Le fantasiose architetture di Giovanni di Simone

Scritto da Riccardo Gatteschi |    Novembre 1999    |    Pag.

giornalista e scrittore. Ha iniziato nel 1968 come cronista a Nazione Sera. Ha collaborato, nel corso dei decenni, a molti quotidiani, periodici, riviste. Ha pubblicato il primo libro nel 1971: "Toscana in festa". Sono seguiti alcuni volumi scritti a quattro mani con l'amico Piero Pieroni: "Vento del Nord, vento del Sud" (1972), "Indiani maledetti Indiani" (1973), "Ad ovest della legge" (1975), "Pirati all'arrembaggio" (1977). Ha curato alcune voci delle enciclopedie "Toscana, paese per paese" (1980) e "Costumi e tradizioni popolari" (1995). In anni più recenti ha pubblicato: "Con la croce o con la spada" (1990), "Baccio da Montelupo" (1995), "Donne di Toscana" (1996), Raffaello da Montelupo" (1998), "Feste per un anno" (2000), "Diavoli, santi e bonagente" (2002), "Un uomo contro" (2003). Ha tre passioni confessabili: viaggiare, conoscere la Toscana, guidare la motocicletta. Collabora all'Informatore dell'Unicoop dal 1995.

Le strane torri di Pisa
Le travagliate vicende per costruire e poi mantenere più o meno sulla verticale il campanile della cattedrale di Pisa - la Torre pendente, per intenderci - ci danno lo spunto per parlare dell'architetto che più a lungo lavorò a quella strana costruzione, e per parlare di altri originali campanili presenti a Pisa.
La torre fu iniziata nel 1172 dall'architetto Bonanno che, arrivato a metà del terzo ripiano, interruppe bruscamente i lavori in seguito al cedimento del terreno. Centodue anni dopo Giovanni di Simone riprese il lavoro e tentò, a mano a mano che la costruzione saliva, di ridurre quella brutta piega che aveva preso. Com'è noto ce la fece solo parzialmente perché la pendenza è rimasta fino all'ultimo ripiano, anche se meno accentuata.
In ogni modo i pisani dovettero accorgersi che quell'architetto (la cui biografia è piuttosto lacunosa: non si conosce, ad esempio, né la data di nascita né quella di morte) ci sapeva davvero fare nel suo lavoro, e mentre si occupava della creazione del cimitero monumentale gli furono commissionati altri campanili a completamento di alcune chiese già esistenti in città.
Fu in quelle circostanze che Giovanni di Simone dette il meglio di sé in quanto ad estro e fantasia. Chi si avvicina alla duecentesca chiesa di San Francesco - costruita su progetto dello stesso Giovanni - noterà, nella parte tergale, uno slanciato e agile campanile. Se il visitatore fosse preso dalla curiosità di vedere la base del campanile stesso, si accorgerebbe che non esiste. Una volta entrato in chiesa, ed essersi avvicinato al transetto di sinistra, si renderebbe subito conto che tutta la possente mole del campanile termina a circa tre metri dal pavimento ed è retta soltanto da due muri ad angolo e da due mensoloni raccordati con un arco in laterizi.
Un campanile molto simile, seppure di dimensioni minori, è quello che affianca la facciata della chiesa di Santa Cecilia. Anche in questo caso Giovanni (l'attribuzione non è certa, ma l'espediente architettonico è talmente simile a quello or ora descritto che sarebbe difficile ipotizzare un altro ideatore) si lasciò tentare da un'altra torre pensile, nel senso che il campanile non è ancorato al suolo, ma rimane "appeso" a due soli muri della chiesa.
Un'altra torre campanaria originalissima è quella che sovrasta la chiesa di San Nicola, in via Santa Maria. Anche in questo caso l'attribuzione a Giovanni di Simone non è documentata, ma per essere sicuri della sua paternità basta porsi questa domanda: "chi altri, se non Giovanni, può aver avuto la fantasia per concepire una torre pendente in sedicesimo e alla rovescia?". Perché mentre le arcatelle che impreziosiscono i sette piani della torre di Campo dei Miracoli sono tutte all'esterno, il campanile di San Nicola le ha nascoste all'interno. E se dal di fuori il campanile appare pur sempre una costruzione fuori dal comune, è all'interno che riserva i suoi tesori maggiori. Cosicché si dice, a ragione, che lo stretto cilindro vuoto, arricchito da una scala pensile a chiocciola con loggiato che porta fino alla sommità, abbia costituito per secoli il prototipo al quale si sono ispirati i grandi dell'architettura, dal Sangallo (per il pozzo di San Patrizio a Orvieto) al Bramante (per lo scalone del Belvedere in Vaticano), fino al Vignola.