Dalla Garfagnana al Trentino, viaggio alla scoperta delle feste più suggestive nella notte dell'Epifania

Scritto da Giulia Caruso |    Gennaio 2007    |    Pag.

Giornalista Si è formata professionalmente come collaboratrice stabile della cronaca toscana de l'Unità, redazione cultura e spettacoli, dal '90 al '97, per la quale si è occupata di musica - in prevalenza rock - moda, costume e cinema. Attualmente collabora con il Corriere di Firenze per il quale è corrispondente per la cronaca locale da Empoli, e per il mensile Rockstar. Esperta di linguaggi e culture giovanili, di viaggi e turismo, è inoltre appassionata di enogastronomia.

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Piena di mistero e magia, ricca di doni e di abbondanza, la notte del 6 gennaio era il momento in cui, presso le antiche civiltà contadine, si celebravano i riti per ottenere dalla madre terra immersa nel riposo invernale un ricco raccolto. L'Epifania, dal greco epifaneia (apparizione), nei primi secoli del Cristianesimo era la festa per la nascita di Gesù. Sotto l'imperatore Costantino, il 6 gennaio divenne la celebrazione della visita dei Magi al Bambinello, mentre Natale venne spostato al 25 dicembre, per sostituire degnamente gli antichi Saturnalia.
Nel corso dei secoli la festa, comunque, rimase intrisa di elementi pagani, per esempio a Firenze nel 1400 si usava festeggiare l'arrivo dei Magi con spettacolari cortei dal sapore carnascialesco. I Befani o Befanotti, personaggi col volto dipinto di nero, dagli abiti sgargianti, giravano su carri variopinti, cantando le cosiddette "befanate", esibendo le "befane", fantocci di stracci con sembianze femminili, issati su lunghe pertiche. Un'usanza durata fino a metà '800. L'Epifania si caratterizzò così come una specie di anticamera del Carnevale ancora prima di diventare la tradizionale festa dei bambini. Ha dunque radici antichissime e i rituali ad essa legati non hanno mai perso importanza: in questo contesto la befana, e il suo compagno befano, sono ancora figure ricorrenti nell'immaginario collettivo delle campagne toscane.

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Befani e folletti
In Garfagnana, magico regno di streghe e folletti, la notte dell'Epifania conserva la sua arcana suggestione. Tradizione vuole che qui siano gli uomini a vestirsi da "befani" e a girare di casa in casa. La sera del 5 gennaio, in tutta la provincia lucchese, si svolgono numerose befanate, con gruppi di persone che, dietro la Befana, insieme al Befano con l'asinello, girano per le strade dei paesi, sostando davanti alle case per intonare canti augurali e portare doni ai bambini. A loro volta i befani ricevono in cambio i "befanini", dolci tipici e offerte in denaro da devolvere in beneficenza. Feste in tema anche nel capoluogo, come "La Befana a Lucca Drento", con canti tradizionali nelle vie del centro storico, oltre che a Barga, a Borgo a Mozzano (nei pressi del famoso "ponte del Diavolo") a Camporgiano, Petrognano, Castelnuovo Garfagnana e Molazzana.
La tradizione è ancora oggi molto sentita anche in alcune zone della Maremma e del Monte Amiata. Per esempio, a Marroneto, frazione di Santa Fiora (Grosseto), gli attuali befani ereditano la tradizione direttamente da genitori e nonni. Qui la festa ricalca l'antico costume dei marronai che, ritornati dalla Maremma dove si erano trasferiti per ripulire i boschi dopo il raccolto delle castagne, coglievano l'occasione per festeggiare in allegria dopo mesi di duro lavoro. Nei loro canti invocavano il "ciccio", la carne che finalmente avrebbero potuto mangiare dopo giorni di magra. Se ne andavano in giro vestiti con abiti vecchi e laceri e il volto sporco di fuliggine. Mentre alcuni befani cantavano, altri suonavano, accompagnandosi con fisarmonica, chitarra e clarino. Chi offriva generosamente vino e salsicce riceveva in cambio gli auguri per l'anno nuovo. La befanata non costituiva una semplice occasione di festeggiamento per i lavoratori di ritorno dai castagneti ma era anche un rito per attrarre influssi benigni sulle campagne e sul bestiame. Nessuno si sarebbe mai permesso di mandar via i befani a mani vuote perché era di pessimo auspicio. Dopo il canto iniziale, il befano prendeva a bastonate la befana, cioè la vecchia stagione destinata a morire portandosi dietro tutti i guai. Un altro befano chiedeva ai padroni di casa uova, prosciutto, salsicce e formaggio. Ricevute le offerte, la brigata si allontanava intonando un allegro canto di ringraziamento.

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Il falò dell'anima
La tradizione del falò è legata agli antichi riti del fuoco di origine celtica. Dal rogo si traevano auspici per il nuovo anno, un'usanza ancora viva in molte località del centro e del nord Italia dove, a gennaio, si accendono tra musiche e danze numerosi falò. Di tutt'altra natura è invece il fuoco che ogni anno, ai primi del mese, viene acceso nell'incantevole parco della Pieve di Cavalese, in val di Fiemme, una delle più belle località del Trentino.
Tra gli alberi secolari, ormai da 26 anni, ha luogo la rievocazione in costume di un grandioso e terribile evento risalente agli inizi del 1500, quando furono mandate al rogo numerose donne e ragazze del luogo accusate di "eresia, abiura della fede cattolica, veneficio, omicidio, danni alle persone, al bestiame e ai raccolti, infanticidio, cannibalismo, rapporti sessuali col demonio". Tutte furono ripetutamente torturate secondo le tragiche usanze del tempo. Il processo "alle strie" segue scrupolosamente uno schema che si ispira fedelmente alle cronache dell'epoca, con numerosi figuranti impegnati nella rappresentazione. La folla assiste all'uscita delle streghe dalle carceri, all'interrogatorio dell'Inquisitore, alla sentenza, pronunciata al "Banco de la Resón", un ammasso di pietre nel cuore del parco della Pieve.
I personaggi che prendono parte alla manifestazione ed interpretano i vari ruoli della vicenda sono abitanti del luogo e ospiti. "Non ergiamoci a giudici della storia", è l'invito che viene ripetuto più volte dai celebranti del tragico evento per permettere agli spettatori di assistere nel modo più appropriato allo spettacolo, che ogni anno richiama un gran numero di turisti. Gli interrogatori si svolgono nel palazzo vescovile di Cavalese, sede della "Magnifica Comunità". Il processo si conclude con la classica votazione effettuata attraverso l'introduzione di alcune biglie nell'incavo del lastrone interno del banco. Il risultato di 4 a 1 porta alla definitiva condanna al rogo delle sventurate. Un rogo simbolico, in cui il Comitato rievocazioni storiche di Cavalese invita ognuno a gettare le proprie "streghe", cioè ansie, paure e problemi del nostro tempo. Un grande fuoco liberatorio e purificatore per una delle rievocazioni storiche più affascinanti nel ricco panorama delle manifestazioni folkloristiche italiane.

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SOGGIORNI
Week end in montagna

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Org. Argonauta Viaggi, tel. 0552342777.

Info e prenotazioni agenzie Toscana Turismo
Processo alle streghe
Cavalese (TN), Parco della Pieve
5 gennaio 2007, ore 21

ingresso gratuito
Info: 046241111