A novembre in Toscana: esperienze vicine e lontane

Scritto da Sara Barbanera |    Novembre 2013    |    Pag. 4

Laureata in Scienze della comunicazione presso l'Università La Sapienza di Roma nel 2001, nel 2016 consegue la laurea in Sviluppo Economico e Cooperazione Internazionale presso l'Università degli studi di Firenze.

È giornalista dal 2001, dopo la collaborazione con la cronaca umbra del Messaggero e con altri periodici locali.

Dal 2004 lavora in Unicoop Firenze dove, per 5 anni, ha svolto attività in vari punti di vendita, con un percorso di formazione da addetta casse a capo reparto servizio al cliente. Dal 2009 al 2011 ha coordinato le sezioni soci Coop di Firenze.

Dal giugno 2011 è direttore responsabile dell'Informatore Unicoop Firenze, responsabile della trasmissione Informacoop e della comunicazione digitale presso gli spazi soci Coop.

Un giorno, all’improvviso, tutto cambia e la vita si fa difficile. Storie di vita, storie di oggi che è tutt’altra cosa da ieri, quando lavoro, casa, macchina e vacanze erano alla portata di quasi tutti.

Il benessere, insomma, quello della normale vita della gente normale. La crisi, i tagli, la disoccupazione, gli aumenti. La sfiducia: quale che sia la congiuntura, tutto è cambiato e nulla è più scontato.

Ma non sempre il finale è amaro. La luce può arrivare anche da piccole storie di ordinario coraggio di quelli che, armati di pazienza e disperazione, hanno provato a ripartire.

La Compagnia del Cuore quest’anno sarà questo: un racconto di racconti che girerà a tappe la Toscana e che, dal 15 novembre all’8 dicembre, darà voce a quelle storie di riscatto che costruiscono la speranza di domani.

Per il sesto anno di tour, la Fondazione Il Cuore si scioglie ha chiamato a raccolta testimonial dalle Filippine, dal Perù, dall’Africa e dalla Toscana, per raccontare storie da tutto il mondo: un messaggio positivo, dove la scintilla di una mano tesa fa ripartire il motore di un futuro nuovo.

Solidarietà, partecipazione, ascolto di molti che, nella vita di tutti i giorni, significano riavere un tetto, un pranzo e una cena, un lavoro e, perché no, un po’ di elementare felicità.

Auser abitare solidale riunione patto abitativoAbitare solidale

«Immaginate che stasera non potrete tornare a casa vostra perché vi hanno sfrattato. Vi hanno sfrattato perché avete perduto il vostro lavoro. Immaginatevi di fronte alla vostra ex casa, con una valigia in mano, duecento euro in tasca e nessuno da chiamare.

Immaginate di essere divenuti parte di un popolo invisibile, e che stanotte dovrete fare finta di essere un viaggiatore, per trovare una scusa per dormire seduti alla stazione centrale. Immaginate di essere morti, anzi, civilmente morti. Peggio che essere morti, perché siete ancora vivi».

Questa è la storia di Riccardo che, a cinquantanove anni, ha perso, semplicemente, tutto. «Era il 2009 – racconta Riccardo – che, con il primo soffio di crisi, ha fatto volare via i piccoli straccetti come me. La mia azienda di impianti elettrici, l’attività di consulente alle imprese, la mia casa in affitto, i risparmi, gli amici.

Ero un caso come tanti, non sollevavo particolare attenzione: forse perché è così scontato avere una casa che nessuno riesce a mettersi nei panni di chi non ce l’ha. E’ come svegliarsi la mattina e non avere le gambe: impossibile immaginare la vita così».

Riccardo non ha avuto nemmeno tempo di rendersi conto e, in un attimo, è finito a dormire alla stazione di Firenze, dove è rimasto per tre mesi: «Lì i giorni sono tutti uguali e le notti pure: finché… finché accade che incontri qualcuno che si accorge che sei ancora vivo».

Auser abitare solidale contratto patto abitativoE così è stato per Riccardo che, grazie all’incontro con l’Auser, ha visto riaccendersi una piccola luce: «E poi immaginatevi che all’improvviso, vi venga proposto di abitare in “coabitazione solidale” con una persona anziana e sola. Immaginate che una “cosa” chiamata Abitare Solidale si faccia viva. Non è una “cosa”, ma ha la voce di persone cortesi che improvvisamente ti ascoltano e si danno da fare per aiutarti.

E poi ti fanno la proposta incredibile di un alloggio presso persone anziane e sole. Gratuitamente. E infine, immaginatevi che tutto improvvisamente sta filando liscio, malgrado la vostra incredulità e felicità, perché a volte essere felici può fare paura».

Sì, perché questo è Abitare Solidale, come ci ha spiegato Gabriele Danesi, che lo coordina per l’Auser: «Si tratta di un progetto che fa incontrare le necessità di persone sconosciute, di qualunque sesso, in qualunque situazione cattiva della vita.

Due problemi sociali, una soluzione sola: un patto abitativo vero e proprio che permette a persone in difficoltà di trovare alloggio temporaneo presso anziani soli, con abitazioni troppo grandi, o famiglie che hanno bisogno di un piccolo sostegno per risolvere i semplici problemi di ogni giorno».

Sì, perché la casa è un bene così prezioso che in effetti può diventare un problema per chi non può acquistarne o affittarne una, ma anche per chi, pur avendola, non riesce a gestirla al meglio o a sostenere i costi di manutenzione: «In sostituzione di un normale contratto d’affitto – continua Danesi – proponiamo un patto abitativo basato un reciproco scambio di servizi: e così, da problema, la casa diventa opportunità, per ricostruire se stessi e una comunità più solidale e coesa».

Auser abitare solidale firma patto abitativoLa storia insegna

Auser Territoriale Firenze, associazione Artemisia, Comune di Firenze e vari enti pubblici al lavoro per risolvere un problema che, oggi, è all’odine del giorno.

Diversa ma simile è l’esperienza di Annamaria che ha incontrato “Abitare Solidale” grazie a Artemisia che l’ha accolta per due anni in un domicilio protetto, dove si è risollevata da un’esperienza affettiva negativa: «Mi sono ritrovata bambina nuda in mezzo alla strada perché, per quanto preparati e forti, siamo esseri molto delicati, ancora più se ci sentiamo soli.

Nella persona che mi ha ospitato ho trovato non solo un tetto, ma anche una forma di contatto umano profondo che mi ha riportato la fiducia nel prossimo. E da lì ho ritrovato un lavoro part time, tutte le mie attività di operatrice culturale e la vita è ripresa».

Esperienze che segnano, esperienze che insegnano, come racconta Annamaria: «Non è vero che la storia non insegna, anche una cattiva storia è un’esperienza da cui imparare: a me ha insegnato a tirare fuori la volontà, a essere grata, a impiegare bene l’aiuto degli altri e a ricambiare la forza e l’umanità che si ricevono quando se ne ha più bisogno e che vanno poi restituiti a chi ne ha più bisogno di noi. Si, a volte si può camminare anche senza gambe, se gli altri intorno ti sorreggono».

Ascoltarsi per capire come aiutarsi: e per chi sarà all’ascolto, la Compagnia del Cuore racconterà storie di ogni età e di ogni dove, ma anche storie di casa nostra perché la solidarietà inizia dietro l’angolo, nello sguardo che non ignora e nel gesto di ogni giorno. Di ora. “Immaginate che…” domani tocchi a voi: e allora immaginerete anche cosa significa umanità.

Foto di: Torrini Fotogiornalismo


Notizie correlate

Casa insieme

Forme di coabitazione promosse dall'Auser con i comuni di Bagno a Ripoli e Scandicci


Grazie di Cuore

10 candeline per la campagna Il Cuore si scioglie: esperienze, valori, incontri fra realtà diverse, all'insegna della solidarietà