è costretta a registrare una serie interminabile di guerre, battaglie, insurrezioni, complotti, tradimenti. Firenze contro Pisa, Firenze contro Arezzo, Firenze contro Siena…

Già un secolo prima Firenze aveva messo in atto questa politica con l’edificazione ex-novo del paese di Montelupo. I documenti ci informano sulla data precisa: nel 1204 si dette inizio alla costruzione e inurbamento del castello e borgo sulla cima di quella collina, alla sinistra dell’Arno, a guardia del castello di Capraia, sul lato destro del fiume, che segnava il punto di confine del territorio appartenente a Pistoia. La tradizione vuole che il nome di Montelupo sia stato imposto dai fiorentini proprio per “contrastare quella Capra.”

Nel 1295 (ma sulla data non c’è unanimità di opinioni), come conseguenza della vittoria guelfa a Campaldino, Firenze ordina la costruzione di tre “terre nuove” lungo la vallata superiore dell’Arno: San Giovanni Valdarno (in origine Castel San Giovanni), Castelfranco di Sopra e Terranuova (solo qualche secolo più tardi fu aggiunto al suo nome quello dell’umanista Poggio Bracciolini colà nato nel 1380).

Il progetto per le prime due città murate pare sia stato eseguito, stando all’autorevole parola di Giorgio Vasari, da Arnolfo di Cambio; e quel progetto costituirà il prototipo per tutte le altre località che sorgeranno, come margherite al sole di primavera, sul territorio toscano.

Museo delle terre nuove ricostruzione ideale di castel s giovanniIn area fiorentina si elencano Scarperia e Firenzuola a nord; Castelfranco di Sotto a ovest; in lucchesia Camaiore e Pietrasanta; in Lunigiana, Villafranca. L’impianto urbanistico è comune a tutti i centri menzionati: riprendendo lo schema romano, si hanno strade fra loro parallele e ortogonali, si avrà una piazza centrale dove in genere sorgeranno la chiesa e il palazzo pubblico, simboli del potere religioso e di quello laico; il tutto serrato da una cinta muraria con quattro porte d’accesso.

Le famiglie vengono invitate (talvolta costrette) a trasferirsi nei vari insediamenti offrendo loro esenzioni fiscali, una casa, appezzamenti di terreno appena fuori la cinta muraria e, “… in alcuni casi, la liberazione dai vincoli di dipendenza con i signori locali”.

Il museo

E proprio a San Giovanni Valdarno, che costituisce uno dei primi e più compiuti esempi di città che qualcuno ha definito  “nate sul tavolo di un architetto”, è sorto un museo nel quale è possibile ripercorrere la genesi di questi particolari agglomerati umani.

La sede è quanto di più prestigioso la cittadina possa offrire: quel Palazzo Pretorio che la tradizione vuole costruito proprio da Arnolfo che avrebbe dato vita alla città.

Per la creazione del museo, promosso e finanziato dal Comune e dalla Regione, si è chiesta la collaborazione di un autorevole comitato scientifico di cui fanno parte, fra gli altri, i professori David Friedman e Paolo Pirillo, che si sono avvalsi della collaborazione di alcuni specialisti.

Al piano terra sono esposti materiali e oggetti di vario genere che illustrano la nascita e lo sviluppo del centro abitato e dello stesso palazzo.

Al piano superiore sono raccolte le foto aeree delle 14 città toscane che possono essere accomunate dalle stesse caratteristiche architettoniche. Il secondo piano è destinato a futuro laboratorio per studenti che potranno approfondire, con appropriati materiali didattici, gli argomenti proposti.

Le finalità del museo sono, nelle parole del sindaco Maurizio Viligiardi, quelle di “creare un veicolo di informazione e di formazione per i giovani, o comunque per chiunque abbia desiderio di usufruirne; di costruire una rete che idealmente unisca le altre città toscane e, non ultimo, di creare interesse sotto il profilo turistico”.

E per una cittadina che già può vantare un museo dedicato al suo concittadino più illustre – quel Tommaso di ser Giovanni di Mone Cassai meglio conosciuto come Masaccio – e un Museo di arte sacra che può offrire ai suoi visitatori una straordinaria Annunciazione di Guido di Pietro poi Francesco da Fiesole e infine Beato Angelico, non è davvero poco.

Illustrazione a metà articolo di Inklink

Foto in alto, Palazzo Pretorio a S. Giovanni Valdarno

Info: tel. 0559126213, www.museoterrenuove.it