Incontro con il professore al Puccini

Scritto da Bruno Santini |    Maggio 2011    |    Pag.

Attore e giornalista. Attore teatrale (con esperienze al fianco di S. Randone, E. M. Salerno, A. Asti...), cinematografico (in film di Pieraccioni, Monicelli, Panariello, Vanzina...) e televisivo (in fiction come 'La squadra', 'Carabinieri 2", "Vivere", "Questa casa non è un albergo"...). Giornalista dal 1990, è anche speaker ed autore radiofonico. E' il conduttore del programma televisivo "InformaCoop".

Sergio Staino e Roberto Vecchioni (foto di Bruno Santini)


"Ma dammi indietro la mia 600, i miei vent'anni e una ragazza che tu sai..."
, cantava Roberto Vecchioni nel brano Luci a San Siro del 1971... Adesso a distanza di quarant'anni esatti, non solo non fa più richieste di quel tipo, ma si gode appieno la sua età e si toglie anche il lusso di vincere il recente Festival di Sanremo.
«Un successo che non lede la mia dignità professionale», ci tiene subito a precisare il cantautore che, nel capoluogo toscano, sul palco del Teatro Puccini è stato protagonista a fine marzo di un incontro inserito nell'ambito dell'iniziativa: "Nonni - figli - nipotini", organizzata da Sergio Staino con il coinvolgimento di Unicoop Firenze.
«La mia partecipazione a Sanremo la considero l'ultima tappa di un percorso artistico che volutamente voleva portare a proporre una mia canzone ad una platea nazional/popolare e renderla immediatamente fruibile ad un pubblico molto più vasto di quello che solitamente segue i miei concerti o compra i miei dischi. Certo - aggiunge - tutto questo è stato possibile solo perché Chiamami ancora amore (scritta mentre si trovava in un albergo di Roma) mi era parsa, da subito, una canzone ‘da Sanremo'. Questo me lo ha confermato Claudio Guidetti, il mio arrangiatore, quando gliel'ho fatta ascoltare al telefono e la stessa cosa è accaduta quando l'ho sottoposta al giudizio della mia famiglia. A dire la verità mio figlio Edoardo non era entusiasta ma lui, diciottenne, è il classico bastian contrario. Basti dire che, pur essendo milanese ed avendo un padre interista, tifa Roma».

La canzone, che possiamo definire ‘politica', fotografa in modo encomiabile la situazione che stiamo vivendo; qual è la strofa più riuscita, più emblematica?
«Certamente quella relativa alle idee: "perché le idee sono come farfalle/che non puoi togliergli le ali/perché le idee sono come le stelle/che non le spengono i temporali/perché le idee sono voci di madre/che credevamo di avere perso/e sono come il sorriso di Dio/in questo sputo di universo"».

A proposito d'idee, le piacciono quelle che girano di questi tempi?
«Quali? C'è solo una confusione pazzesca. Anche nella politica: i valori della destra s'intersecano con quelli della sinistra, generando solo del qualunquismo. Ognuno pensa solo al proprio orticello!».

Seppur ricca di ottimi successi come il già ricordato Luci a San Siro, Samarcanda (1977), Signor giudice (ispirato, nel 1979, ad una vicenda di mala giustizia vissuta sulla propria pelle), l'assegnazione del Premio Tenco nel 1983 e la vittoria al Festivalbar del 1992 con Voglio una donna, la carriera artistica di Vecchioni è sempre andata di pari passo con l'impegno professionale come docente nei licei classici. Cosa l'ha spinta a non lasciare l'insegnamento?
«Non l'ho fatto certo per lo stipendio - precisa immediatamente -; probabilmente perché il contatto con i giovani mi ha fatto sempre sentire vivo, tanto è vero che raggiunta la pensione, una decina di anni fa, ho proseguito ottenendo una cattedra universitaria. Quegli stessi giovani ai quali dedico una significativa strofa della canzone sanremese: "E per tutti i ragazzi e le ragazze/che difendono un libro, un libro vero/così belli a gridare nelle piazze/perché stanno uccidendo il pensiero"».

La ‘rottamazione' nella musica leggera italiana sembra un'eresia visto il successo di artisti come Guccini, De Gregori, Battiato, Morandi, Zero... Vecchioni. Nella vita di tutti i giorni che ruolo hanno i cosiddetti ‘vecchietti'?
«Hanno l'esperienza che se ben indottrinata è una risorsa importantissima. Certo, si guardano intorno e provano disgusto, fastidio... Ma sono ancora molto utili ai giovani, perché hanno anche i germi della speranza. Il dialogo tra generazioni non è mai stato cosa facile. È indispensabile umiltà, riconoscenza, disponibilità: tutte cose che vanno insegnate. Per questo credo che per arrivare al dialogo, il primo passo debba essere compiuto dai meno giovani che hanno già avuto modo di sperimentarle.

Insomma il sessantasettenne professor Vecchioni rivitalizzato dalla vittoria sanremese ‘tagga' e scarica ‘up' da perfetto testimonial dei nostri giorni?
«No, lo ammetto ho difficoltà a stare al passo con i tempi - confessa senza ipocrisie Vecchioni -, però bisogna definire qual è questo ‘passo' perché se è quello che misura la realtà, io allora preferisco stare ai margini».