Allo scrittore inglese l'Italia piacque poco, ma rimase affascinato dai blocchi di marmo provenienti dalle cave di Carrara

Scritto da Silvia Silvestri |    Luglio 2006    |    Pag.

Pittrice Ha da sempre associato la sua professione alla ricerca della storia toscana. Attenta ricercatrice della tradizione, a cui si ispira principalmente nelle sue opere pittoriche, essa scrive diffusamente di quegli elementi di curiosità storica di cui è ricchissimo quello che è definito "il giardino d'Italia", la Toscana.

Le cave del cuore
Dickens compie un viaggio di un anno
con la moglie in Italia, dall'estate del 1844 a quella del 1845. Non si tratta del solito Grand Tour della nobiltà europea, o delle fughe, per amore o per debiti, di romantici poeti inglesi; lo sguardo di Dickens si posa più attento e ironico, e a tratti sarcastico, sulla realtà delle città e dei paesi che visita, dei loro cittadini, del folclore e delle loro miserie. Ferma le immagini e le sensazioni ancora vive sulla carta, nel diario scritto durante il lungo viaggio, come era uso all'epoca per ogni viaggiatore di rispetto, e che verrà pubblicato, dopo un'iniziale indecisione di Dickens, con il titolo, appunto, di "Immagini dall'Italia".

Arrivano in Toscana a Carrara, «stretta da alte colline, pittoresca e vigorosa», dove li aspetta un loro amico in compagnia di un grosso mercante di marmo inglese, Mr. Walton, che nel 1857 vi costruirà la prima ferrovia. La città aveva preparato per loro un eccezionale benvenuto; il piccolo teatro di Carrara era stato tutto illuminato in onore dello scrittore; il coro, esclusivamente composto dai lavoratori delle cave di marmo, si esibì in un'opera comica e in un atto della "Norma". Dickens apprezzò molto lo spettacolo ma fu sorpreso perché si era convinto che gli italiani, con qualche eccezione tra i napoletani, fossero naturalmente stonati. Il mattino dopo il loro arrivo, di buon'ora, presero dei pony per salire alle cave. Videro i blocchi di marmo spostarsi lungo il canale d'acqua che scorreva giù in basso su un letto di rocce; questa era la strada che percorrevano i carri trainati dai buoi con disumana fatica e pericolo per l'uomo e per le bestie. «Ma questa era la strada che usavano i cavatori 500 anni fa, e se era buona allora sarà buona ancora! Così ragionano qui, nel loro connaturato rifiuto del progresso», pensava Dickens, quando costruire una ferrovia sarebbe stata una cosa delle più semplici. Lo stesso pomeriggio, trovandosi nello studio di uno scultore a Carrara, osservava la grazia, le forme squisite e delicate delle statue, copie dei capolavori di tutti i tempi; era forse possibile che queste venissero da tutti quei tormenti, quel sudore e quelle torture? Ma subito gli vennero in mente tutte le virtù che nascono da terre misere e tutte le buone cose che hanno origine nella tristezza e nella miseria. Guardò in alto verso le montagne, verso il marmo nascosto che aspetta di essere scoperto; quante cave di cuori e animi umani, che sarebbero capaci di grandi cose, allo stesso modo sono lasciati infruttuosi!

Dopo un po' di tempo Dickens e sua moglie decisero di lasciare Carrara, e si diressero verso sud; «la prima veduta della fertile piana dove si trova la città di Pisa, con Livorno, un punto color porpora in lontananza, è incantevole». Rimasero entusiasti della visita alla Piazza dei Miracoli e ai suoi monumenti, anche se, come spesso accade con le cose conosciute nei libri di scuola, la Torre pendente gli sembrò troppo piccola. Al di là delle bellezze artistiche, però, Pisa gli apparve come una città morta, semideserta e brulicante di accattoni. Di ben diversa natura era invece Livorno, florida città di affari, dove l'indolenza è scacciata via dal commercio, le leggi riguardanti gli scambi sono molto liberali e la città ne risente in benefici.

Da Pisa presero un vetturino e in due giorni furono a Siena. La città stava festeggiando in quei giorni il carnevale, ma la scena dei cittadini che camminavano tristemente su e giù per la via principale con maschere molto ordinarie non li entusiasmò affatto. Tutt'altra cosa il giorno dopo, quando andarono a visitare la Cattedrale, di cui Dickens ammirò le decorazioni interne ma ancora di più l'esterno e la magnifica piazza del Campo. Il Palazzo Pubblico gli ricordava un po' lo stile dei palazzi che aveva visto a Venezia, e trovò particolarmente inusuale l'enorme campana esterna in cima alla torre del Mangia, con i suoi 102 metri di altezza più alta della torre di Palazzo Vecchio a Firenze, che un tempo serviva a scandire le ore e a chiamare la popolazione a raccolta. Il viaggio attraverso la Toscana di Charles Dickens si concluse con una rapida tappa a Radicofani, da cui proseguì alla volta di Roma.



BIOGRAFIA
Un'infanzia difficile Lo scrittore inglese più conosciuto dell'epoca vittoriana, Charles Dickens, era nato nel 1812 a Portsmouth da una famiglia borghese. Il padre, impiegato statale, fu imprigionato per debiti, e il giovanissimo Charles mandato a lavorare come inserviente in una fabbrica.

Nonostante non avesse potuto seguire regolari studi scolastici, all'età di 21 anni iniziò la sua carriera come giornalista, collaborò con il Monthly Magazine e l'Evening Chronicle, rivelando da subito le sue capacità di narratore dal tono umoristico ma attento e sensibile ai temi dell'ingiustizia, della povertà e dell'emarginazione sociale.

In tutti i suoi lavori - David Copperfield, Great Expectations, Hard Times e Oliver Twist, solo per citare alcune delle sue opere più famose - Dickens mostra gli orrori dello sfruttamento del lavoro minorile, del degrado delle condizioni di lavoro e di vita che portano gli uomini alla disperazione e spesso al crimine.

Fonti: Charles Dickens, Pictures from Italy, Chapman & Hall