Al varo il museo agli Arsenali medicei: uno dei più grandi al mondo

Scritto da Francesco Giannoni |    Maggio 2017    |    Pag. 6

Fiorentino da una vita, anche se con sangue maremmano e lombardo, laureato in lettere, è sposato con due figli. Si occupa di editoria dal 1991, prima come dipendente di una nota casa editrice della sua città, ora come fotografo e articolista free-lance. Collabora a riviste quali Informatore, Toscana Oggi, Calabria7, e a importanti case editrici.

MUSEO DELLE NAVI ANTICHE

Foto F. Giannoni

Archeologia

Una flotta e uno spaccato di vita: trenta navi romane e il loro carico di merci e oggetti personali. Sono esposte nei padiglioni del Museo delle navi antiche, agli Arsenali medicei a Pisa, luogo ideale per un museo del genere, fra i più importanti al mondo. Sono scafi da guerra e da commercio, da mare e da fiume; undici sono integri. Risalgono a un periodo fra il III secolo a.C. e il VII d.C.

Oltre alle imbarcazioni, testimonianze commoventi: il bagaglio del marinaio, una cassetta di legno con monete e medicamenti, oggetti votivi, piccole statuine delle divinità, scarabei e amuleti (portafortuna per le tempeste). E poi vita di bordo: fornelli, vasellame, piatti, attrezzi, lucerne, calzature in legno, frammenti di indumenti in cuoio, resti vegetali (come semi), utili per capire i commerci e l’alimentazione in mare.

Immaginiamo il territorio in epoca romana, appena alle spalle di una foce complessa, ramificata e in continuo movimento, anche per la presenza dell’Auser, l’antico Serchio, poco a monte dell’Arno. Non esisteva un porto vero e proprio, quindi, ma una zona portuale, con alla fonda piroghe, navi da mare e da fiume, prova del carattere “ibrido” dell’area.

Spiega Andrea Camilli, funzionario della Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio per le province di Pisa e Livorno, che «il percorso dell’Auser fu inciso da canali che, invece dei giovamenti previsti (il drenaggio dell’acqua), causavano periodici disastri»: l’acqua delle piene fluviali non era assorbita dal mare, ma tornava indietro con forza, affondando le navi in rada.

Per ora le sale aperte al pubblico sono la IV e la V. A lavori ultimati saranno otto e il museo si estenderà per 4800 metri quadrati; il lungo corridoio sarà la spina dorsale del percorso narrativo: la Pisa di allora, gli eventi che causarono l’affondamento delle navi, le imbarcazioni restaurate e tanto altro.


Da mare e da fiume

Nella sala V saranno esposte tutte le navi restaurate. Per ora ecco la nave A (lunga 18 metri, la prima rinvenuta) e la nave F, veloce imbarcazione fluviale, a forma di piroga, dalla prua monossile (scolpita in un unico blocco); lo scafo è deformato per il pilotaggio da un solo lato, come le gondole.

La nave I è un traghetto a fondo piatto in quercia, rivestito all’esterno da fasce chiodate in ferro per proteggere lo scafo dai fondali bassi; era manovrata a riva da un argano. La nave D, lunga 13 metri e larga oltre 4, era una nave fluviale: trainata da riva da una coppia di cavalli, trasportava sabbia.

L’Alkedo, infine, la nave C, ricostruita a grandezza naturale. Consistenti tracce di colore superstite hanno permesso di riprodurne la tinta originale, in bianco con rifiniture in rosso. A prua, nero, il simbolo dell’occhio, protezione dalle avversità.


In cantiere

La sala IV, dedicata alla tecnica di costruzione delle navi, racconta anche come per la prima volta un restauro di navi sia avvenuto in corso di scavo. Tutto iniziò nel 1998: durante alcuni lavori vicino alla stazione ferroviaria di San Rossore, emersero i resti di una nave.

Si formò il cantiere, teatro dell’impegno degli studiosi e dei tecnici della cooperativa Archeologia che, diretti da Andrea Camilli, hanno ricomposto con un lavoro certosino il mosaico di una storia, fatta di navigazioni e naufragi, commerci e vita di bordo.

I reperti (oggetti in ceramica, legno, corda, cuoio, resti vegetali e animali) sono stati rinvenuti negli scafi o nelle porzioni dei relitti, nei carichi delle imbarcazioni o nei fondali.

Al momento della scoperta, lo stato di conservazione dei reperti lignei era eccezionale. Il legno, sott’acqua, si era mantenuto integro: la mancanza di ossigeno aveva impedito a funghi e batteri di intaccare cellulosa e lignina.

Come ci spiega Camilli, «è stato applicato un nuovo protocollo per il restauro del “legno archeologico”. Questo è composto in gran parte di acqua che doveva essere sostituita da qualcosa di più solido perché l’asciugatura non lo deformasse: così è stato immerso in un bagno di un polimero che, depositatosi sulla parete delle cellule lignee, le ha rinforzate. Poi, ogni singolo reperto è stato avvolto in cellulosa e infornato a 50-60°C perché si indurisse. Scartato e fatto asciugare molto lentamente per limitare la deformazione, le crepe sono state stuccate e ricoperte di cera naturale».

Detto questo, tutti a Pisa per una visita davvero emozionante.

Info: www.navidipisa.it


Museo delle Navi Antiche

Arsenali Medicei, lungarno Ranieri Simonelli, Pisa.

Prezzo della visita guidata per singoli e per gruppi:

intero 12 euro; soci Coop e residenti Comune di Pisa 10 euro, 6/14 anni 5 euro, under 6 gratuito.

Durata della visita 60 minuti.

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