Famose per i fondali e la natura, le isole toscane sono da scoprire anche per itinerari inconsueti

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Arrampicandosi sulle colline della terraferma, in una limpida giornata invernale e lanciando lo sguardo al di là del promontorio dell'Argentario, della Maremma e del litorale livornese, vedremo stagliarsi all'orizzonte le silhouette incantevoli delle "sette sorelle" che portano il nome di Elba, Gorgona, Capraia, Giglio, Giannutri, Pianosa e Montecristo. Chi oggi si incammina fuori dai sentieri più battuti delle isole dell'Arcipelago potrà compiere un itinerario fatto di paesaggi mozzafiato, pievi, grotte, di strapiombi a mare e spiaggette riservate.

Montecristo, già riserva naturale dal 1971, è stata proclamata anche riserva naturale biogenetica dal Consiglio d'Europa, il che significa che non vi si può sbarcare e per visitarla occorre chiedere un permesso alla forestale di Follonica (tel. 056640019) che concede la visita per un massimo di mille persone l'anno. Enormi rocce di granito circondano l'isola, e appena sbarcati bisogna cominciare l'arrampicata, per via della sua forma conica che obbliga a procedere verso l'alto.
Molte le specie rare, sia vegetali che animali, presenti sull'isola: come la capra Aegagrus hircus, l'unico esempio in Italia di capra selvatica. È uno splendido animale molto simile allo stambecco, che si aggira indisturbato sugli alti speroni di granito a mare. Procedendo lungo sentieri in salita si giunge alfine alla grotta di San Mamiliano e al convento benedettino, voluto da papa Gregorio I all'inizio del VII secolo.

L'isola di Pianosa non è più sede del carcere di massima sicurezza ed oggi è tornata accessibile ai visitatori, con traghetti che partono da Rio Marina (Isola d'Elba) con la compagnia navale Toremar, ogni martedì alle 9.05 con ritorno da Pianosa alle 14.10. Un'isola suggestiva Planasia, così chiamata dagli antichi Romani perché praticamente piatta, la sua altezza massima non supera i trenta metri. Da visitare il porticciolo in stile "veneziano", la villa di Agrippa a cala San Giovanni, la cala del Marchese e il suo castello. Si può visitare a piedi o in mountain bike.

Niente auto né alberghi, divieto assoluto di caccia, un traghetto che si ferma a Giannutri per poche ore in estate per una rapida visita. L'isola si è salvata dallo scempio edilizio e l'assenza del turismo selvaggio ha permesso anche la conservazione della flora e della fauna. Su tutto dominano i gabbiani, che nel mese di marzo si riuniscono a migliaia sugli speroni rocciosi del faro di Capel Rosso per la nidificazione. Le vestigia delle costruzioni romane sono raggruppate sopra l'antico porticciolo di Cala Maestra e nel punto più alto si ergono i ruderi del peristilio della superba villa dei Domizi Enobarbi (I secolo dopo Cristo), con colonne in granito del Giglio sormontate da capitelli corinzi. Chiamata Artemisia dai Greci e Dianum dai Romani, l'isola a forma di mezza luna fu a lungo abitata dai monaci cistercensi, ed oggi sono solo una dozzina i residenti stabili nella stagione invernale.

L'isola del Giglio è un'originale sintesi di architetture medievali e di una natura stupenda. Il primo impatto visivo, all'arrivo del traghetto che parte da Porto Santo Stefano, è il tranquillo centro abitato di Giglio Porto, che ci accoglie con le sue case color pastello e gli stretti vicoli che emanano odori di salmastro. Ma è al borgo di Giglio Castello, qualche chilometro più in su, che si scopre la vera anima dell'isola, dove il tempo pare essersi fermato, arroccato lassù fra torri cilindriche e rettangolari, stradine anguste, case intagliate nella roccia e scalinate imbiancate a calce che conducono a piazzette sorprendenti. All'ombra di viuzze medievali scopriremo antichi sporti colorati, cantinette private dietro alle quali filtra il profumo dell'Ansonica, il famoso vino locale color ambra, che si spande riempiendo i nostri sensi di emozioni antiche. Giù per le mulattiere ci si incammina verso la marina e dall'alto scorgiamo l'ampio golfo di Campese, dominato dalla torre pisana e dagli alti faraglioni.

L'isola di Capraia vanta una natura selvaggia e incontaminata, profumi mediterranei, coste aspre e scoscese sulla parte meridionale. Dopo l'Elba e il Giglio è la terza isola dell'Arcipelago toscano per dimensioni e la più settentrionale dopo Gorgona. Il porticciolo è il cuore del paese, dove si riuniscono le poche decine di abitanti che si contano tra pescatori e commercianti. Le case sono tutte basse e affiancate l'una all'altra, dall'alto di una rupe si erge il Forte San Giorgio, collegato al paesino da un'unica strada lunga appena 800 metri. La costa meridionale è alta e scoscesa, un sentiero affascinante la percorre quasi interamente fino alla Torre dello Zenobito, dove si gode dello spettacolo multicolore di Cala Rossa, una scogliera di rocce basaltiche a strapiombo.

Gorgona è la più piccola delle "sorelle", una scheggia in mezzo al mare davanti alle storiche Secche della Meloria, a 18 miglia dalla costa toscana. Da anni si parla di eliminare il carcere o di trasformarlo in una specie di villaggio unico in Europa, dove i carcerati possano essere impiegati nella gestione di un impianto turistico. Intanto qualcosa di simile è già stato fatto: i detenuti hanno realizzato l'installazione di pannelli solari per la produzione dell'acqua calda e la messa a dimora di 2000 piante d'olivo. Per raggiungere Gorgona si può fare affidamento sulle gite organizzate dal comune di Livorno (tel. 0586820111). Nella storia dell'isola è stata importante la presenza religiosa dei Certosini che si installarono nella Torre Vecchia (la fortezza fatta costruire dalla Repubblica Marinara di Pisa), e cominciarono a lavorare la terra rendendola fertile e rigogliosa.

L'isola d'Elba è come un libro di storia, che va dal mito degli Argonauti in cerca dello smarrito vello d'oro all'esilio di Napoleone. Greci, Etruschi e Romani si insediarono nei secoli costruendo colonie, mura, necropoli e chiese. Gli spagnoli fondarono fortezze a difesa del capoluogo e i Medici fortificarono le alte mura che ancora oggi ci colpiscono entrando nella darsena di Portoferraio con i traghetti provenienti da Piombino. Quest'isola è una terra piena di sorprese: non bisogna assolutamente privarsi di una visita a Portoferraio, dove si possono visitare la villa dei Mulini e di San Martino, che appartennero entrambe a Napoleone durante l'esilio, le mura cinquecentesche costruite dai Medici intorno alla darsena, il Forte Stella, la Porta a Mare e le altre innumerevoli opere del capoluogo. Da visitare i borghi montani dell'entroterra come Poggio, Marciana Castello, Rio nell'Elba, San Piero e Sant'Ilario dai tortuosi vicoli fioriti, le fontane, le piazzette ed i vecchi lavatoi pubblici, i borghi marini di Rio Marina, Chiessi e Pomonte. Da vedere, ancora, la magnifica chiesa della Madonna del Monserrato, le miniere di Punta dei Ripalti, il laghetto di Terra Nera presso Porto Azzurro, la fortezza del Volterraio, le chiese pisano-romaniche sparse nelle campagne e sulle alture, la villa romana, il museo della Linguella a Portoferraio e gli eremi degli anacoreti, posti in luoghi incredibili e quasi inaccessibili.

STORIA
Eremiti e santi
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Quarto secolo dopo Cristo. È l'epoca delle devastazioni dei barbari, con il tramonto della potenza dei Romani. Vescovi, anacoreti e santi cominciarono ad approdare nell'arcipelago rifuggendo dalle persecuzioni del tempo, in cerca di pace. Fu così che un giorno Agostino, viaggiando per mare alla volta della natia Africa, si fermò sull'isola di Capraia ed incontrò una comunità di monaci anacoreti che vivevano nel completo rifiuto del mondo secolare. Nel 455 approda a Montegiove un asceta di nome Mamiliano, che scopre una grotta sulla sommità della montagna dell'isola e ne fa la sua casa. Quando un drago lo assale, lui lo affronta e lo uccide: da quel momento l'isola non si chiamerà più Montegiove ma Montecristo. Per mille anni a venire il carisma spirituale del santo si perpetuerà in tutte le isole circostanti, e nasceranno così molti eremi e conventi ancora oggi in piedi e visitabili da tutti.

Ma anche l'isola d'Elba ebbe un suo famoso eremita, nel 560 dopo Cristo: un vescovo in fuga dalla furia dei Longobardi, San Cerbone. Con i suoi discepoli si arroccò sulle vette del Monte Capanne, fondò il suo eremo ed il seme del monachesimo penetrò tra le pietre dell'isola.


VIAGGI DA SOCI

Mini e maxi crociere nell'Arcipelago Toscano

Le sette sorelle 1


Partenze il 15, 22, 29 luglio e 5 agosto

Partenze in pullman, a seconda della data, da Prato, Firenze, Scandicci, Valdarno, Arezzo, Siena, Pistoia, Lucca, Pisa, Empoli.

Arrivo a Porto Santo Stefano ed imbarco su motonave alle ore 9 per la maxi e alle 9.45 per la minicrociera. Intera giornata in navigazione, pranzo a bordo con un menù a base di pesce. Rientro a Porto Santo Stefano per le 19 circa. Sistemazione in pullman e rientro alle sedi di partenza.

Minicrociera: Isola di Giannutri, escursione ai resti della Villa Romana e tempo per un bagno. Pomeriggio giro dell'isola e proseguimento in nave per l'Isola del Giglio con sosta.

Maxicrociera: partenza per l'Isola d'Elba, costeggiando il Parco dell'Uccellina e gli scogli delle Formiche di Grosseto. Sbarco a Porto Azzurro e tempo a disposizione per un bagno o una passeggiata. Pomeriggio, partenza con rotta verso l'isola di Montecristo con il suo periplo, si prosegue per l'Isola del Giglio per fare una sosta a terra con tempo a disposizione per un bagno.

Quota individuale di partecipazione: maxi € 84,00, mini € 74,00, bambini fino ai 12 anni: maxi € 64,00, mini € 54,00. La quota comprende: trasferimento in pullman a/r, pranzo, accompagnatore, assicurazione di legge. La quota esclude: le mance, gli extra di carattere personale, gli ingressi, tutto quanto non indicato alla voce la quota comprende. La quota non prevede l'emissione di punti Coop. Minimo 45 partecipanti

Info: Argonauta Viaggi, tel. 0552342777